Solo per amore

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Lunga vita alla Regina (2)

by cristinadellamore

In una domenica fredda e luminosa ho pubblicato la nuova parte della storia fantasy della nostra amica Cristina, e mi chiedo ancora una volta cosa sia accaduto a Wattpad, che dopo anni e anni8 si è accorto che le storie – anche quella della sua lei, Stella – erano per adulti e raccontavano tanto sesso. Poco male, magari qui lo leggeranno meglio i vecchi amici che la conoscevano e ne sentono la mancanza.

Mario Siniscalchi

Storie di Elfi e di Uomini

Ad un cenno di Belladonna Tessa fece scorrere i catenacci per poi riprendere il suo posto, di guardia lungo il corridoio. L’Elfa spinse la porta che si aprì con un cigolio, entrò nella cella e fissò in silenzio la Regina; la Regina ricambiò lo sguardo e con un brivido Belladonna sentì il potere dentro di lei protendersi per cercare la traccia che restava nella Regina. Gli occhi castani fissi in quelli viola, l’Elfa provò a controllare il potere e si accorse che obbediva docile, avvolgendo il corpo della Regina come una lunga sciarpa di seta delle Isole del Sud, quella che usava, una vita prima, per fasciare la Bastarda dalla testa ai piedi prima di giocare con lei quando voleva che non si muovesse e non sentisse il tocco delle sue dita.

La Regina si alzò in piedi: non di scatto, ma con un movimento elegante e pigro che a…

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Privo di titolo (6)

by cristinadellamore

Avete atteso un giorno in più e me ne scuso. Ecco il nuovo capitolo dell’inedito della nostra amica Cristina.

Mario Siniscalchi

Mi sento abbastanza forte e potente da affrontare la conversazione con gli altri Dom, in una mano una tortina un po’ troppo salata, nell’altra un calice di vino bianco così profumato da essere quasi stucchevole. Chiacchiero con la quarantenne ed il cinquantenne dagli occhi verdi e scopro che questa villa in genere ospita matrimoni e incontri aziendali (la quarantenne le chiama conventions sottolineando  la “s” del plurale e meritandosi un’occhiata derisoria del cinquantenne), ma una volta al mese organizzano un evento come questo del quale i due sono ospiti abituali e ogni volta, giurano entusiasti mentre affrontiamo un flusso ininterrotto di finger food davvero modesto, viene proposto qualcosa di nuovo e di eccitante. Io mi limito ad annuire fingendomi educatamente incuriosita: in realtà sto pensando a lei, mi piacerebbe raggiungerla e farle assaggiare qualcosa dalle mie mani. Mi basta pensare a lei e mi brillano gli occhi: il cinquantenne fissa nelle mie le sue iridi verdi e cambiando improvvisamente discorso mi chiede da quanto tempo ho la stessa sub. La quarantenne mi evita di rispondere facendolo al mio posto e con una risatina un po’ forzata dichiara che un sub è come il pesce e dopo un po’ puzza, quindi non più di due mesi. Nella conversazione interviene il biondo, che si è avvicinato alle mie spalle ma per fortuna si tiene abbastanza lontano da lasciarmi lo spazio necessario per girarmi e fronteggiarlo: dice che un sub devoto e obbediente è merce rara, quindi una volto trovato – e addestrato come si deve – va invece tenuto stretto. In fondo, aggiunge, è solo questione di creatività, da applicare e utilizzare per non annoiarsi.

