Solo per amore

La vita, l'universo e tutto quanto

Mese: settembre, 2020

Pomeriggio culturale

by cristinadellamore

Alla fiera della piccola e media editoria era ospite fisso il Maestro Camilleri: penso che senza di lui non sarà più la stessa cosa, come non è più la stessa cosa essere senza la nostra amica Cristina e la sua lei – Stella.

Mario Siniscalchi

Solo per amore

Si tiene a due passi da casa, e allora ci siamo andate approfittando di un lunedì di festa. Sto parlando ovviamente della fiera della piccola e media editoria che ogni anno invade il Palazzo dei Congressi, dieci minuti a piedi, di buon passo perché fa parecchio freddo e per una volta abbiamo rinunciato ai tacchi in favore di scarponcini più pratici, ed alle gonne sostituite dai jeans.

Forse perché sia lei che io scriviamo, sia pure a livello amatoriale, ma un suo amico, per qualche motivo, ci ha fornito due passi come operatori professionali, e siamo anche entrate gratis; case editrici mai sentite, qualcuna più nota, ma l’unico stand davanti al quale c’era la fila era quello dove Zerocalcare firmava, a modo suo, autografi.

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Scenario, parte settima

by cristinadellamore

Anche stasera trovate qui il nuovo capitolo della storia fantasy della nostra amica Cristina, e qui di seguito la settima parte della storia incompiuta in seconda persona. Sembra dedicata a qualcuno – o qualcuna: mi piacerebbe che il destinatario leggesse e si palesasse.

Mario Siniscalchi

 

SCENARIO (7)

Questo però è per te un posto completamente nuovo, non conosci le regole se non quelle di base enunciate dalla Signora quando sei arrivata: altre comandano, tu obbedisci. Potresti davvero aver fatto qualcosa di sbagliato senza neanche saperlo. Non ci tieni a finire sul taccuino della signorina, hai assistito a due fustigazioni quando eri in servizio all’estero e si sono entrambe concluse allo stesso modo, con la morte della vittima; non è un bel ricordo, in questo momento. La signorina ora ti guarda negli occhi e tu abbassi i tuoi; questa donna è armata di tutto punto e tu sei nuda e indifesa, quindi è meglio non provocarla. Così non ti accorgi del movimento che compie e ti trovi presa completamente presa alla sprovvista, quando il manganello ti preme sotto il mento per farti alzare il capo, un gesto che sembra comune per le signorine.

“Guardami in faccia quando ti parlo”. Con uno sforzo riesci a rispondere sì signorina, perché la punta del manganello preme sulla gola e ti toglie il fiato.

“All’imbrunire il lavoro cessa e ci si presenta per l’appello, prigioniera 7271. Tienilo bene a mente”. Rispondi ancora sì signorina, con una voce che non riconosci: non perché è bassa e roca, ma perché esprime non la sana paura che aiuta il soldato a sopravvivere, ma il terrore più abbietto, quello che svuota il cervello, indebolisce i muscoli ed annulla i riflessi; stai improvvisamente pensando ai due giovani accusati di essere terroristi appesi per i polsi, le punte dei piedi che sfioravano appena il terreno arido e frustati, e ricordi che ci hanno messo ore ed ore a morire.

“Dovrò fare in modo che non lo dimentichi. Faccia al muro”. Sai cosa vuol dire, hai già ricevuto quest’ordine, quindi esegui allargando le gambe e incrociando le mani dietro la nuca. Davanti agli occhi adesso hai una parete scabra, scavata nella nuda roccia della montagna: trasuda umidità, c’è odore di muffa.

“Ragazzina, un passo indietro, alzati sulle punte dei piedi ed appoggiati alla parete. È questo che intendo quando ordino faccia al muro, è chiaro?”. Ti aspetti una manganellata, magari: inghiotti quel po’ di saliva che ti rimani, balbetti sì signorina ed obbedisci. Sei in equilibrio precario, dopo l’arresto ti fecero restare in questa posizione per ore e si servirono di te per un tempo infinito, non sai neanche quanti furono, dopo il decimo uomo che ti sodomizzò smettesti di contare. Ma qui non ci sono uomini, e pensi che la signorina ti ha fatto assumere questa posizione per picchiarti col manganello, proprio sulle reni, dove fa più male.

