Solo per amore

La vita, l'universo e tutto quanto

Tag: sesso

In attesa

by cristinadellamore

Una dichiarazione di amore, pubblicata per la prima volta il 26 marzo 2015. La nostra amica Cristina scriveva per noi, ma anche per sé stessa e per la sua lei – Stella – e questo ne è forse l’esempio migliore.

Mario Siniscalchi

Lei stasera fa tardi; mi ha avvertita, non sono preoccupata, ho il tempo di prepararle una cenetta un po’ più curata e di farmi trovare pronta per lei, profumata e, per una volta, truccata.

In cucina è tutto pronto, la tavola è apparecchiata ed io sono in bagno; dopo la doccia mi piazzo davanti allo specchio e non mi riconosco, per un istante. Sono proprio io, con quel sorriso, quegli occhi, quella pelle così liscia e curata?

Sì, lo sono. Decido che non ho bisogno di trucco e rimango ferma ad ammirarmi: scopro per la prima volta, forse, come mi vede lei, perché nell’attesa è lei che sono diventata, almeno in parte. Non mi muovo, così come mi trovo la parte di me che non è lei prende ad inseguire un pensiero. E’ una domanda che ho sempre avuto paura di farmi, e cioè cosa significa questo amore, per lei e per me.

Leggi il seguito di questo post »

Dopo

by cristinadellamore

Uno dei tag di questo brevissimo post, pubblicato per la prima volta il 25 marzo 2015, è “tenerezza”. La nostra amica Cristina lo ha scelto benissimo.

Mario Siniscalchi

Mi piace, dopo, restare abbracciata stretta a lei, sentire i nostri cuori che battono forte all’unisono, i nostri respiri un po’ affannosi calmarsi pian piano, continuare a condividere i nostri fluidi da pelle a pelle.

Leggi il seguito di questo post »

Consolazione*

by cristinadellamore

Questo post nasce da una specie di sfida tutta al femminile tra blogger, come scrive in nota la nostra amica Cristina: anche le donne sanno parlare di calcio, ognuna a modo suo. Pubblicato per la prima volta il 21 marzo 2015.

Mario Siniscalchi

Questa è una di quelle sere in cui lei mi tradisce per ventidue energumeni sudati e in mutande; lo so, me ne faccio una ragione ma non riesco proprio a farmi piacere il calcio; meglio, non lo capisco, non mi interessa, e non bastano i primi piani di qualche fisico muscoloso messo in evidenza da una maglietta attillata ad attirare la mia attenzione. Sono comunque ridotta al rango di svuotatrice di posaceneri, e meno male che, nell’intervallo tra i due tempi, lei si approvvigiona da sola di vino e schegge di grana.

Leggi il seguito di questo post »

Fare teatro

by cristinadellamore

La nostra amica Cristina si confronta con il passato della sua lei – Stella – e scopre qualcosa di inatteso. Pubblicato per la prima volta il 15 marzo 2015.

Mario Siniscalchi

Allora, c’è questo tizio che lei ha sempre definito “l’amico creativo”: unico della sua classe si è laureato al DAMS (gli altri sono tutti, più o meno, avvocati, magistrati e commercialisti) e fa un migliaio di lavori, tutti divertentissimi, a suo dire, ma poco remunerati.

Ha invitato lei, e tutti quelli delle superiori che è riuscito a rintracciare, per festeggiare non ho capito bene cosa; luogo, figuratevi un po’, il complesso degli spazi di un enorme oratorio, per fortuna a due passi da casa nostra.

Arrivate lì, abbiamo scoperto cosa si festeggiava: gli era stata affidata la gestione dei corsi di recitazione amatoriale per bambini e adulti, quanto di più simile ad un lavoro fisso avesse mai avuto. Un pensiero inespresso, la speranza che ci iscrivessimo in massa ai suoi corsi.