Scopro inoltre che il biondo, così come l’ometto in palandrana e come me, è qui per la prima volta e si augura che tutto quello che ha sentito raccontare di questo posto sia vero; comunque, conclude, ha portato le sue corde e intende dare una bella dimostrazione di shibari. Il tizio in palandrana di abboffa di triangolini di pizza e non dice niente, limitandosi a tenere gli occhi puntati sulla scollatura della quarantenne, e insomma è palesemente il tipo di uomo ossessionato dalle tette; mi aspetto da un momento all’altro di essere a mia volta esaminata e, vi dirò la verità, non vedo l’ora di essere ispezionata da quel paio di occhi estranei e alieni, che magari mi giudicheranno più severamente di come è solita fare lei. Mi rendo anche conto che le cameriere sorridono un po’ troppo e mostrano un po’ troppa pelle ogni volta che si avvicinano. Il cinquantenne sorride e, dopo che una di loro gli ha nuovamente riempito il bicchiere, risponde alla mia domanda inespressa: sì, ogni volta è sempre la stessa storia, queste ragazze, sempre diverse ma evidentemente ben informate, sanno che gli ospiti, qui, sono merce pregiata, e ogni volta si dimostrano più che disponibili a fare compagnia ai Dom quando restano soli per la notte.

Come sarebbe a dire soli? Di questo nelle mail non c’era traccia e io non ho la minima intenzione di dormire da sola o, peggio, di sedurre una di questa sciacquette. Riesco a tenere il pensiero per me, e ancora una volta sono trasparente per il cinquantenne, e anche per il biondo. Il quale biondo si dilunga a spiegare che è una pessima abitudine dormire con il sub, che si fa delle strane idee, tipo che il Dom lo ama. Il cinquantenne invece si disinteressa e spiega all’ometto in palandrana che le cameriere non è che si fanno pagare ma gradiscono dei regali, e magari in caso di nuovo invito a cena la settimana dopo, un braccialetto o un anellino. Io annuisco e sposto di nuovo la conversazione sui sub, cercando di non pensare ad una notte solitaria in un letto freddo, con lei a due passi da me ma intoccabile. Il cinquantenne mi sorride, passa a parlarmi della sua sub che tiene sotto controllo con il ghiaccio e con il fuoco e a me viene un altro piccolo brivido perché si tratta di una pratica che adoriamo ed è stata una delle prime che lei, quando era la Padrona senza se e senza ma, ha fatto subire quando ero soltanto la sua cagnolina devota, affettuosa ma non sempre obbediente e disciplinata. Il cinquantenne aggiunge, per rispondere alla domanda che ho sulla punta della lingua – e accidenti a me, davvero dovrei starci più attenta, questi sono Dom e sono bravi a leggerti negli occhi e nella mente – che ha scelto la sub per il temperamento che dimostra e la sub ha scelto lui per il polso fermissimo. Questa sub, conclude, in realtà è una switch e non sempre sa stare al proprio posto.

Lunga Vita alla Regina (1)

by cristinadellamore

Anche oggi, nonostante la pioggia e il freddo, pubblico un nuovo capitolo della storia fantasy della nostra amica Cristina. E voi, siete andati sul blog della sua lei – Stella – per scoprire, tra l’altro, come si sono incontrate?

Mario Siniscalchi

Storie di Elfi e di Uomini

La Regina era lì dove l’Elfa l’aveva lasciata la notte prima, come se non si fosse mai mossa; Tessa, interrogata, riferì che al mattino era stata munta, aveva fatto uscire dal corpo quello che doveva uscire ed era stata lavata e nutrita.

“Mi sono fatta aiutare da Toson, non ce la facevo da sola; non sono riuscita a rivestirla ma la coperta è calda e pulita. Poi ho dovuto imboccarla perché sembrava non ricordasse come si usasse un cucchiaio, mia Signora, ma ha mangiato tutto ed era ben sveglia, tra un boccone e l’altro mi chiedeva di te. Fra un po’ dovremo mungerla di nuovo e portarle la cena”.

