Solo per amore

La vita, l'universo e tutto quanto

Mese: dicembre, 2020

Lavori e diritti

by cristinadellamore

Pubblicato il 28 dicembre 2014 per la prima volta: la nostra amica Cristina si pone delle domande e cerca le risposte con l’aiuto della sua lei- Stella. Mai vista una coppia così affiatata.

Mario Siniscalchi

Su questa cosa dell’articolo 18 mi sono posta un po’ di domande, ho letto qualche articolo di giornale ed ho confessato di averci capito poco e niente. Allora ho chiesto a lei.

Lei ci ha pensato un po’, attorcigliando un ciuffo di capelli tra due dita come fa sempre quando pensa, prima di andare a colpo sicuro su uno dei tanti scaffali pieni di libri per tirarne fuori uno un po’ ingiallito. Il cognome in copertina era il suo, guarda un po’.

“Lo ha scritto il nonno, dovresti leggerlo ma prima facciamo due chiacchiere”. Già il titolo era imbarazzante, qualcosa come La tutela reale del posto di lavoro: imbarazzante nel senso che non avevo idea di cosa significasse. Lei si è accesa una sigaretta, mi ha fatto segno di accomodarmi sul divano, mi ha preso una mano ed ha cominciato a parlare.

E insomma, mi ha spiegato che per prima cosa qui si sta parlando di licenziamenti individuali illegittimi: sono quelli disciplinati dall’articolo 18, che si applica però solo alle aziende medie e grandi, e per questo lì dove lavoro io no. I licenziamenti illegittimi sono quelli intimati senza una buona ragione, lei ha detto prima “giusta causa o giustificato motivo”, e poi è stata più chiara e mi ha fatto qualche esempio: un dipendente che si rifiuta di fare straordinario non pagato, l’operaio che pretende il rispetto delle regole di sicurezza messe da parte per aumentare il ritmo di lavoro, la donna che si sposa.

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Dopo natale

by cristinadellamore

Qui trovate la seconda parte della storia incompiuta: anche oggi ho pubblicato su wattpad la storia incompiuta della nostra amica Cristina.

Si è concluso il secondo natale senza di lei e di sua moglie – Stella: più passa il tempo, meno mi abituo.

Mario SIniscalchi

Marco (Dialogo quasi socratico su figli, mogli e cali di reddito)

by cristinadellamore

Pubblicato per la prima volta il 27 dicembre 2014: la nostra amica Cristina ci racconta i suoi rapporti con la famiglia di lei, purtroppo ridotta ai minimi termini. E buon Natale, un altro Natale senza.

Mario Siniscalchi

Leo* si era addormentato sul mio petto e Maria Carla* era andata con lei a metterlo a letto. Ero rimasta con Marco* a dar fondo alla bottiglia di picolit; è mio cognato, ma a lei non assomiglia per niente: è più scuro di pelle, di capelli e di occhi, ha anche le labbra molto più carnose che, come mi aveva detto Maria Carla*, sapeva usare in maniera eccezionalmente delicata.

Marco: “Leo* vi adora, non potrebbe avere zie migliori di voi. E adesso Maria Carla* vorrebbe il secondo”.

Io: “Perché no? Sta bene, è giovane, e ve lo potete permettere. E a te i bambini piacciono”.

M. : “A me piace mio figlio, piace la mia donna, insomma la famiglia mi piace, e non lo avrei mai creduto”. (Fa lo stesso sorriso del figlio, mite ma sicuro, e se non fossi già sposata con lei mi inginocchierei davanti a lui per chiedergli di concedermi l’onore di fargli un pompino.)

Io (Mi do figurativamente un pizzicotto per scuotermi prima di aprire bocca): “E allora, perché no?”

M. : “E’ una cosa che non dovresti riferire a lei e a Maria Carla*: le cose non vanno proprio benissimo, in questo periodo”. (Mio cognato è alla testa di una strana e complicata costellazione di società nel campo immobiliare: fondamentalmente compra e rivende appartamenti, e ci guadagna tantissimo; lei ha una quota del 50% in queste attività, sono soldi che però non ha intenzione di toccare.)