La signorina usa il manganello ma ti sorprende. Senti la superficie scabra che quasi gentilmente dilata le grandi labbra e ti riempie tutta, strappandoti un sospiro; riesci a restare ferma, anche quando la signorina comincia a spingere dentro di te. La signorina è così vicina da sentirne il respiro tiepido e regolare sulla nuca; in compenso il tuo diventa sempre più pesante e affannoso, non solo per la posizione faticosa. Il tuo corpo reagisce automaticamente, come non credevi riuscisse più a fare dopo le violenze cui è stato sottoposto da quando ti hanno arrestata, la tua vagina si lubrifica, il tuo seno diventa più sensibile ed i tuoi capezzoli si inturgidiscono, infine il tuo cuore comincia a pompare più in fretta, in sincronia con le spinte della signorina. Freddamente, la signorina continua a spingere sempre più in fretta e si ferma un istante prima di procurarti un incredibile orgasmo; ti sfugge un lamento di frustrazione, non ti sfugge il sorriso nell’ordine della signorina: “Puoi andare, prigioniera 7271, raggiungi la squadra, e di corsa”.

Ricominciamo

by cristinadellamore

La nostra amica Cristina si riferisce alle prime notizie sulla vicenda “Mafia Capitale”, e le collega in qualche modo al degrado della città. Degrado che, ahimè, è continuato nonostante gli sforzi della magistratura.
Siamo proprio sicuri che non si possa seguire il suo consiglio?

Mario Siniscalchi

Solo per amore

Voglio dire, io a Roma ci vivo, e so che non c’è bisogno di essere James Bond o John P. Ryan per rendersi conto che è una città con tanti, tantissimi problemi. E che questi problemi, per prima cosa, non dipendono da sfiga cosmica; voglio dire, non puoi tirare in ballo una cattiva congiunzione astrale se ti rompi una caviglia incespicando in una buca sul marciapiede, o se finisci in terra con la moto perché la strada è allagata dopo due gocce di pioggia, per tacere della spazzatura che viene ritirata una volta sì e tre no.

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Scenario, parte sesta

by cristinadellamore

Qui trovate il nuovo capitolo della lunga storia fantasy della nostra amica Cristina su Wattpad, e qui di seguito l’affascinante racconto incompiuto; di questo ce n’è ancora e mi sembra più bello ad ogni riga che leggo.

Mario Siniscalchi

 

SCENARIO (6)

“Oggi è di turno una abbastanza gentile. Se è di cattivo umore si limita a dirti di no, se è in vena in cambio ti chiede di leccarla. Però è meglio di no, ci mette sempre un’eternità a venire e non abbiamo tanto tempo da perdere”. Inghiotti a vuoto, e ricordi quello che hai imparato da un veterano del Medio Oriente: lo hai memorizzato sperando di non doverlo mai mettere in pratica. E invece questo è proprio il momento. Con tua sorpresa Zero Diciotto non si meraviglia, anzi, con un sorriso di ammirazione ti dice che conosci davvero tutti i trucchi, e si limita a chiederti qualcosa in cambio.

“Metà del tuo pane: è una settimana che siamo a razione ridotta per punizione, ed ho fame”. Anche tu hai fame ma hai soprattutto sete: accetti pensando che forse te ne pentirai ma devi sopravvivere, qui ed ora. La donna allarga le gambe sorridendo complice, ti inginocchi ed incolli la bocca alla sua vagina impeccabilmente depilata, chiudi gli occhi e dai un gran respiro.

“Era buona, Due Settantuno?”, ti chiede la donna aiutandoti a rimetterti in piedi. Tu fai cenno di sì: calda, un po’ salata, sembrava non finire mai e ne avresti voluto ancora.