“Lo faremo assieme. Mi chiedo cosa potrà accadere se la toccherò”, mormorò Belladonna, ricordando che il Potere del mago la aveva fermata nel corso della serata precedente, quando aveva un gran desiderio di giocare al gioco del piacere con lei, e…

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Privo di titolo (5)

by cristinadellamore

A sciogliere la tensione arriva il concierge nazista, e non da solo: da ogni porta entra un suo gemello, stessa tenuta, stesso fisico, stesso sguardo un po’ assente. Uno di loro batte le mani ed è il segnale che aspettavamo: noi Dom, ciascuno a proprio modo, ordiniamo ai sub di seguire i nuovi arrivati, io tocco le spalle di lei con il frustino, prima a sinistra, poi a destra. Lei accenna un inchino ed indietreggia con grazia fino alla porta dalla quale siamo entrate, lì gira sui talloni e segue disciplinatamente il maggiordomo nazista. Seguo lei con la coda dell’occhio finché non sparisce, godendo dell’ondeggiare dei fianchi meravigliosamente snelli. So che prima o poi, forse anche già stasera, li vedrò segnati dal mio frustino ed al solo pensiero il mio cuoricino manca un paio di colpi, la vista mi si appanna e mi si bagnano le mutandine: insomma, non vedo l’ora.

Dunque, quando ho letto le mail ci sono rimasta un po’ male: insomma, già per la prima sera i sub sono separati, segregati da qualche parte per riflettere sul proprio stato, e cito letteralmente le istruzioni ricevute. Non solo: mentre ci penso, e non è passato che qualche minuto, eccoli di nuovo, vengono finalmente esibiti assieme e fatti sfilare lungo il salone. Lei è fieramente prima, i polsi ammanettati dietro la schiena e congiunti, con poco più di un metro di luccicante catena, al collare del ragazzo superdotato, ancora in erezione e sempre più impressionante perché ora posso guardarlo di profilo. Dietro di lui la ragazza rapata a zero, e mi rendo conto che ha delle tette davvero belle, poi il giovane mediorientale e infine la bruna che, incredibilmente, gira il capo e per un istante mi guarda negli occhi come a cercare un cenno di intesa: è assurdo ma la cosa mi rende fiera, una sub così forte è stata colpita da me e sembra interessata, se non amassi lei con ogni fibra del mio essere potrei davvero farci un pensierino.

Non so chi ha fatto partire l’applauso ma la sfilata dei sub che attraversano il salone da una porta all’altra è accompagnata dal battito delle mani dei Dom, che si spegne quando la bruna magra, in coda alla fila, sparisce diretta verso chissà dove e io vedo distintamente le mani ammanettate dietro la schiena che si chiudono a pugno e si aprono freneticamente. Non è contenta di essere qui. Vedo anche il culo: non me ne ero accorta prima, il Dom che mi ha quasi sedotta ha probabilmente il necessario polso fermo e certamente la mano pesante, ci sono segni di cane, alcuni recenti, altri più vecchi, su un bellissimo sedere.

Mentre mi chiedo come passerà la serata lei, e dove, l’atmosfera attorno a me cambia: al posto dei nazisti nel salone entrano cinque vezzose cameriere – camice nero aderente che si ferma appena sopra il ginocchio, grembiulino bianco e crestina – che portano senza soluzione di continuità stuzzichini e bicchieri ricolmi; è anche partita una musica di atmosfera ed io riconosco qualcosa che mi ha fatto conoscere lei, e che definiva l’arma segreta del padre, il sax di Fausto Papetti direttamente dall’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, lenti ideali per strofinarsi nella penombra con la scusa di ballare, e mi viene in mente che volentieri ballerei con quella bruna indomabile ed indomita: lo penso e non me ne vergogno neanche un po’. A lei sono fedele, ma dov’è l’onore della fedeltà se non ci sono le tentazioni da respingere? Comunque, quando questo week end sarà concluso mi accovaccerò volentieri ai piedi di lei sul venerabile e tiepido parquet di casa e ne parleremo. Lei, ne sono certa, mi aiuterà a comprendere quello che mi sta capitando; adesso però voglio godermi questa nuova e bellissima sensazione di potere che mi pervade.