Io: “Non mi dire che state diventando poveri”.

M. : “Certamente no. Ci hanno insegnato a spendere meno di quello che guadagniamo. Però sono un po’ preoccupato. Ti dispiace se fumo?”

Io: “Sei a casa tua, e il toscano mi piace”.

M. :”Insomma, secondo te dobbiamo farlo questo bambino?” (Accende il mezzo toscano ed io dilato le narici, è un bel profumo. Ho smesso di fumare da qualche anno, ma l’odore del fumo mi piace ancora. E quello che fa lei col fumo delle sigarette è una cosa meravigliosa.)

Io (Mi viene quasi da piangere, lo vorrei anche io un bambino, e mi piacerebbe se il donatore fosse lui, ma sarebbe in qualche modo incestuoso): “No, non puoi chiedermelo, è una cosa che dovete decidere voi due”.

M. : “Sai, te lo chiedo perché mi fido tantissimo di te. E poi ho paura che Maria Carla* la prenda male, se le dico che non è il caso”.

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Scenario su wattpad

by cristinadellamore

Stasera, e per qualche settimana, non pubblicherò su Wattpad la storia fantasy della nostra amica Cristina, ma i capitoli della storia incompiuta.

Qui c’è il primo.

Mario Siniscalchi

Un dolcissimo natale

by cristinadellamore

Pubblicato per la prima volta il 26 dicembre 2014: sempre dolcissima la nostra amica Cristina.

Mario Siniscalchi

Abbiamo avuto anche noi il nostro film di natale, lo abbiamo visto abbracciate sotto una copertina, piluccando gli avanzi del cenone della vigilia.

Era pieno di pupazzoni blu, di cavalli con un esagerato numero di zampe e di lucertoloni volanti, e in fondo era la storia di John Smith e di Pocahontas con complicazioni intergalattiche e qualche riferimento alle guerre in Iraq della famiglia Bush.

Quasi tre ore che sono volate via, non saprei dire se per merito del regista o delle carezze che ci siamo scambiate quando l’azione rallentava e partiva il messaggio, e come aveva ragione quel tycoon di Hollywood quando diceva “If you have a message, send it Western Union”.

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Scenario, parte diciottesima

by cristinadellamore

Qui la nuova parte della storia fantasy della nostra amica Cristina.

Stasera siamo purtroppo arrivati all’ultima parte della storia incompiuta: magari fatemi sapere cosa ne pensate e se c’è qualcuno che abbia voglia di proseguirla.

Mario Siniscalchi


SCENARIO (18)

“Tieni il tempo, prigioniera 7271”. Ti sei distratta, sei stanca, e la paghi. Carissima; se ti chiedevi cosa si provasse sotto la lunga frusta ora lo sai, quello che hai provato in precedenza era paragonabile alla carezza di un amante. Arrivano assieme, lo schiocco ed il colpo che ti brucia le spalle, ti toglie il fiato, ti strappa un urlo semisoffocato dal cappuccio. Prima il colpo che mozza il respiro, poi il dolore fin nelle ossa, assieme al bruciore che si sparge per tutto il corpo e ti indebolisce e ti fa desiderare di morire; le ginocchia per un istante ti cedono e poi, mentre il dolore si diffonde lungo tutto il tuo corpo, si raddrizzano per reazione e non per un tuo comando cosciente; sì, perché quello che desideri è gettarti a terra, urlare e piangere, e non puoi farlo. Gli occhi pieni di lacrime che ti bagnano le guance, la bocca spalancata a cercare aria, ti aggrappi agli ultimi brandelli di energia per restare in piedi e proseguire nella tua fatica: temi che la Strega ti colpisca di nuovo e sai che non potresti sopportarlo. Ti chiedi anche se la frustata, che senti ancora bruciare, di traverso sulla schiena, dalla scapola destra al fianco sinistro, ti abbia aperto la pelle: ti sembra di sentire il calore del tuo sangue, sulla schiena, e le gocce scorrere lungo le natiche, le cosce e i polpacci.