“Questa è davvero una cosa che devo ricordare. E adesso andiamo, siamo al di sotto della quota e dobbiamo recuperare”. Zero Diciotto sorride di nuovo, con una strana espressione negli occhi e tu fai finta di niente. Ti gira un po’ la testa ed hai le ginocchia ancora un po’ molli, ma ti sembra di stare subito meglio. E sì, ricominci a lavorare, almeno la fatica fisica ti impedisce di pensare ai lunghissimi giorni che dovrai passare qui; inoltre questa donna ti sembra in qualche modo meritevole di fiducia e tu sei ancora in grado di valutare correttamente le persone. Almeno lo speri.

La fine della giornata ti coglie mentre stai trascinando nello stanzone un ammasso di ferraglia che forse era stato, chissà quando, il motore di un grosso scooter; le mani ti fanno male, ti fanno male tutti i muscoli, anche quelli che non sapevi di avere, e l’effetto benefico dell’urina che Zero Diciotto ti ha permesso di bere è da tempo sparito; sei coperta da una patina di sudore e contemporaneamente senti un caldo insopportabile e un gran freddo: non nevica più, si è alzato un vento gelido ed una ragazza della squadra è scivolata su una lastra di ghiaccio, è finita contro un mucchio arrugginito di metallo che chissà cos’era stato, tanto tempo fa, ed ha continuato a lavorare sanguinando da cinque o sei tagli sul petto, all’addome e alle ginocchia. Questo non le ha evitato di finire sul taccuino della Signorina perché ha sporcato dappertutto: che le ferite si chiudano o no, è in lista per la prossima fustigazione, ti ha sussurrato Zero Diciotto.

“Tu, fermati”. La Signorina ce l’ha proprio con te. Molli tutto e ti metti sull’attenti gridando il tuo nome per presentarti; Ovviamente non il tuo nome ma il numero di matricola; per quanto ti costi fatica e dolore mantieni la posizione di attenti come ti hanno insegnato tanti anni fa, e in Accademia un graduato istruttore misurava in millimetri la distanza tra le punte dei piedi, per ogni millimetro sbagliato un’ora di esercizi in più. Alla fine, tu e i tuoi compagni di squadra avevate raggiunto la perfezione. La Signorina ti squadra dalla cima dei capelli rapati alle unghie dei piedi infangati e rossi per il freddo; tu la guardi senza parere. Ha una faccia qualunque, incorniciata da un caschetto di capelli castani, due occhi marroni dall’espressione neutra, il naso un po’ lungo, le labbra piene e ben disegnate, le guance paffute. Non sembra pericolosa, Zero Diciotto la ha definita abbastanza gentile.

Quante volte

by cristinadellamore

Insieme ed innamorate anche in mezzo agli altri, così ce lo racconta la nostra amica Cristina.

Mario Siniscalchi

Solo per amore

Come se non ne avessimo abbastanza di aver a che fare l’uno con l’altro, una volta alla settimana i colleghi protraggono l’orario di lavoro di un altro paio d’ore, trasferendosi in blocco nel bar in fondo alla piazza.

La scusa è l’aperitivo, la vera ragione è esorcizzare il fine settimana incombente raccontando una quantità di balle, tipo un invito per la caccia alla pernice da un nobile scozzese o per una festa in un castello della Loira; anche per questo non amo partecipare. Ogni tanto però accetto, mi seggo con loro e li lascio parlare; in fondo, anche se si tratta di tempo sottratto alla mia vita con lei, è abbastanza divertente assistere alle dinamiche di un gruppo così malamente assortito: i nerd della produzione, gli imbonitori del commerciale, i pignoli dell’amministrazione, la stagista della reception che ancora non ha deciso se questo posto le piace. E poi ci sono io…

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Scenario, parte quinta

by cristinadellamore

Anche stasera ho aggiornato Wattpad e pubblicato il nuovo capitolo della storia fantasy della nostra amica Cristina; qui di seguito, invece, la quinta parte della storia incompiuta.

