Telefoni – Prima parte

di cristinadellamore

Oggi le cose vanno all’incontrario: storta durante la corsa mattutina, ginocchiata nella doccia mentre cerco di afferrare al volo la saponetta che mi cade di mano, macchia di caffè sulla camicetta di seta durante la colazione, tutti i semafori rossi e, ciliegina sulla torta, un bel graffio sulla mia decolté preferita quando tiro lo scooter sul cavalletto sotto l’ufficio – in ritardo, purtroppo.

In ritardo per la riunione del mattino col mio team, ritardo che si trascina per tutta la mattinata, con un appuntamento al quale mi presento un quarto d’ora dopo l’orario previsto, e devo perdere un altro quarto d’ora, facendo grande esposizione di tette e di cosce, per rabbonire il cliente; insomma, per riprendere il ritmo della mia agenda non mi resta che saltare il pranzo.

Il ragioniere pensionando, nel vedermi martellare sul computer al rientro dalla sua pausa viene mosso quasi a compassione, esce di nuovo e ritorna cinque minuti dopo con un sacchetto tra le dita: è di carta gialla e pesante, quella che lei chiama carta da droghiere, un po’ unta, e ne proviene un magnifico profumino.

Mi augura buon appetito e sparisce discretamente lasciandomi in compagnia di un meraviglioso panino con la porchetta ancora tiepida, e davvero non l’ho ringraziato abbastanza: anzi, devo anche chiedergli, alla prima occasione, dove l’ha preso. C’è anche una birra gelata, e allora chi se ne frega della porta aperta, chi se ne frega dell’open space, la mando giù in un solo sorso o quasi, e faccio fatica a soffocare un rutto liberatorio. Ci vorrebbe proprio un caffè, ma prima il mio rito scaramantico: ogni giorno, subito dopo la pausa, mando un messaggino a lei: so che a lei fa piacere, e fa piacere anche a me, scrivere un saluto, ripetere il mio amore, aggiungere un cuoricino ed aspettare la risposta, più o meno dello stesso tono.

Stavolta invece la risposta è la vibrazione imperiosa del telefono personale, che in ufficio tengo senza suoneria, il nome di lei sullo schermo. Immediatamente il mio cuoricino salta qualche battito e mi arriva in gola, mi si secca la bocca e mi manca il respiro. Mai capitato, deve essere successo qualcosa a lei. Con un ditino che mi trema accetto la chiamata.

E sento la voce della cugina, tutte le mie più orribili previsioni diventano improvvisamente realtà almeno per due o tre secondi, poi ascolto e mi calmo, sia pure con una certa fatica. Dunque, sta usando il telefono di lei perché ha scordato il suo a casa, tutto bene, e insomma, visto che la sera faccio ancora tardi in ufficio e visto che siamo tutte in centro, stasera l’idea sarebbe di scaricare la tensione di una settimana complicata andando a mangiare alla trattoria romana sotto casa della cugina, che ne approfitta anche per accettare quell’invito dai conduttori dell’appartamento che le vogliono mostrare come hanno sistemato tutto per farci stare il maggior numero possibile di ospiti paganti.

Per come mi sento accetterei qualsiasi cosa. Devo dire qualcosa a lei, stasera, magari dopo aver fatto l’amore, su queste telefonate non preannunciate, per il momento mi limito a rispondere sì, certo, mi ricordo benissimo l’indirizzo, ci vediamo lì. Chiudo la telefonata, il caffè devo proprio prenderlo doppio e amaro, accidenti, e niente macchinetta dell’ufficio, anche se non sarebbe ora esco, c’è il bar qui sotto, questione di cinque minuti.

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