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Tag: coppia gay

Tornando a casa

by cristinadellamore

La nostra amica Cristina continua a raccontarci del suo viaggio di lavoro a Milano. No, in realtà ci racconta di come si è concluso, e di come ha ritrovato la sua lei – Stella. Pubblicato per la prima volta il 23 gennaio 2015.

Mario Siniscalchi

Non intendo paragonarmi a Jane Fonda, non c’è partita.

Ma dopo due notti da sola e due giornate piene e faticosissime, il Frecciarossa per Roma mi sembra vada anche troppo piano, il tassì mi sembra sempre bloccato nel traffico e mi dico che avrei dovuto prendere la metro, anche l’ascensore non arriva mai.

Per fortuna infilo la porta e dietro c’è lei, che mi sorride come sa, mi abbraccia e mi bacia, mi stringe forte, mi prende il trolley e praticamente lo lancia in un angolo; così ho le mani libere e posso ricambiare il suo abbraccio. Puzzo di sudore, di ferrovia, di polvere e di benzina, ho i capelli in disordine ed il trucco che cola da tutte le parti e tra le sue braccia mi sento bellissima.

E’ bellissima anche lei, ha indossato per me un leggerissimo abito da cocktail che la fascia morbidamente e mette in evidenza i suoi piccoli seni alti con i capezzoli eretti, la sua vita sottile ed i suoi fianchi snelli ed eleganti, e non si frappone tra il suo corpo ed il mio.

Abbracciate, piroettiamo fino al divanetto, mi lascio cadere trascinandola sopra di me, la stringo e lei si libera sorridendo.

“Stai buona lì, prima la doccia, poi l’aperitivo, poi la cena. Poi, se sarai brava, anche il resto”, mi intima, e così come sono, mezza seduta mezza sdraiata, comincia a spogliarmi.

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Risotto per uno

by cristinadellamore

La nostra amica Cristina continua a raccontarci il suo viaggio di lavoro a Milano. Questo post è stato pubblicato per la prima volta il 22 gennaio 2015.

Mario Siniscalchi

Anzi, per una. Me lo merito, dopo una giornata al galoppo attraverso Milano, che per me rimarrà, fino a nuovo avviso, una sequela di viali umidi, un cielo grigio ed un continuo, basso ruggito di traffico.

L’albergo in cui sono scesa appena arrivata, ebbene, l’ho scartato subito: periferia squallida, classico non-luogo direbbe lei, non ci sono nemmeno buoni collegamenti; per di più, non mi è sembrato neanche pulitissimo, le stanze sono piccole e la sala riunioni che vorrebbero affittarci è cupa e cavernosa. Non da ultimo, al mattino dopo, la colazione era composta da caffè bruciato, latte inacidito, cornetti stantii e solitarie fettine di formaggio giallo e rinsecchito. Certo, il mio giudizio è così severo anche perché ho dovuto passare la notte da sola, mentre lei era a seicento chilometri da me; ho firmato il conto, aspetteranno tre mesi per il saldo, e mi sono fatta portare in centro.

Lì, quasi uno accanto all’altro, c’erano i due alberghi, un po’ più cari, che pure ci avevano inviato i loro preventivi. Sono entrata nel primo, ho preso possesso di una stanza decisamente più confortevole ed ho ispezionato, assieme ad una gentile vice direttrice, i locali destinati alle riunioni: insomma, erano sempre sotto terra, ma mi sono sembrati più gradevoli ed ariosi, specialmente uno, fatto ad anfiteatro.

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Io viaggio da sola

by cristinadellamore

La nostra amica Cristina ha pubblicato questo post per la prima volta il 21 gennaio 2015. Io non ho niente da aggiungere.

Mario Siniscalchi

Anche se preferirei essere in compagnia, su questo Frecciarossa che mi porta verso Milano più o meno a trecento all’ora. Viaggio di lavoro, due notti e due giorni fitti di incontri e riunioni, e lei a seicento chilometri da me, e il wi-fi funziona anche maluccio, ogni tanto cade la linea, non riusciamo videochattare sul social network (no, non quello bianco e blu, quell’altro).

Stamattina lei mi ha dato un lungo bacio, sulla porta di casa, profondo, affamato, e lo ha accompagnato con una carezza molto intima, che mi ha fatto desiderare di tornare dentro e togliermi le mutandine. Ho sentito il suo sapore ed il suo tocco per tutta la giornata che ho passato per metà al telefono con i clienti e per metà in noiosissime riunioni.