Leggi il seguito di questo post »

Degustazione verticale

by cristinadellamore

Il film, ovviamente, è Histoire d’O, più che un classico sul finire degli anni ’70 e che anche io ricordo con qualche brivido, anche se all’epoca non capivo perché; e neanche immaginavo fosse possibile che ad una donna potesse piacere essere trattata a quel modo, e ad un nuovo trattare così una donna. Ero giovane e ingenuo. Pubblicato per la prima volta il dì 11 marzo 2018.

Mario Siniscalchi

“E sia”, ha ceduto lei, “vedremo le Sfumature. Ma prima, c’è un altro film di BDSM patinato che devi vedere, roba di quaranta anni fa. Ma a me è piaciuto, e piacerà anche a te”.

Per entrare nello spirito del film, ho dovuto spogliarmi, indossare il collare e le manette e accovacciarmi ai suoi piedi: ci sono modi peggiori di seguire uno spettacolo, anche perché lei mi ha gentilmente appoggiato una mano sulla nuca, un segno di possesso, ma ogni tanto sentivo le sue dita agili che mi sfioravano la pelle.

Il libro ha venti anni di più, mi ha sussurrato lei prima che potessi chiederlo, e questo spiega come mai quella ragazza non si permette di dire una parola quando l’amante la fa mezzo spogliare in macchina. Poco credibile ma molto erotico.

Ancora meno credibile che la protagonista, dopo mezz’ora di frustate e dopo essere stata scopata in tutti i buchi, ha ancora il trucco a posto e la pettinatura impeccabile. Però lei è molto bella, davvero.

“Papà mi ha confessato di aver perso molte diottrie per colpa di questo film”, ha detto lei, e poi mi ha dato uno schiaffetto perché, pur ammanettata come ero, stavo cercando di toccarmi. Certo, devo stare ferma.

Ecco che compare l’altro, arrogante come pochi; io non sopporterei di essere ceduta come un oggetto, e lei non lo farebbe mai anche se sa essere una Padrona severa.

Leggi il seguito di questo post »

Ragionamenti

by cristinadellamore

Questo post, pubblicato per la prima volta l’otto marzo 2015, è un po’ il seguito di quello che vi ho riproposto la settimana scorsa: la nostra amica Cristina si mette sempre in discussione e cerca di imparare il più possibile dalla sua lei – Stella.

Mario Siniscalchi

Mi sono alzata facendo il più piano possibile, stamattina, mi sono vestita nella penombra gelida di un mattino che non sembra proprio di marzo, caso mai di gennaio, e sono uscita chiudendomi silenziosamente la porta alle spalle.

A lei il mio post di ieri non è piaciuto, me lo ha detto con ferma gentilezza.

“Ma quale otto marzo. E gli altri trecentosessantaquattro giorni dell’anno?”, mi ha chiesto senza retorica. “Siamo donne, quindi dobbiamo essere il doppio più brave e più forti, per avere la metà di quello cui abbiamo diritto. Il nostro otto marzo deve essere tutti i giorni, dobbiamo lottare di più e meglio non per trovare un posto in un mondo di uomini, ma per cambiare il mondo, e basta”.

Leggi il seguito di questo post »

Privo di titolo (10)

by cristinadellamore

La cena finisce, forse ho bevuto un bicchiere di troppo, e il cinquantenne mi porge il braccio che accetto senza pensarci troppo su; barcollo un po’ sui tacchi e mi rendo conto che il caffè tiepido e troppo zuccherato che ci hanno servito non ha ancora fatto effetto. Il tipo atticciato stringe d’assedio la quarantenne sotto lo sguardo gelido del biondo del quale non ho ancora capito bene le preferenze sessuali: si è presentato qui con una specie di efebo e guarda con desiderio i culi delle donne, divertente. E in questo momento sembra interessato ad una camerierina che un po’ mi somiglia e che ha su di me il vantaggio di dieci centimetri di statura in più: bene, allora, gli faccia buon pro. Intanto io devo ancora decidere e ci penso mentre ci spostiamo in una specie di studio vittoriano con pesanti poltrone di pelle, pannelli di legno alle pareti e lampade giallastre dalla luce un po’ fioca: insomma, cosa devo fare stanotte? Bene, per prima cosa sedere su una di queste poltrone senza affondare, e meno male che indosso i pantaloni e sono sicura di non mostrare troppo a degli estranei.