Dopo la Battaglia (5)

by cristinadellamore

Prima domenica dell’anno nuovo ed ecco il capitolo della storia fantasy che ho pubblicato sul blog dedicato.

Mi viene da pensare che da adesso ho ancora davanti a me due anni di lavoro; meglio non pensarci, potrebbe essere di cattivo augurio.

Mario Siniscalchi

https://adultdarkfantasy.wordpress.com/2022/01/02/dopo-la-battaglia-5/

Privo di titolo (4)

by cristinadellamore

Stringo la mano ad un ometto basso ed atticciato che indossa una strana palandrana bianca ed è seguito da una ragazza alta almeno venti centimetri più di lui, i capelli biondi tagliati cortissimi a mostrare la pelle del cranio, grandi tette alte e sode, gambe lunghissime che le invidio e, tra le cosce, un elegante triangolo dorato con la punta verso il basso come ad indicare la strada verso una fessura rosea e dilatata; tiene gli occhi bassi come deve ma per incrocio per un attimo il suo sguardo, due pupille azzurrissime fisse nelle mie prima che le palpebre dalle lunghissime ciglia quasi bianche ricadano. Il Dom mi guarda sereno e poi punta gli occhi su di lei, alle mie spalle: ecco un altro problema, perché questo ometto ridicolo e insignificante è abbastanza maleducato da studiare lei come un gatto guarderebbe un topo bello grasso. Ho studiato le regole e per fortuna non sono certo obbligata a condividere lei. Sarebbe diverso se mi offrissero il loro sub: anche se rifiutassi dovrei ricambiare comunque, e insomma attraverseremo quel ponte quando ce lo troveremo davanti. Con questo pensiero in testa mi controllo e provo a sorridere ma mi rendo conto che non mi riesce troppo bene. Passando oltre, sempre disciplinatamente seguita da lei, sento lo sguardo del Dom sulla schiena: indeciso a tutto quest’uomo, magari vorrebbe anche me.

Una quarantenne in abito da cocktail, eccessivo per il dress code della serata ma palesemente scelto perché mette in mostra più pelle di quanta ne copre, lunghi capelli di un rosso aggressivo, seno palesemente sintetico, mi sorride tirandosi letteralmente dietro con un pesante guinzaglio di cuoio un ragazzo con una gran testa di ricci neri e poco altro, tanto magro che gli si possono contare le costole. Completamente depilato, esibisce un cazzo enorme in sontuosa erezione. D’accordo, le dimensioni contano e queste sono da primato: a occhio, mi sembra ancora più grosso del nostro strap-on preferito, quello da venticinque centimetri. Passo oltre e non posso fare a meno di guardare ancora: il culo sontuoso della Dom, sottolineato dal tessuto aderente, e quello scarno del sub, segnato da cicatrici di vecchia data.