Affondata in questa poltrona sento ancora adesso che lei è accanto a me. Ho rinunciato ad internet e rimesso il phablet aziendale in borsa, e le mie dita hanno incontrato una setosa morbidezza che non era la fodera dello scomparto.

Mi alzo un po’ barcollando e caracollo verso il bagno, faccio appena in tempo ad chiudermi dentro che mi arriva un messaggio. Assieme al phablet estraggo le sue mutandine, quelle che ha indossato ieri, le stringo in pugno e leggo: “Sicura che hai trovato il mio pensiero. Sono con te”. Completato con un cuore, ed io so quello che devo fare.

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Caccia grossa

by cristinadellamore

Pubblicato per la prima volta il 20 gennaio 2015: un nuovo bozzetto di condivisione, per ricordare la nostra amica Cristina e la sua lei – Stella.

Mario Siniscalchi

L’altra mattina, mentre facevo la doccia, lei invece di aspettarmi con l’accappatoio aveva già cominciato ad affaccendarsi in cucina. L’ho raggiunta, ancora gocciolante, e l’ho trovata che consultava un vecchio libro – sì, proprio uno di carta – e brontolava qualcosa.

“Vestiti e vieni a darmi una mano, oggi cuciniamo una cosa complicata”, mi ha detto. Era un ordine, come solo lei può darmene, ed io ho obbedito.

Mi ha spiegato con più calma, dopo avermi baciata. La nonna era bravissima in cucina, ma lei non ha fatto in tempo ad imparare tutto quello che avrebbe voluto; il librone un po’ ingiallito era la raccolta di ricette con le sue note, e insomma, visto che è stagione facciamo il ragù di cinghiale.

“Nonna cucinava benissimo, e tra natale e capodanno preparava sempre lepre, fagiano o cinghiale, a seconda di quello che trovava il nonno da un macellaio di fiducia in centro. Io ho trovato il cinghiale, quindi diamoci da fare”.

Nominata sul campo aiuto chef, mi sono immediatamente calata nel ruolo. Quasi un chilo di cipolle mi aspettava minaccioso; le ho pelate senza trattenere le lacrime, che lei ha gentilmente leccato una per una.

Intanto un generoso tocco di burro si scioglieva sul fondo di un capace pentolone e lei ha tolto dal frigo un contenitore di vetro: dentro c’era una poltiglia rossa nella quale erano immersi dei pezzi di carne. Molto poco invitante.

“E’ la marinata, l’ho preparata ieri sera, prima di andare a letto. Vino rosso, aglio, alloro, bacche di ginepro, la nonna non ci metteva l’aceto perché al nonno non piaceva. Ha scritto anche un altro appunto, dice che anche se il libro invita a buttarla via lei la conservava per la cottura, per sentire di più il selvatico”.

Le cipolle cominciavano ad appassire, e con gesto deciso lei ha svuotato il contenitore nella pentola e alzato la fiamma. Il profumo forte e gradevole che ha subito invaso la piccola cucina prometteva bene. Poi ha aggiunto acqua, fino a coprire la carne e le cipolle, un dado ed un cucchiaio di concentrato di pomodoro.

“Adesso è solo questione di pazienza, deve cuocere e stracuocere finché le cipolle si consumano tutte”, ha affermato; ha abbassato la fiamma al minimo, mi ha abbracciata di nuovo e gentilmente guidata in camera da letto.

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Paola (Dialogo quasi socratico sulla gravidanza e non solo)

by cristinadellamore

Pubblicato per la prima volta il 18 gennaio 2015, è un simpatico bozzetto che in qualche modo segue quello quasi dallo stesso titolo e che ho ripubblicato qualche giorno fa, dedicato alla moglie della deuteragonista (Sara). La nostra amica Cristina si diverte e ci diverte.

Mario Siniscalchi

Sia ringraziato l’inventore degli auricolari per il telefonino.

Paola*: “Grazie per aver risposto subito. Volevo invitarvi per sabato, il primo giorno di carnevale, tu e tua moglie. Festeggiamo, ti va?”

Io: “Figurati, ho visto il tuo numero e sono felice di sentirti”. (E’ vero. Sballottata in un autobus strapieno, unico schermo a mani adunche ed arroganti il piumino che mi ha regalato lei, una chiacchierata è il modo miglior per passare il tempo, e lei non mi chiama mai: dice che non vuole controllarmi, ma io so che non è proprio vero, in realtà ha una certa fobia del telefono da quando ricevette una certa telefonata, ma questa è un’altra storia.)