Mario Siniscalchi

 

Scenario (5)

“Lavorerai con me, oggi. Io sono Zero Diciotto, e tu?”, ti chiede la donna. Adesso che puoi guardarla bene capisci che ha la tua età e che non sfigurerebbe in un reparto delle Forze Speciali, come quello che hai comandato in un’altra vita, non solo per il fisico ma anche per il cervello. Stai per rispondere meccanicamente dicendo il tuo nome, ti interrompi quando hai già la bocca aperta, ricordi gli aghi di ferro roventi che hai provato l’ultima volta che lo hai pronunciato e rispondi a tono dicendo di chiamarti Due Settantuno.

In collegio, in Accademia, poi alla Scuola di Applicazione, dappertutto da quando riesci a ricordare, il principio era quello dell’addestramento per imitazione; le altre della squadra sembrano sapere cosa fare, tu ovviamente no: non hai che da fare quello che fa Zero Diciotto. Senza sforzo apparente la donna solleva un moncone di rotaia che sarà lungo due metri, lo bilancia e lo mette sulle spalle come fosse un giogo, per avviarsi verso un arco scavato nella roccia che non è quello dal quale siete arrivate.

Vuoi imitarla: afferri a tua volta quello che sembra uno scaldabagno industriale, più alto di te, lo cingi con le braccia e lo alzi. In realtà ci provi, con tutte le tue forze, ma non ci riesci, anche se impieghi tutta la tua forza, usi correttamente le gambe e le reni e non ti arrendi finché non ti sembra che i muscoli stiano per staccarsi dalle ossa. Con la testa che ti gira e le gambe improvvisamente molli resti abbracciata a quell’enorme cilindro smaltato e macchiato di ruggine e cerchi di tenere sotto controllo il battito del cuore ed il respiro. E pensi che un salto da quel parapetto potrebbe essere la soluzione migliore, e chi se ne frega delle altre, sono sopravvissute e sopravviveranno anche ad un’altra punizione.

“Ti aiuto io”. Zero Diciotto ti è arrivata alle spalle e tu non te ne sei accorta; in altre circostanze ti vergogneresti ma in questo istante non ci pensi. Pensi solo che ti stanno offrendo aiuto, per la prima volta da quando sono arrivati due ufficiali e ti hanno portata via dalla tua vita precedente e ne sei assurdamente felice. La donna mette in moto la sua muscolatura compatta ed in due riuscite ad alzare il peso. Tu barcolli un po’ anche se è Zero Diciotto che sopporta la maggior parte del carico. Riesce anche a parlare mentre marciate e finalmente cominci a capire cosa ti aspetta: niente di buono, probabilmente peggio di quello che potevi immaginare.

Mentre tu ansimi e ti affanni Zero Diciotto parla come se fosse seduta davanti ad una buona tazza di caffè e ti spiega che qui, su quella specie di terrazza, vengono depositati tutti i materiali suscettibili di riciclaggio. La squadra cui ti hanno destinata li lavora prima che vengano spediti alle aziende. Lavorarli significa raggrupparli secondo la natura, smontarli se, come quello che state portando assieme, sono composti da parti diverse, ridurli a rottami di una certa dimensione, tenere da parte le componenti che possono essere direttamente riutilizzate. Tutto praticamente a mani nude e con una quota da raggiungere, altrimenti si viene punite con la frusta e con il taglio delle razioni.

“Alla Signora piace moltissimo usare la frusta, te ne accorgerai. Ogni sabato veniamo riunite per assistere alle punizioni e se ci sono meno di cinque di noi da frustare la Signora è di pessimo umore per tutta la settimana successiva”. Preferisci non immaginare come possa essere il pessimo umore della Signora.

Intanto siete arrivate in uno stanzone dove altre donne stanno lavorando: gli occhi un po’ appannati dalla fatica vedi che in tre stanno smontando un vecchio televisore a tubo catodico, le mani sanguinanti alle prese con viti e bulloni. In un angolo una Signorina dall’aria annoiata, quasi in posizione di riposo, ti scocca un’occhiata per poi disinteressarsi di te. Giusto, sei una come tante. Posate delicatamente il vostro carico sul pavimento in pietra e Zero Diciotto riparte quasi di corsa. Tu la segui come puoi, la testa che ti gira un po’ ed il fiato corto. Dovresti mangiare e soprattutto bere ma non sembra possibile.