Procedo, sempre seguita da lei, e mi chiedo a cosa stia pensando in questo momento. Improvvisamente desidero non essere più qui. Sì, preferirei essere magari nella nostra casa in Basilicata, nella cantina che, ristrutturata, è diventata il dungeon perfetto per i nostri giochi: troppi occhi che guardano lei qui, che so tiene disciplinatamente i suoi bassi, fiera di essere mia. E così riesco a sorridere e a stringere la mano di un cinquantenne rapato a zero e vestito come Steve Jobs, dolce vita nero e jeans, penetranti occhi verdi che mi fissano curiosi, un accenno di rughe che mi danno l’idea di essermi sbagliata sull’età ed un sorriso un po’ inquietante sulle labbra piene: nonostante un accenno di pancetta un bell’uomo che guardo dall’alto in basso grazie ai miei fidi stiletti, visto che è alto cinque centimetri buoni più di me, con due belle spalle larghe. Si fa di lato e dietro di lui c’è una bruna abbronzatissima, un po’ più bassa, che porta fieramente un alto collare di cuoio rosso con luccicanti borchie di ottone; è magra più che snella, ha pochissimo seno e due occhi castani che per un attimo incrociano i miei prima di abbassarsi disciplinatamente; curiosamente non è depilata ed esibisce un ciuffetto nero proprio sulla commessura delle grandi labbra. Mi vergogno perché improvvisamente e fortemente la desidero e non capisco per quale ragione, forse per quell’occhiata che ci siamo scambiate e nella quale ho letto le stesse cose che leggo negli occhi di lei quando è la mia sottomessa, fiducia, amore e desiderio. Rivolte a me? Mi sembra difficile. E mi piace anche il Dom che potrebbe essere mio padre, è assurdo. O forse no: sono una Dom e posso fare tutto quello che voglio, e insomma sono entrata perfettamente nella parte. Così mi faccio di lato a mia volta e tengo gli occhi fissi sul Dom così da apprezzare la reazione alla vista di lei, ed è quella che mi aspetto. Sorpresa, meraviglia, ammirazione, tutto assieme. Quasi inconsciamente raddrizzo le spalle, inarco le reni e insomma faccio la ruota, fierissima di lei che ha deciso di essere mia e mi ha offerto sé stessa in premio per questa sera e per tutte le altre a venire. Mi basta per riprendermi e non mi pento di quello che ho provato per poco più di un istante. Guardo lei con la coda dell’occhio: non ha avuto bisogno di ordini, ha incrociato i polsi dietro la schiena e si è fermata lì dove la ho lasciata, le gambe un po’ allargate, le reni inarcate, la testa fieramente alta e gli occhi bassi, così da esporsi al meglio allo sguardo un po’ ironico del Dom, che io ricambio ispezionando la sua sottomessa che ha assunto la medesima postura. Certamente non è bella quanto lei ma è altrettanto fiera e altrettanto ben addestrata. Non ha un segno sul corpo, a dimostrazione che la disciplina può essere impartita con cura e attenzione: sì, perché sono certa che una sub come questa necessita di un polso molto fermo. E sono certa che lei, in attesa, sta scambiando un’occhiata con la sottomessa che ha davanti e ha capito benissimo quello che sto provando. E ne è contenta: fa parte del nostro percorso, non può averlo organizzato ma certamente lo ha previsto.

Dopo la battaglia (4)

by cristinadellamore

In questo giorno dopo natale ripubblico, come ogni domenica, il nuovo capitolo della storia fantasy della nostra amica Cristina, che trovate anche sul blog dedicato.
Vi confesso che non mi sono ancora fatto una ragione della cancellazione dell’account su wattpad, come della cancellazione della storia della sua lei – Stella – che ha lasciato un account vuoto.
Se non avete letto tutta la storia sapete dove andare, ovviamente.

Mario Siniscalchi

Storie di Elfi e di Uomini

Dopo questi pensieri cupi l’Elfa concluse che avrebbe dovuto parlare immediatamente con Rebon: teneva sempre nelle sue mani la Regina e l’erede al trono, un trono che, dopo quella giornata, comprendeva le terre e gli abitanti del regno degli Elfi, da aggiungere al regno dei Boschi, promesso per matrimonio: aveva ragione il mago diventato generale dell’armata dei Barbari, in quelle condizioni teneva in pugno le Terre Conosciute, e non poteva farlo da sola.

“Col vostro permesso, miei signori, vorrei lavarmi e cambiarmi, prima di presentarmi alla Maestà della Regina”, disse infine Belladonna assumendo la posizione di rispetto nonostante la stanchezza che improvvisamente le era piombata addosso.

“Non perdere troppo tempo, mia Signora. Sappiamo tutti che alla Maestà della Regina piace l’odore della battaglia, del sangue e del sudore”. Il tono del generale invitto era diventato palesemente ironico. Belladonna annuì e sbatté i tacchi, rispondendo come da regolamento: “Comanda, mio Signore”…

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Privo di titolo (3)

by cristinadellamore

La nuova storia della nostra amica Cristina, purtroppo incompiuta, prosegue e diventa sempre più interessante.