Missione compiuta, riesco anche ad accavallare graziosamente le gambe e a sorridere alla camerierina che mi porge uno strano bicchiere con un fondo di liquore color ambra; so che è un balloon e che il liquore è cognac; mi accorgo anche che la camerierina porta un reggiseno un po’ troppo imbottito e mi viene voglia di prenderla da parte e spiegarle qualche trucco. Oltre l’orlo del bicchiere guardo il cinquantenne che non se ne accorge perché a sua volta sta fissando le tette della cameriera che anche lui ha offerto il cognac. Mi passa immediatamente la voglia di quest’uomo, e mi torna prorompente la voglia di lei, tanto che trovo il coraggio di prendere l’iniziativa e di suggerire, prima di andare a letto, una nuova visita nel sotterraneo.

Probabilmente non è previsto, è una violazione del protocollo: e allora? Siamo tutti Dom, anche io per quanto un po’ abusiva, e il protocollo ce lo facciamo da soli. Con i bicchieri in mano seguiamo di nuovo un nazista non proprio entusiasta che ci spiega che le luci sono state spente ormai da un’ora e che, dopo la scodella di minestra dalle nostre mani hanno ricevuto una coperta con la quale ripararsi dal freddo umido delle segrete. Forse vorrebbe dilungarsi sulle procedure che sono state studiate per far sì che nel sotterraneo si sia sempre in un difficile equilibrio sul limitare dell’insopportabile, forse è solo annoiato e questo è per lui un impegno in più, forse vorrebbe essere lasciato solo a godersi le sofferenze dei sub dalla sua postazione ipertecnologica: lo abbiamo strappato ad una comodissima poltrona di pelle, ad una scrivania dirigenziale e ad un computer sul cui schermo scorrevano le immagini del sotterraneo riprese da una videocamera in bianco e nero ad altissima sensibilità. In realtà non me ne importa: come mi cambia il collare quando lo indosso, mi cambia anche impugnare questo frustino, o solo, come ora, lasciarlo negligentemente penzolare dal polso, e divento addirittura arrogante; stasera mi rendono felice gli sguardi ammirati della rossa e del biondo. Sono per me, in questo momento; sono bella e desiderabile, e questo mi piace da impazzire. In questo momento sono pronta a sottomettere lei, anche a farle male, a lasciare dei segni su quella pelle di seta; penso alle labbra sottili piegate in una smorfia di dolore, ai profondi occhi castani resi opachi dalla sofferenza, alle guance solcate dalle lacrime e mi bagno in mezzo alle gambe come mi accade solo quando lei mi tocca. Ma lei non c’è, è soltanto l’oggetto di una spietata fantasia di dominio e di potere. Mi chiedo: proverei le stesse sensazioni sottomettendo la ragazza rapata a zero, magari applicando la cera bollente su quelle tette più grandi e sode delle mie? Oppure impartendo il bastinado alla bruna magra per punirla di aver osato alzare gli occhi e guardarmi in faccia? Ho paura di scoprirlo.

Purtroppo questa storia della nostra amica Cristina finisce qui. Tutti avremmo voluto scoprire se si è concessa una notte con il Dom cinquantenne, o se magari si è divertita con una delle cameriere, e come si è comportata la sua lei – Stella – quando nelle vesti di sottomessa ha dovuto subire la disciplina. Possiamo solo immaginarlo.

Mario Siniscalchi

Privo di titolo (9)

by cristinadellamore

Mentre risalivamo per la scala a chiocciola sentivo distintamente il peso sul culo degli occhi del biondo, che mi seguiva molto da vicino: c’è gente così, al tipo basso e atticciato piacciono le tette, a quest’altro il culo e insomma in questo gruppo ho fatto l’en plein. Non ci penso più perché rimango sorpresa quando il nazista spalanca di nuovo le porte del salone che con la velocità del lampo è stato trasformato in una sala da pranzo con un bel tavolo rotondo elegantemente apparecchiato e le cameriere già in piedi dietro ogni sedia che ci accolgono con una riverenza perfettamente contemporanea; vivere così per più di un paio di giorni farebbe decisamente miracoli per l’autostima, mia e di chiunque, penso sorridendo a fior di labbra, e per un istante non penso a lei, laggiù, al buio, al freddo, per tutta la notte. Il potere è pericoloso.