“Dai, Due Settantuno, continuiamo a lavorare”. Risparmi il fiato e fai cenno di sì col capo; vedi la donna che afferra una lastra di metallo arrugginita e dai bordi taglienti e la imiti, anche se sei terrorizzata: hai paura di tagliarti, hai paura di cadere, hai paura di tutto, ma Zero Diciotto ha un entusiasmo contagioso ed un vigore più che sorprendente. Al piccolo trotto vi avviate e nel frattempo ha il tempo spiegarti che distribuiranno zuppa e pane all’imbrunire e che se hai sete provare a chiedere ad una Signorina.

 

di cristinadellamore

La nostra amica Cristina ha pubblicato questo post il 25 novembre, per la Giornata internazionale contra la Violenza sulle Donne; tra l’altro, a leggere i suoi post, non avrebbe mai indossato una scarpa così, lei le preferiva senza la zeppa.

Mario Siniscalchi

Solo per amore

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Scenario, parte quarta

by cristinadellamore

Qui il nuovo capitolo della storia fantasy della nostra amica Cristina: ma se non amate Wattpad non temete, la ripubblicherò anche sul blog dedicato.

Qui di seguito, la quarta parta della storia incompiuta.

Mario Siniscalchi

 

Scenario (4)

“Riposo, recluta. Non sei in caserma ma in prigione e come tutte noi ci resterai a lungo”. Rispondi sì signora e meccanicamente passi sul riposo.

“Non ce la fai proprio a dimenticare quello che eri? Dovrai sforzarti, ragazzina. Questa è la squadra dei lavori pesanti e tu mi sembri magrolina per quello che dovrai fare”. La ragazza sottolinea questa frase di ambiguo benvenuto con una coppia di ceffoni sulle tue guance, sinistra e destra. Tu ricordi i rituali di iniziazione in Accademia, mandi giù saliva e sangue e resti sul riposo: al confronto questo è uno scherzo. Ti limiti a pensare alle marce di cinquanta chilometri con l’equipaggiamento completo che eri in grado di affrontare e riesci a non sorridere.

“Certo che ti insegnano bene la disciplina lì. Mi piace”. Altri due schiaffoni, la ragazza sembra prenderci gusto.

“Sei una settemila, qui siamo tutte diecimila e non voglio seccature da te. Sono stata chiara, ragazzina?”. Rispondi di nuovo sì signora e intanto cerchi di pensare lucidamente; difficile, perché prendi altri due schiaffoni. Diecimila, reati contro il patrimonio, minimo cinque e massimo quindici anni di carcere. Insomma, hanno qualcosa da perdere, prima o poi usciranno di qui.

“Quindi mettiti in fila con loro, vedremo quello che sai fare. E se vuoi dirmi che non hai dormito e mangiato risparmia pure il fiato, il tuo primo turno sarà come quello di tutte le altre. Scattare”. Altri due schiaffoni a sottolineare l’ordine, e tu ovviamente obbedisci; ti trovi accanto ad una donna piccola e robusta che ti arriva appena alla spalla ma dà l’idea della compattezza, con i muscoli ben delineati su tutto il corpo e addominali scolpiti: quel tipo di muscolatura che non ti fai in palestra o sul campo di addestramento ma con i lavori pesanti. Guardandola con la coda dell’occhio ammiri il suo profilo dominato da un nasino elegantemente rivolto all’insù: ti accorgi anche che il collare che porta è perfettamente pulito ma è ossidato. Sudore, ovviamente, e forse i vapori di qualcosa di tossico. Finalmente hai paura: finalmente perché la paura è una tua vecchia amica, ti rende più pronta e più forte e più reattiva, in una parola ti aiuta a sopravvivere. Fai anche in tempo a notare un seno colmo, alto e fermo che ti ricorda quello della tua ultima fidanzata. Chissà che fine ha fatto, magari è stata anche lei travolta dal tuo stesso destino. Cerchi di non pensarci.