“Ferme, prigioniere”. La Strega fa di nuovo schioccare la frusta e tu istintivamente incassi la testa nelle spalle, ma stavolta era solo per sottolineare l’ordine e godere della paura, della tua e di quella delle tue compagne. Per quanto ti sembri assurdo, sono passate due ore da quando hai cominciato, è finito il turno. E infatti, mentre tremi, singhiozzi e piangi, senti i rumori del legno e del metallo causati da manette e collari che vengono sganciati, e ti chiedi quando toccherà a te, e se potrai bere qualcosa, lavarti e, almeno, lavare la ferita che sì, ora che sei ferma puoi sentirlo e sei sicura che stia sanguinando.

Come sei stata la prima ad essere legata al mulino, ora sei l’ultima ad essere liberata; via il cappuccio dal capo, immagini di vedere la Strega soddisfatta per essersi presa la sua vendetta e invece no, è la signorina bionda che ti sorride molto dolcemente, e con delicatezza ti libera polsi e collo, ti aiuta a raddrizzarti e ti porge una bottiglia di metallo che non riesci a reggere in mano. E lei ti aiuta a bere, ti porta la bottiglia alle labbra e ti sorregge gentilmente la nuca. Ti dice di bere lentamente e ti sforzi di obbedire: è acqua dal sapore nauseante, devono averci sciolto dentro il latte condensato delle razioni militari per soffocare la puzza del cloro che hanno usato per disinfettarla, ma ti sembra di non aver mai gustato niente di più squisito.

“La accompagno alla sua squadra, signora. Si appoggi pure a me”. La signorina bionda te lo sussurra quasi in un orecchio, senti il calore del suo respiro e una sottile fragranza di rose che sconfigge la puzza di sudore e quella della paura di cui è impregnato questo locale. Gentilmente ti appoggia sulle spalle una mantellina di tela cerata e incredibilmente il gesto ti riscalda molto di più di quanto possa fare il sottile tessuto. La signorina è riuscita anche a non toccare la tua schiena martoriata dalla frusta della Strega, e ti sostiene con un braccio attorno alla vita. Sono passati più anni di quanti tu possa ricordare da quando hai avuto bisogno di aiuto, ed ancora di più dall’ultima volta che lo hai ottenuto; stai troppo male e lasci che la signorina ti accompagni e ti guidi, e continui a parlarti gentilmente all’orecchio.

“Sono stata aspirante alle sue dipendenze, signora. Ho avuto da lei una magnifica valutazione, ero in fondo alla graduatoria e sono passata in testa, alla fine. Ho un debito ben più grande di così nei suoi confronti”. Ti sforzi di ricordare, mentre incespichi e stringi i denti per non urlare dal dolore e finalmente sì, ti viene in mente: l’ultimo comando operativo, una ragazzina pelle ed ossa che era sempre l’ultima a mollare, scarsa in teoria ma bravissima sul campo; tu la costringesti a sacrificare le ore di sonno per recuperare il tempo perso in accademia e davvero vorresti scusarti con lei. Sì, perché se è qui, la carriera buttata nella spazzatura, è certamente colpa della tua valutazione.

Inconvenienti

by cristinadellamore

Post pubblicato il giorno di natale del 2014. La nostra amica Cristina ci racconta un piccolo imbarazzo prontamente risolto.

Mario Siniscalchi

Allora, ieri sera abbiamo avuto ospiti, mio cognato con la compagna ed il figlio. Ovviamente il bambino è stato il re della serata, coccolato e ricoperto di regali, ma ci siamo divertiti anche noi.

Abbiamo messo a letto il bambino, che adoro tenere in braccio e chissà che per quest’anno che viene lei non si decida a farmelo, questo regalo, stappato lo spumante, mangiucchiato con scarso entusiasmo il panettone dopo la sontuosa cena che lei, con il mio modestissimo aiuto, ha preparato e ci siamo scambiati i pacchetti.