Non ci sono posti assegnati ed è giusto così, nessuno può dire ai Dom cosa devono fare. Ci sistemiamo dopo una brevissima consultazione ed io mi trovo tra il cinquantenne ed il tipo atticciato, davanti a me la rossa e il biondo. La cameriera assegnata al mio posto è una biondina pallida e sottile, quasi efebica con i capelli tagliati molto corti, che mi sposta la sedia, mi versa un bianco fin troppo profumato e fa di tutto per farsi notare. Non ho il minimo interesse ma il gioco mi diverte e tra una chiacchiera e l’altra con il cinquantenne, in attesa di qualcosa da mangiare, provo a flirtare dimostrando di essere in qualche modo attratta dalle particolarissime grazie di questa ragazza che risponde ai miei sorrisi con battiti di ciglia e sfioramenti. Il cinquantenne deve essersi in qualche modo accorto del doppio gioco in corso e in qualche modo mi dà una mano avviando la stessa operazione con la sua cameriera, una bruna molto formosa probabilmente senza reggiseno.

Il tipo atticciato non sembra interessato alle nostre chiacchiere: mi accorgo che si dedica a quello che ha nel piatto e, tra un boccone e l’altro, alle tette della rossa e della cameriera alle sue spalle. Tette a parte la cena non merita particolare attenzione: un menù anni ’80, con tanta panna che ammazza tutti gli altri sapori, e vini di scarsa qualità. Meglio indubbiamente le tette, per chi è interessato, e meglio ancora la conversazione: il cinquantenne mi ricorda un po’ lei, parla a voce bassa, narra in maniera gentile e leggera e in realtà insegna senza farlo notare, sembra un Dom da spot pubblicitario, quasi troppo bello per essere vero; io so che ne esistono, a cominciare da lei cui stasera continuo ad ispirarmi – forse sono un po’ troppo ieratica e distaccata, ci devo lavorare – e non ho bisogno di essere convinta. Dunque, mi racconta della sub che chiama “allieva” ed io bevo ogni parola, chiedendomi con un angolino del cervello se stia dicendo la verità o raccontando tante balle per affascinarmi e portarmi a letto. Sì, perché in fondo l’idea è che stasera i Dom si divertiranno in qualche modo tra di loro, ed anche a questo gioco dobbiamo giocare. Cosa conto di fare, mi chiederete. Ecco, io devo capire cosa provo rivestendo questo ruolo, e ancora non ci riesco perfettamente; mi rendo conto che ho desiderato la sub abbronzatissima e magra, e che questo Dom non mi è indifferente e che mi sta raccontando che ha una gran voglia di una pratica di cui ho già sentito parlare, cioè liberare la sub in un bosco e darle la caccia. Per me è completamente nuovo, assurdo e spiazzante, poi penso a quanto mi piace passeggiare in Basilicata, nelle campagne subito fuori del paese, mano nella mano con lei, e riconsidero con un certo interesse la cosa. Magari possiamo farlo anche noi, come una partita di nascondino: a lei, ed anche a me, spogliarsi all’aperto e all’aperto fare l’amore piace tantissimo. Risparmieremmo anche le spese che mi sta elencando il Dom, forse per scoraggiarmi: mimetica, anfibi, fucile da softair.