Mario Siniscalchi

Dunque, stasera cocktail di benvenuto e cena informale per rompere il ghiaccio, ricapitolo mentalmente. Il mio prossimo ordine sarà quello di aiutarmi sotto la doccia, ma prima deve spogliarsi: lo fa con tutta l’eleganza e la serenità del caso, conscia come è di essere non bella ma bellissima, degna del letto di un imperatore – magari sarebbe l’imperatore a non essere degno di lei – e invece è mia come io sono sua ed è una sensazione meravigliosa.

Siamo pronte; per il nostro primo impegno profumo, rossetto, e jeans aderenti con camicetta di seta e stiletti per me, collare, manette e ceppi alle caviglie per lei che si sottopone di buon grado alla mia ispezione. Ammiro il corpo di lei – non mi stanco mai di guardarla e quando non c’è uso i miei ricordi e la mia memoria per ricostruirlo nella mente – dalla cima dei capelli alle punte dei piedini dalle unghie laccate di rosa pallido e, fattale voltare, mi beo della vista del culo alto e dei fianchi snelli. Sì, ho un piccolo nodo alla gola, nonostante tutto: sto per esibire lei davanti a un gruppo di sconosciuti e sono certa che attirerà l’attenzione di tutti. D’accordo, tiro un respiro e mi dico che siamo pronte, e finalmente sento bussare alla porta.

L’ufficiale nazista è venuto a prenderci e tra un battito di tacchi e l’altro mi prega di seguirlo senza degnare di uno sguardo lei: c’è un certo rispetto nei suoi occhi, ne sono certa, e non solo per quello che ha visto ma anche per quello che non ha visto, cioè il guinzaglio; per un istante mi chiedo se siamo le prime a scendere e se magari qualche cafone ha avuto voglia di esibirlo. Giù per le scale che abbiamo salito prima, fino all’ingresso, il nazista in testa, io lo seguo e non posso fare a meno di notare quanto gli stiano bene i pantaloni neri aderenti sul culo, e lei segue me. Non posso vederla ma la sento, e così è anche più bello.

Il nazista spalanca una doppia porta e si fa da parte, io tiro un bel respiro e attraverso la soglia per trovarmi in un salone ben illuminato, il pavimento di marmo a scacchi bianchi e neri, le pareti nude di un bianco abbagliante sotto le forti luci che arrivano dai faretti sul soffitto a volta. Il salone sembra vuoto, ci siamo solo lei ed io, ed un istante dopo non lo è più, perché ci sono altre porte lungo le pareti, e da queste entrano altre coppie. Deve esserci stato un piccolo errore, o almeno lo spero, perché il nazista ci ha fatte entrare con un minimo ma percettibile anticipo rispetto agli altri. E invece saremmo dovuti arrivare tutti assieme, cinque Dom con i loro sub: è il momento di conoscerci.

È il momento di presentarci. Il primo è un uomo alto e biondo, più o meno dell’età di lei, fin troppo elegante con giacca blu, pantaloni grigi, camicia bianca e cravatta a righe, che mi fissa con due occhi azzurri che mi ricordano il ghiaccio. Due passi dietro un uomo più giovane, forse mio coetaneo, ancora più alto, muscoloso, bruno e dai tratti mediorientali: tiene gli occhi bassi ed è costretto a tenere la testa alta da uno spesso collare di metallo che luccica e quasi mi abbaglia. Ci salutiamo con un cenno del capo e non sfugge l’occhiata che il biondo scocca a lei oltre la mia spalla: da questo dovrò guardarmi.

Repost manuale

by cristinadellamore

Ho pubblicato sull’altro blog una nuova parte della storia fantasy della nostra amica Cristina e per qualche ragione il bottone repost non funziona.