P.: “Festa in maschera, mi raccomando. So che il preavviso è poco, ma conto sulla vostra creatività che ben conosco”.

Io: “Faremo del nostro meglio per non deluderti”.

P.: “L’anno scorso eravate bellissime, ci conto. E sai, visto che ne stiamo parlando, credo proprio di doverti ringraziare”.

Io: (Schivo una palpata sulle tette girandomi su me stessa, una veronica da torero) “E per cosa?”

P.: “Sara* è cambiata, sai”.

Io: “E cosa c’entro io con tua moglie?”

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Dov’era l’ombra

by cristinadellamore

Pubblicata per la prima volta il 17 gennaio 2015, un’altra scheggia di affetto, condivisione e memoria da parte della nostra amica Cristina.

Mario Siniscalchi

Avevamo trovato un avviso, quella mattina, uscendo di casa. Il condominio aveva finalmente deciso, bisognava tagliare le due magnolie che, piantate lì sulla fine degli anni ’50, al momento della costruzione del palazzo, arrivate ormai all’altezza del quarto piano ombreggiavano sì il vialetto di accesso ma con le radici avevano devastato l’ingresso carrabile.

Rapido ed indolore, al nostro ritorno a casa non c’erano più, solo due grossi ceppi al livello del suolo, ed l’allegro portinaio filippino che raccoglieva qualche ramo sfuggito agli operai che avevano portato via il resto.

A lei era scappata qualche lagrimuccia, aveva gli occhi un po’ rossi, e dopo aver accettato il mio bacio mi ha spiegato perché.

“Li avevo visti lì da sempre. Io qui ci sono nata, capisci, ed era una cosa che mi univa ai miei genitori. Quando l’ho raccontato a mio fratello, gli ho mandato una mail, ci è rimasto male anche lui”.

Non c’era che da darle un altro bacio, farla accomodare sul divano e lasciarla parlare; come adoro fare, mi sono accovacciata ai suoi piedi, il capo sulle ginocchia. La sua mano mi carezzava la nuca e intanto mi raccontava di quando giocava col padre, che faceva finta di arrampicarsi lungo i tronchi o la alzava tenendola per la vita per farle toccare qualche ramo, e di quando la madre le diceva di non toccare le foglie cadute per il vento perché potevano essere velenose.

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Festa comandata

by cristinadellamore

Lo so, oggi era il turno del capitolo su Wattpad e di qualche considerazione, ma ho ceduto alla tentazione ed ho deciso di pubblicare questo post, apparso per la prima volta il giorno di pasqua del 2015.

Auguri.

Mario Siniscalchi

Ieri sera lei ha confabulato a lungo con suo fratello, con la scusa di fare il bagnetto a Leo. Io sono stata gomito a gomito con mia cognata, abbiamo rassettato la cucina e organizzato qualcosa per il pranzo di Pasqua.

Ho scoperto anche che mia cognata è una cuoca raffinatissima, che deve aver seguito più di un corso di cucina a livello quasi professionale, interessante passatempo per un avvocato, e che ci ha promesso per il pranzo pasquale un cosciotto di agnello secondo una complicatissima ricetta francese. Ho scoperto anche che le cose vanno benissimo, tra lei ed il marito, e ne avevo avuto una prova la sera prima, in effetti.

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Menu di pesce

by cristinadellamore

Un altro dolcissimo bozzetto di vita quotidiana che la nostra amica Cristina ha pubblicato per la prima volta il 16 gennaio 2015. Conosco quel ristorante: purtroppo ha cambiato gestione, insegna, menù e camerieri.

Mario Siniscalchi

E’ un ristorante che piace moltissimo a lei, a me un po’ meno, e non solo per il menu; no, d’accordo, si mangia pesce, preparato spesso in maniera creativa, ed altrettanto spesso è molto buono se non ottimo, il problema è la giovane cameriera bionda, con gli occhi chiari ed un piercing sulla lingua, che si prende secondo me un po’ troppa cura di noi. Anzi, di lei, l’ultima volta non ha potuto servirci, e lei è andata a salutarla, e ne ha avuto in cambio un abbraccio e due bacioni sulle guance.

L’altro cameriere in sala è il marito, che porta i capelli più lunghi di quanto li porti lei, stretti per igiene in una coda di cavallo, cortesissimo ed efficiente; ogni volta che si china su di noi mi accorgo che lei sorride e so anche il perché, esplora la mia scollatura e sembra soddisfatto da quello che vede. E sì che oggi ho addosso un maglione a V ed una camicia di taglio maschile abbottonata sino alla gola.

