Una breve vacanza -Quindicesima parte

di cristinadellamore

La piscina in realtà è piccola, ad occhio neanche venti metri di lunghezza e la metà in larghezza, e l’acqua all’inizio mi sembra gelida. Poi pian piano mi scaldo e prendo un discreto ritmo al fianco di lei, che procede senza mostrare fatica in un elegante crawl. Provo ad imitarla, ma mi rendo conto che dietro quella fluidità di gesti ed eleganza di movimenti ci sono stagioni su stagioni di piscina, impegno e fatica, ed istruttori di ottimo livello. Quando finalmente ci fermiamo, mi accorgo che è passata quasi un’ora ed io sono piacevolmente senza fiato. Piacevolmente, perché lei mi fa appoggiare al bordo e mi abbraccia, mi stringe, mi cerca con un abbraccio, dischiude le mie labbra con la lingua e mi bacia, sotto il pelo dell’acqua, con una carezza che le è consueta sfrega la coscia tra le mie risvegliando ancora di più tutti i miei sensi.

E quando mi penetra con tre dita mi strappa un piccolo grido di sorpresa e di piacere, che soffoca di nuovo con un bacio. Mi guarda negli occhi che brillano di gioia e lampeggiano di desiderio, ascolta il mio respiro che si spezza e prima unisce di nuovo le sue labbra alle mie, poi si lascia affondare tirandomi sotto con lei per respirare nella mia bocca, con l’acqua che ci nasconde e protegge.

“Ho sempre voglia di te, amore”, mi dice quando finalmente riemergiamo di nuovo, unite ed abbracciate, “una volta o l’altra mi dovrai spiegare che magia hai fatto per rendere la mia vita così piena”. Bella domanda. Mi sono limitata ad amarla, onorarla ed obbedirle (questo non sempre per la verità, ma ci sto lavorando seriamente, davvero), ricambiando senza compromessi e limiti l’amore che lei ha per me. Può bastare come spiegazione? Non lo so, anche perché mi impappino, le sue dita dentro di me sono ferro ricoperto di seta e non mi danno tregua, e alla fine lei sorride, mi tappa la bocca con un altro bacio e mi fa cenno di mettermi a sedere sul bordo della vasca, le gambe penzoloni nell’acqua.

“Tienile ben aperte, amore, e rilassati”. Ma certo, anche perché lei prima si immerge quanto basta per succhiarmi le dita dei piedi, poi esce dall’acqua quanto basta per trovarsi con la bocca al posto giusto. Mentre era sott’acqua ha fatto qualcosa, e adesso mi mostra orgogliosa il seno nudo ed impennato ed i capezzoli dritti prima di cominciare a baciarmi. Provo a prenderla per la corta zazzera bagnata ma lei mi sfugge, arretra e mi intima con un sorriso di restare ferma. Sì, Padrona, ci proverò.

“Anche così hai un ottimo sapore, non immagini neanche quanto mi piace, amore”, mi dice lei tra un bacio e l’altro, e mi fa tremare perché si sta dedicando alle grandi labbra, le percorre con la punta della lingua prima di raggiungere il clitoride e di prenderlo tra i denti. Lei sa perfettamente quanto e come stringere, come darmi quella piccola fitta di dolore che accende il mio piacere. Non posso toccarla ma non mi ha detto di non toccare me stessa, e con due dita prendo a stuzzicare un capezzolo fino a sentirlo gonfio e quasi dolente, e quando lei morde ancora più a fondo lì dove mi piace di più lo strizzo e finalmente vengo, con il doppio dolore che raddoppia il piacere.