Io ho anche qualche linea di febbre, probabilmente per reazione alla terza dose del vaccino: dopo due Astra Zeneca che ho sopportato come fosse acqua fresca, mi hanno iniettato mezza dose di Moderna e devo dire che qualche danno collaterale me lo aspettavo.

Mario Siniscalchi

Privo di titolo (2)

by cristinadellamore

Continua il nuovo inedito, e purtroppo incompiuto, della nostra amica Cristina, stavolta nei panni di una Dom, e della sua lei – Stella nel ruolo della devota sub.

Mario Siniscalchi

La mia stanza sembra accogliente: un letto molto grande – è un imbottito dalle linee eleganti – un armadio moderno fin troppo capiente con un grande specchio sulle ante, una piccola scrivania quasi da ufficio nobilitata da una poltroncina girevole in faggio curvato e paglia di Vienna; c’è anche abbastanza spazio per muoversi senza andare a sbattere da qualche parte. Un po’ inquietante, in un angolo, sul pavimento, c’è una stuoia di vimini e lì vicino è conficcato nel muro un robusto anello di scintillante acciaio; no, grazie, lei non sarà incatenata lì, a nessun costo. Certo, a meno che non si comporti proprio male, mi correggo in un lampo. Lei, gli occhi bassi, le labbra sottili socchiuse, attende ordini in piedi, silenziosa, le mani dietro la nuca; ad un mio cenno fa un piccolo inchino e prende a svuotare il trolley, riponendone ordinatamente il contenuto nell’armadio. Un’occhiata al telefono per controllare l’ora e vedo che abbiamo tutto il tempo: mi occupo io di quello che servirà a lei, che ho portato nella borsetta e che ho controllato e ricontrollato più e più volte, l’ultima stamattina mentre lei ancora dormiva o più probabilmente fingeva di dormire.

C’è tutto: collare, manette, ceppi per le caviglie. No, niente guinzaglio, lei non è una slave e non ce n’è bisogno. Non solo, manette e ceppi, in cuoio nero, serviranno solo per sottolineare la pelle di lei, così chiara e splendente, e l’elegante finezza di polsi e caviglie. Sono sicura che non dovrò usarli per contenere lei, che è in grado di ricevere la disciplina e l’educazione senza fare un movimento – e no, io ci provo, quando è il mio turno, ma non sempre ci riesco, e lei è così brava da fermarsi sempre un istante prima che io provi a sottrarmi alla mia meritata punizione. A proposito di punizione, proprio in fondo alla borsetta, seminascosto dai panni che ci ho infilato in tutta fretta, ecco il frustino comprato a Parigi, a Parigi inaugurato su di lei e su di me, e poi riposto con somma cura in attesa di questa occasione. Sì, è bellissimo, elegante e meravigliosamente efficace, e lei ne ha portato con orgoglio i segni sulla pelle di alabastro per quasi una settimana, io solo un paio di giorni in meno per via della grana e del colorito diversi. E poi, dovreste tenerlo in mano: si adatta perfettamente al palmo, diventa un prolungamento del braccio; molto meglio di quello che lei possedeva già prima di conoscermi e che tante volte ha sfiorato e accarezzato e morso senza pietà e con tanto amore il mio culetto rotondo e le mie tette impennate, strappandomi urletti e gemiti. Questo, penso, è il frustino perfetto e non vedo l’ora di usarlo di nuovo.