Non solo per ragioni economiche ci eravamo imposte un rigoroso limite di spesa per i regali, ed è stata bellissima la sorpresa che lei mi ha fatto, un braccialetto sottile e colorato, proprio da ragazzina, come piacciono a me; lei ha apprezzato il girocollo con la piccola pietra.

Poi, da zie premurose, abbiamo suggerito agli ospiti di restare a dormire da noi per non svegliare il nipotino, o comunque non portarlo in giro di notte, e loro hanno accettato. Facendo più piano del solito, ci siamo ringraziate finalmente come si deve per i regali e ci siamo addormentate abbracciate.

Stamattina mi sono svegliata un po’ rintronata – cibo, vino, amore, sesso, tutto assieme – e sono andata come al solito a preparare il caffè con indosso solo il regalo e mi sono scontrata con mia cognata che, nella stessa tenuta, aveva avuto la medesima idea.

“Sai”, mi ha detto per niente imbarazzata mentre io ero diventata viola, “si vede che sono fratello e sorella, hanno gli stessi gusti, caffè a letto e coccole per svegliarsi. Non hai una caffettiera più grande?”

Pochi minuti più tardi lei beveva il caffè, io ero accovacciata tra le sue gambe e mi dicevo, mentre la baciavo, che mia cognata ed io siamo due ragazze molto fortunate.

Scenario, parte diciassettesima

by cristinadellamore

Qui la nuova parte della storia fantasy della nostra amica Cristina; di seguito un altro capitolo della storia incompiuta: purtroppo è quasi finita.

Mario Siniscalchi

SCENARIO (17)

“Più in fretta, prigioniere”. La Strega si fa sentire di nuovo e di nuovo fa schioccare la frusta. Il fiato sempre più corto, i muscoli sempre più molli, il corpo sempre più dolorante, tieni il ritmo meglio che puoi, perché hai di nuovo paura: hai paura della Strega, hai paura della frusta, hai paura di scivolare e cadere. Ci stanno riuscendo, ogni cosa di te, di quello che eri, te la stanno portando via. Cerchi di immaginare di nuovo come potrebbe essere la terza prigioniera, di cui non sai nulla. La immagini come piace a te, alta, bruna, formosa (anche se è più probabile che sia asciutta ed atletica), e immagini il sapore e l’odore del suo sesso, spalancato davanti alle tue labbra, pronto ad essere baciato e leccato e coccolato. Immagini che le piaccia tutto quello che a te piace fare ad una donna e che sia pronta a farti tutto quello che desideri una donna ti faccia. Nonostante il dolore, la fatica, la fame, la sete ed il freddo ti senti in grado di correre ancora per ore, sostenuta da questa assurda fantasia, come ti sostenne la fantasia di possedere il sottufficiale istruttore durante la prova di ammissione al corso per le Forze Speciali. Poi il sottufficiale istruttore venne davvero a letto con te, e non fu sesso memorabile, ma questo non ha avuto importanza. La tua fantasia è interrotta bruscamente: la frusta schiocca di nuovo, vicinissima alle tue orecchie, e subito dopo senti un gemito, che ti riporta al qui ed ora.

“Prigioniera 7099, qui non è consentito battere la fiacca”. Altro schiocco di frusta ed altro gemito, più soffocato, ad accompagnare la voce della Strega. Quindi la quarta sconosciuta è una politica come te, e deve essere qui da parecchio tempo. Ti chiedi se la conosci: hai scoperto che quei numeri non sono riservati ai militari, ma periodicamente la polizia segreta avvia indagini sulle forze armate e sai che molti, come te, sono spariti in questa o in qualche altra prigione. Mentre ci pensi ti chiedi anche quanto tempo sia passato da quando avete cominciato a lavorare, e se la Strega intende rispettare il limite delle due ore: lo fai per ingannare te stessa e per non pensare alla prigioniera che ha preso addirittura due frustate di fila e non chiederti come reagiresti se dovesse toccare a te. Intanto continui a trottare al passo imposto dalla Strega: sei sicura che troverà il modo di frustarti e la tua paura cresce. Perché non hai idea di quello che proveresti; certamente dolore, ma di che tipo? Gli istruttori, in accademia, usavano liberamente i bastoni di bambù che erano anche il simbolo del loro grado, facevano male, lasciavano segni che sembravano non voler andare mai via, macchie blu e rosse che diventavano lentamente nere, ma che erano anche un segno di coraggio e tra gli allievi ci si vantava a che ne riceveva di più. Qui una frustata che apre la pelle e fa scorrere il sangue può causare infezione e ucciderti. E tu hai deciso che vuoi vivere ancora un po’.