Privo di titolo (8)

by cristinadellamore

Il nazista fa qualcosa con il braccio, nella penombra, e con un percettibile sfrigolio si accende un’altra fila di lampade, ancora più fioche, sulla parete più lontana in fondo all’ambiente ed ecco i sub, in ginocchio sotto le luci, le spalle al muro. Sono nello stesso ordine nel quale sono usciti dal salone e lei è la prima alla mia sinistra, poi tutti gli altri, composti ed eleganti in posizione di attesa, seduti sui talloni, gli avambracci sulle cosce con i palmi delle mani rivolti verso l’alto, le ginocchia larghe ad esporre il sesso. Sono belli e lei è la più bella di tutti; mi rendo conto che sono incatenati al muro, le maglie delle catene luccicano partendo dai collari per congiungersi agli anelli bruniti infitti tra le pietre antiche. Per un istante la cosa mi eccita, poi mi rendo conto che dei sub non dovrebbero essere trattati così e mi auguro sia solo per dare spettacolo. Muovo il primo passo verso di lei e sono superata in tromba dal cinquantenne che rinuncia alla dignità di Dom e quasi mi taglia la strada per raggiungere più in fretta la sua sub, dietro di noi gli altri Dom si irritano ma io non me ne curo, arrivo finalmente ad un passo da lei, accarezzo una guancia che trovo gelida, sfioro le tette impennate e sovrastate dai capezzoli dritti come chiodi e finalmente porgo la mano da baciare. Si tratta di un gesto che ho provato e riprovato e non ne sono mai rimasta davvero soddisfatta; certo, ho sempre davanti agli occhi quello di lei, elegante e severo e gentile nello stesso tempo, e il mio alla fine non ne è che una patetica imitazione. Però quando sento le labbra di lei sul dorso prima, sul palmo poi, non me ne preoccupo più: anche perché lei prende a dardeggiare la lingua sul palmo della mia mano e so che è un segnale per me, vuol dirmi che va tutto bene, che è felice di essere qui per me e con me e che non devo preoccuparmi. Figuriamoci, certo che mi preoccupo, anche perché vedo che le catene sono molto tese, i sub non potranno neanche sdraiarsi per dormire se li lasceranno legati qui, e domani sarà una giornata impegnativa. Poi decido di non pensarci e di godermi la devozione di lei, sfioro i capelli e la desidero ancora di più, e non vedo l’ora di dare da mangiare a lei con le mie mani: prendendoli da me apprezzerà ancora di più i bocconcini che ci hanno servito nel salone.

Senza il minimo rumore, mentre sono così concentrata su di lei, e prendo e do amore, affetto e condivisione, arriva finalmente la cameriera con il suo carrello dalle ruote perfettamente lubrificate; mi guarda con aria indifferente poi fa una specie di riverenza mettendo in bella mostra un paio di tette di tutto rispetto, sottolineato dalla scollatura dell’uniforme. Sul carrello non ci sono tartine o cose simili, c’è solo un pentolone fumante che scoperchio con cautela: dal profumo, si direbbe brodo bollente, molto ricco di grasso e forse anche troppo salato, una prova in più per i sub; lo so, lei mi ha già spiegato che fa parte del gioco, soffriranno la sete fino a domani mattina. Cosa devo fare? Guardo lei che tiene disciplinatamente gli occhi bassi e mi sembra annuisca. Chiedo scusa silenziosamente a lei, prendo il pesante mestolo che nella mezza luce di questo donjon luccica cupamente e lo avvicino alle labbra di lei dopo averlo riempito a metà. “Grazie, Madame”. Da quando siamo arrivate qui sento per la prima volta la voce di lei, che mi ringrazia dopo aver bevuto. Quanto era? Era abbastanza? Le porgo di nuovo il mestolo con una mezza razione di brodo che pesco dal fondo del pentolone nella speranza che sia più nutriente, di nuovo lei beve e mi ringrazia e sì, adesso basta, d’altronde siamo le ultime, gli altri sub hanno già avuto la loro parte; la camerierina si allontana ancheggiando un po’ troppo ed il nazista ci richiama all’ordine, specialmente il biondo che sembra affascinato dalla danza di un paio di natiche sotto il tessuto nero della gonna stretta. Abbiamo avuto il cocktail, è il momento della cena, a quello che capisco: non vorrei lasciare qui lei, vorrei accovacciarmi per baciare quelle labbra sottili e sentire il noto sapore della bocca che amo, poi leccare e mordicchiare i capezzoli che anche stasera sono sporgenti, e duri come diamanti, e sensibili come petali di rosa. Non posso farlo, ne va della mia dignità di Dom, ma posso accarezzare le labbra e le tette di lei prima di porgere nuovamente la mano da baciare: io amo lei, lei lo sa benissimo, e quindi anche stasera va tutto bene.