Nel trolley, invece, non c’è niente per lei, che non sembra sorpresa: è in attesa di nuovi ordini e di nuovo è in piedi con le spalle alla parete, la schiena ben inarcata, le gambe leggermente divaricate e le mani dietro la nuca, testa alta e occhi bassi, respira lievemente e resta perfettamente immobile, in una postura che esalta il fisico elegante e snello e mette in evidenza le tette che puntano in alto, ben più di quanto il reggiseno permetta. Ha appeso il mio vestito da gran sera nell’armadio, messo le scarpe al di sotto dopo avermi rivolto uno sguardo appena interrogativo che significava: “Signora, devo lucidarle, Signora?”, e dopo il mio diniego ha accuratamente spiegato e ripiegato il resto prima di riporlo ordinatamente nei cassetti. Guardo di nuovo lei e mi chiedo come è stato possibile che io, proprio io, abbia trovato l’amore della donna più bella del mondo, che mi ha insegnato tutto e ancora continua ad insegnarmi, che si è presa cura del mio corpo e del mio cervello; come è stato possibile, insomma, che io abbia ottenuto il primo premio alla lotteria della vita. E come sarà possibile che io che sono gelosa anche dell’aria che sfiora la pelle di lei quando cammina, per questo fine settimana mi troverò ad esporla ad estranei nuda, indifesa e sottomessa. Lei lo ha fatto con me, poi ha insistito per rifarlo sottomettendosi a sua volta e credo che non c’entri niente con la gelosia ed il desiderio ma molto con il principio di eguaglianza nella nostra coppia. O forse col desiderio ha a che fare: anche a lei piace, nei nostri giochi d’amore, mettersi in ginocchio e sentire il calore delle frustate sulla pelle.

EssereDonna&Mamma

forse il segreto è non pensarci più e godermela fino in fondo

Viaggio dentro me

Qui tutti possono essere ciò che vogliono

Ibelieveinunicorns

Mi piace essere la cosa giusta nel posto sbagliato e la cosa sbagliata nel posto giusto, perché accade sempre qualcosa di interessante. Andy Warhol

toffee

you believe forever

Crèmisi Poetica

Essere altrove da memoria trafitta / come nube leggera di gravità arresa . / Essere pensiero bisbigliante e concavo / di pace bramosa in stallo fra le risposte. ©Runa

Tutto sulla mia psicopatica vita almeno sine a quando ne avrò una

Parlerò di me della mia follia I miei pensieri e sogni irrealizzabili vi sfido a seguirmi

Appunti sparsi

Il disordine non esiste.

paracqua

Un buco nell'acqua, mica facile a farsi

Doduck

Lo stagismo è il primo passo per la conquista del mondo.

La Casa Di Marte

Il momento dove la notte è più buia... è quello più vicino all'alba.

Moll(am)y

Costringimi, ma lasciami andare. Vieni anche tu, se no faccio da sola!

Il Quadernetto

Appunti caotici, ironici, romantici.

un'italiana ad amburgo

Let your past make you better, not bitter ;)

La ragazza che pedala

Scatto fisso, senza freni. Non posso fermarmi anzi non voglio farlo.

Besos de Cuero

"When pain and pleasure become ecstasy." - Erotic tales of dominance, submission and transcendence.

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Chi sono io? Sono solo una piccola donna che lotta ogni giorno contro i suoi demoni. A volte vincono loro e mi lasciano come un guscio vuoto, pronta ad essere nuovamente devastata. Altre volte invece sono io a vincere e allora vedo il sole anche se sta diluviando

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Confessions...My life

«L'eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare" Giorgio Armani

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Sono sempre stata convinta che la libertà di espressione sia fonte di arricchimento, confronto e crescita personale, nel rispetto di tutti e per tutti. Spunti di riflessione e svago.

Le recensioni di Helleenne

Divoratrice di libri, amo scrivere recensioni e perdermi tra le pagine dei romanzi che leggo.

Café Days

When you're dead, you're dead. Until then, there's ice cream.

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From Paris with love

Alice Jane Raynor

Sperava presto di raccogliere il segreto per essere felici

il mio tempo sospeso

letture ed altri pensieri

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Sogno di Strega

Un pizzico di magia ogni giorno

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Nonìn, tranquillo, sarai sempre un demone... (blog sottoposto a Licenza Creative Commons - vedi sezione "About")

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