Aspetti un ordine che non arriva e quando le altre eseguono una specie di fianco destr le imiti; le imiti quando si avviano al piccolo trotto e ti accorgi subito che la veglia ed il digiuno ti pesano, cominci a sentire la fatica ben prima del tuo solito e ti dici che no, è solo colpa dei mesi passati in gabbia ed in cella e della mancanza di allenamento ma sai benissimo che stai mentendo a te stessa. Cerchi di non pensarci chiedendoti quale sarà il lavoro che ti verrà chiesto e se sarai in grado di svolgerlo almeno per oggi: hai sempre fame e sete e non hai idea di quando potrai rifocillarti. Per non pensarci troppo fissi la robusta ragazza che ti precede ed ammiri il gioco dei muscoli sotto la pelle tesa, la curva delle natiche forti e solide e la confortante larghezza delle spalle: pensi che dovrai fartela amica. Con un angolo del cervello, mentre tieni il passo, controlli la respirazione e recuperi in parte le forze, ti accorgi che state salendo percettibilmente e pensi che forse questa squadra è fortunata, magari riesce a vedere il cielo ed il sole.

Il freddo diventa più intenso, la luce cambia e insomma, per oggi non lo vedi il sole, purtroppo: cielo cupo dal quale cade una via di mezzo tra pioggerellina gelata e nevischio; sei sbucata, in coda alla fila, su uno spiazzo delimitato da un muretto di mattoni a secco e occupato da pile e pile di rottami metallici. Ti sorprendi: non c’è nemmeno una signorina, ma a buona ragione considerato il freddo, e la pioggia, e soprattutto perché oltre il muretto c’è uno strapiombo che valuti di almeno un centinaio di metri, pietra liscia ed in alcuni punti luccicante di lastre di ghiaccio: quella non è una via di fuga. O forse sì: se non ce la fai più basta fare due passi e la forza di gravità risolverà il tuo problema. E mentre guardi giù una mano ti stringe la spalla, dita sottili ma forti: è quella della donna che ti precedeva nella fila. Lei ti costringe a voltarti, a fissarla negli occhi mentre ti sussurra, vicina come se stesse per baciarti, che non ci devi nemmeno pensare. Ti spiega che è già accaduto altre volte e che ogni volta hanno punito il resto della squadra per non averlo impedito; puoi solo immaginare quali possano essere state le punizioni, perdendoti negli occhi verdi che sembrano leggerti nel pensiero. Annuisci come puoi, mentre le dita che ti stringono affondano nella tua carne e ti procurano una sensazione che non provavi da tempo e pensavi di non poter mai più provare.

L’eccezione necessaria

by cristinadellamore

Questo è uno dei rari post politici della nostra amica Cristina, e secondo me è uno dei più belli che abbia mai pubblicato.

Mario Siniscalchi

Solo per amore

Secondo me su questo lay out le foto stanno malissimo, ma voglio fare un’eccezione e ne pubblico una, come pubblico la didascalia di un quotidiano mainstream.

Ne abbiamo ancora di strada da fare, in questo disgraziato Paese.

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EssereDonna&Mamma

forse il segreto è non pensarci più e godermela fino in fondo

Daniele Peluso

Fotografia, scrittura, minimalismo, voli pindarici, nebbie ed utopie.

Viaggio dentro me

Qui tutti possono essere ciò che vogliono

Ibelieveinunicorns

Mi piace essere la cosa giusta nel posto sbagliato e la cosa sbagliata nel posto giusto, perché accade sempre qualcosa di interessante. Andy Warhol

toffee

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Crèmisi Poetica

Essere altrove da memoria trafitta / come nube leggera di gravità arresa . / Essere pensiero bisbigliante e concavo / di pace bramosa in stallo fra le risposte. ©Runa

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Parlerò di me della mia follia I miei pensieri e sogni irrealizzabili vi sfido a seguirmi

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Un buco nell'acqua, mica facile a farsi

Doduck

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