Privo di titolo (7)

by cristinadellamore

L’ometto in palandrana, che continua ad ingurgitare quantità incredibili di cibo, apre un altro fronte e devia l’attenzione dei Dom da me. Insomma, brevissima discussione e siamo tutti d’accordo, ai sub bisogna imporre con una certa frequenza tutte le pratiche che a loro piacciono meno: per mantenere la disciplina, ci racconta soddisfatto, non bastano le frustate e lui ottiene ottimi risultati con gli spilloni, ne avremo una dimostrazione, promette, prima di rimettersi a mangiare a quattro palmenti. Il biondo lo guarda con un certo disgusto prima di confessare che il suo sub è un masochista puro e non c’è pratica che non sopporti quasi con gioia; l’unica cosa di cui ha paura, incredibilmente, è di essere rinchiuso, quindi viene tenuto in un sottoscala minuscolo e buio almeno una notte a settimana, così che quando esce è ridotto ad uno straccio ed è il ritratto dell’obbedienza.

La quarantenne mi guarda incuriosita da qualcosa ma prima che possa aprire bocca viene cortesemente interrotta dal ritorno dei maggiordomi nazisti, che si schierano in fila davanti a noi e ci dedicano un inchino con commovente sincronismo. Contemporaneamente la musica in sottofondo sfuma, e le camerierine, lì dove si trovano, fanno un’aggraziata riverenza e spariscono quasi di corsa. Mi sto chiedendo cosa stava per dire la quarantenne e se il cinquantenne mi stia così vicino da sfiorarmi per caso o premeditazione, poi non ci penso più. Anche perché il portavoce dei nazisti, che poi è il concierge che ci ha accolte, ci ricorda che è il momento di portare il nostro saluto ai sub – o meglio di riceverne l’omaggio – prima di metterli a letto; se vogliamo, una cameriera porterà un carrello con qualcosa da mangiare, e facciamo tutti cenno di sì: nutrire i sub è nostro diritto, dovere e privilegio. Quindi, conclude, se le signore ed i signori vogliono seguirlo, li condurrà nelle segrete.

Il corridoio attraversa, mi sembra, tutta la lunghezza della villona e conduce ad una scala a chiocciola. Io mi sono trovata accanto al biondo palestrato col quale ho scambiato due parole e qualche banalità ed ho scoperto che questo Dom va a cercare i sub in posti abbastanza improbabili: quello che adesso aspetta da qualche parti qui sotto arriverebbe direttamente da un campo profughi in Libano, secondo lui, e tra sei mesi verrà sostituito. Insomma, il biondo fa anche del bene, si tratta di gente che fugge dalla fame, dalla dittatura, dalla miseria, cosa vuoi che sia qualche frustata. Nello scendere la scaletta il biondo mi cede educatamente il passo interrompendo la spiegazione, e meno male: mi stava dicendo che ha opzionato, dice proprio così, una dodicenne dagli occhi enormi ed attende solo che la ragazzina veda il suo primo sangue. Ho un brivido: quest’uomo deve essere malato, accidenti a lui, le bambine vanno lasciate crescere in pace. Già, in pace nel calderone del Vicino Oriente: magari starà meglio qui, questo Dom sembra esperto e capace e comunque penso che dovrò parlarne, non appena possibile, con lei, e magari ci faremo venire un’idea.