“Potete rallentare, prigioniere. Al passo”. La Strega vi dà di nuovo il tempo, tu lo segui e senti il sudore scorrere lungo il filo della schiena ed inzuppare il cappuccio: respirare diventa ancora più difficile, ma sai che non devi farlo attraverso la bocca perché l’aria è gelida e ti farebbe sentire peggio. Sai anche che la Strega non è per niente soddisfatta di non aver ancora avuto motivo di frustare anche te e che farà di tutto per togliersi la soddisfazione. Di nuovo, mentre procedi a passo cadenzato seguendo la voce della Strega, ti chiedi quanto deve ancora durare il turno; già che ci sei, ti chiedi anche se, dopo, avrai la possibilità di mangiare qualcosa e magari di avere un po’ di riposo o se dovrai tornare alla squadra e di nuovo metterti al lavoro con Zero Diciotto.

Condivisioni

by cristinadellamore

Complicità e desiderio, in ogni circostanza. Un’altra piccola perla che la nostra amica Cristina ci ha raccontato la vigilia di natale del 2014.

Mario Siniscalchi


Come fringe benefit del nuovo lavoro, lei ha avuto anche l’abbonamento ad una società di car sharing; una tesserina bianca e blu, un codice segreto ed una app per il telefonino, e si sale in macchina, se la si trova nelle vicinanze.

Ha deciso che per andare alla serata con gli amici, un aperitivo in Centro per augurarci buone feste, possiamo usarla, “così ci mettiamo anche un vestito elegante”. Le brillavano gli occhi mentre lo diceva, sapevo a che cosa intendeva alludere. Però siamo troppo sotto Natale, o forse ci sono ancora poche macchinette, quelle strane, a due posti e senza frizione, e insomma trovarne una è stata un’impresa, la più vicina mi è sembrata a qualche chilometro anche se secondo la app erano solo quattrocento metri, e faceva freddo, c’era una sgradevole umidità che ti entrava nelle ossa.

La macchina profumava di nuovo ma non era proprio pulitissima, e c’era anche poca benzina, ma insomma l’abbiamo presa e ci siamo avviate; lei non era la prima volta che ne guidava una di quel tipo, ma la vedevo meno sicura di sé, un paio di volte abbiamo avuto qualche sgradevole sobbalzo e lei si è scusata dopo aver masticato qualche maledizione, e io ho capito che aveva cercato la frizione col piede sinistro e, invece, aveva frenato.

C’era anche traffico, intenso ma per fortuna non bloccato. Era il momento di intervenire per aiutarla a rilassarsi, aveva avuto una settimana pesante e non aveva molta voglia di uscire, avevo insistito io. E allora ho lentamente tirato su il vestito facendo frusciare la fodera di seta contro le calze per attirare la sua attenzione e mi sono fermata solo quando ho mostrato il pizzo del reggicalze, e poi le ho chiesto: “Se vuoi che continui devi pagare pegno”.

“Sono d’accordo”, ha risposto lei, “farò lo stesso al prossimo semaforo”.

Ho scoperto l’inguine per mostrarle che, come piace a lei, non indossavo le mutandine, e qualche minuto dopo ho potuto scoprire che aveva dimenticato anche lei di indossarle. Avrei voluto toccarla, proprio lì ed in quel momento, e lei mi ha bloccata con un sorriso ed una frase:

“Vorrei accarezzarti ma so che non mi basterebbe, mi accontenterò di desiderarlo per tutta la serata”.

Siamo rimaste con gli amici il minimo indispensabile.

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