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Sara (Dialogo quasi socratico sulla vita quotidiana di una famiglia arcobaleno)

by cristinadellamore

Pubblicato per la prima volta il 14 gennaio 2015: questa è una delle rare occasioni in cui la nostra amica Cristina non mette in scena la sua lei – Stella. Ma la chiacchierata tra due amiche non è per questo meno interessante.

Mario Siniscalchi

Dunque, quella sera la mia collega ed amica non aveva voglia di tornare a casa. Io, invece, sì, come sempre. Ma aveva bisogno di parlare. E allora aperitivo, salatini e chiacchiere.

Sara* : “Vedi, Paola* sta benissimo, la pancia cresce, ogni mattina si sveglia felice ed ancora più bella”.

Io: “Sono contenta, dobbiamo venirla a trovare, chissà se lei non si convinca a lasciarmene fare uno”.

S. : “Io meno. Condivide meno, è chiusa in se stessa, le basta questo bambino. La notte la sento che parla”.

Io: “Parla da sola?”

S. : “No, parla con il bambino, gli racconta come ha passato la giornata. Sono cose che a me non dice più, ormai”.

Io: “Ma tu gliele chiedi”?

S. : “Per la verità, è un po’ che le parlo meno, arrivo a casa, la saluto, la bacio e scappo in palestra”. (Attimo di imbarazzo, beve in un sol sorso lo spritz e ne chiede un altro, ed io mi preoccupo un po’ perché contavo su un passaggio per tornare a casa.)

Io: “E lei non viene con te”?

S. : “Lei fa ginnastica al mattino presto, prima di uscire. E prima che me lo chiedi, ci resto solo mezz’ora, poi faccio la doccia, mi metto la tuta e la aiuto in cucina”.

Io: “La tuta, capisco”.

S. : “Perché la porta anche lei, così è più comoda. Ma sai che a parte la pancia non è ingrassata per niente”?

Io: “Paola sarà in forma anche il giorno prima del parto, ne sono certa”.

S. : “E poi c’è il sesso, ovviamente”. (Incredibilmente arrossisce, e sì che ci conosciamo fin troppo bene.)

Io (sorridendo complice): “Allora è vero”.

S. : “Cosa”?

Io: “Che quando aspetti crescono le voglie”.

S. : “Non lo so, da quando abbiamo avuto la certezza non lo facciamo più”.

Io (allibita): “Ma come? Eravate così affiatate”.

S. : “Cioè, la dottoressa ci aveva detto di essere un po’ caute, almeno i primi due mesi, e allora non l’abbiamo fatto per niente. Poi, cosa posso dire, non se ne è più parlato. Ti invidio un po’, adesso, si vede che con lei andate sempre alla grande”.

Io (mi spremo le meningi per trovare qualcosa di intelligente da dire): “E perché non ne parlate? Anzi, perché non lo fate e basta”?

S. : “Sai, mi sono sempre chiesta cosa succede in una coppia etero. Magari lei si vergogna, a lui fa schifo il pancione, i seni gonfi. E magari lui va a puttane, lei ci prova con l’idraulico, insomma, cose così”.

Io: “Paola si vergogna?”

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Caldo conforto

by cristinadellamore

Pubblicato per la prima volta l’11 gennaio 2015. La nostra amica Cristina cerca pace con la sua lei – Stella – nei gesti consueti e nella vicinanza più che nella complicità.

Mario Siniscalchi

Cerchiamo rifugio nella nostra piccola cucina, nei gesti usuali davanti ai fornelli, quando il mondo attorno a noi sembra impazzire come in questi giorni.

"Zuppa di riso e lenticchie, e la preparerai tu, io ti farò da aiutante", ha dichiarato lei.

D'accordo; non l'ho mai fatta ma conosco la ricetta, ne avevamo parlato nei giorni tra natale e capodanno, quando dalle lenticchie siamo state addirittura travolte, nella fin troppo gustosa versione con cotechino e zampone.

Siamo in due, quindi non più di un etto di lenticchie di Castelluccio, roba di qualità, addirittura si fregia del marchio IGP, un gambo di sedano e uno spicchio d'aglio, le mettiamo a lessare per una mezz'ora. Intanto la mia aiutante affetta al velo una bella cipolla e mi fa preoccupare, come sempre, perché manovra a tutta velocità un coltello affilatissimo; ho il tempo di pulirle le dita con la lingua, e dio sa se continuerei molto volentieri, ma vengo richiamata all'ordine con una carezza ed un bacio.

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