Già a metà delle scale si sente il freddo e l’umido del sotterraneo, simile a quello del nostro donjon nelle giornate di tardo autunno, con qualcosa di diverso. I miei tacchi, dopo l’ultimo gradino, affondano nel pavimento di terra battuta e c’è pochissima luce, lampadine fioche alle pareti in mattoni nudi, soffitto basso a volta: siamo in un locale ampio e palesemente inospitale e istintivamente ci stringiamo l’una all’altro, gli occhi fissi sul nazista che ci guida e poi, una volta adattata la vista alla penombra, sulla camerierina che chissà da dove è sbucata ma ci aspetta, col suo carrello, sotto una delle lampade a parete. Per quanto assurdo non sembra fuori posto, e nemmeno noi.

EssereDonna&Mamma

forse il segreto è non pensarci più e godermela fino in fondo

Viaggio dentro me

Qui tutti possono essere ciò che vogliono

Ibelieveinunicorns

Mi piace essere la cosa giusta nel posto sbagliato e la cosa sbagliata nel posto giusto, perché accade sempre qualcosa di interessante. Andy Warhol

toffee

you believe forever

Crèmisi Poetica

Essere altrove da memoria trafitta / come nube leggera di gravità arresa . / Essere pensiero bisbigliante e concavo / di pace bramosa in stallo fra le risposte. ©Runa

Tutto sulla mia psicopatica vita almeno sine a quando ne avrò una

Parlerò di me della mia follia I miei pensieri e sogni irrealizzabili vi sfido a seguirmi

Appunti sparsi

Il disordine non esiste.

paracqua

Un buco nell'acqua, mica facile a farsi

Doduck

Lo stagismo è il primo passo per la conquista del mondo.

La Casa Di Marte

Il momento dove la notte è più buia... è quello più vicino all'alba.

Moll(am)y

Costringimi, ma lasciami andare. Vieni anche tu, se no faccio da sola!

Il Quadernetto

Appunti caotici, ironici, romantici.

un'italiana ad amburgo

Let your past make you better, not bitter ;)

La ragazza che pedala

Scatto fisso, senza freni. Non posso fermarmi anzi non voglio farlo.

Schiava di MasterSem

Coerenza è comportarsi come si è e non come si è deciso di essere.

Maestro e margherita

Tenebra e tenerezza

Gramonhill - Il blog di Luke

Cinema, racconti e altro...

ZonaProibita

ATTENZIONE VIETATO AI MINORI amore&trasgressione

Opinionista per Caso2

il mondo nella fotografia di strada di Violeta Dyli ... my eyes on the road through photography

unarossasottosopra

"... il red carpet per una curvy"

Nadia Fagiolo

Racconti, poesie, recensioni e molto altro ancora ...

Res Coquinariae

Food Bloggers

Almeno Tu

racconti e riflessioni

Firstime in Boston

Pensieri disgiunti in universi congiunti.

Bruciami Dentro

Chi sono io? Sono solo una piccola donna che lotta ogni giorno contro i suoi demoni. A volte vincono loro e mi lasciano come un guscio vuoto, pronta ad essere nuovamente devastata. Altre volte invece sono io a vincere e allora vedo il sole anche se sta diluviando

Lupetta above all

...i miei pensieri...

Confessions...My life

«L'eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare" Giorgio Armani

New Phoenix

L'inverno sta arrivando

My Lady Cherry

Sono sempre stata convinta che la libertà di espressione sia fonte di arricchimento, confronto e crescita personale, nel rispetto di tutti e per tutti. Spunti di riflessione e svago.

Le recensioni di Helleenne

Divoratrice di libri, amo scrivere recensioni e perdermi tra le pagine dei romanzi che leggo.

Café Days

When you're dead, you're dead. Until then, there's ice cream.

Syana from Paris

From Paris with love

Alice Jane Raynor

Sperava presto di raccogliere il segreto per essere felici

il mio tempo sospeso

letture ed altri pensieri

Cosa vuoi Vivian? Voglio la favola

racconti d'amore, sogni e sapori

Sogno di Strega

Un pizzico di magia ogni giorno

NonInUnDemoneSolo (blog di diegofanelli)

Nonìn, tranquillo, sarai sempre un demone... (blog sottoposto a Licenza Creative Commons - vedi sezione "About")

I libri sono gioielli preziosi

Non esiste bene più prezioso della cultura

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: