Pixel – Seconda parte

di cristinadellamore

(La parte precedente è qui)

“A mia parziale discolpa posso solo dire che allora ero fragilissima, amore. I miei genitori appena morti, un ragazzo che ritenevo importante che mi aveva appena lasciata, ed a quel punto è arrivata questa donna che era tutto quello che avrei voluto essere”. Non voglio vedere altro, non voglio sapere più niente. Già la odio, questa donna che ha fatto del male a lei, avrei dovuto e voluto esserci, allora, per piantarle le unghie nelle guance e rimetterla al suo posto. Lei però continua a parlare e mi spiega di aver conosciuto questa donna all’Università, era già professore a contratto mentre lei non era ancora diventata ricercatrice, e di esserne subito rimasta affascinata.

“Sì, amore, è stata una manovra di seduzione più che raffinata, davvero degna di un romanzo di appendice”. Lei sorride di nuovo, accovacciata ai miei piedi, ha raddrizzato la schiena ed aperto un po’ le ginocchia, e regge sempre il piccolo portatile perché io possa vedere la carrellata delle immagini: lei che si succhia un dito con espressione intenta, quasi da bambina, e la bruna che, le labbra increspate come a scoccare un bacio, regge le tette con le mani offrendole all’obbiettivo. Mi sembra incredibile che lei possa essere caduta in una trappola del genere, intelligente e percettiva come è. Guardo un’altra foto di lei, gli occhi bassi, si morde le labbra sottili e sembra indifferente all’essere nuda, seduta su uno sgabello, le gambe spalancate; la foto che segue è dell’altra donna, in posa da femme fatale su un divano, vestita solo di una lunga collana di perle e di quel sorriso inquietante.

“Sorrideva sempre così, quando eravamo assieme, come se si chiedesse fino a dove avrebbe potuto spingermi. Ed io, amore, non vedevo niente di male ad assecondarla”. Posso capire: io ho fatto lo stesso con lei, avrei fatto ancora di più se ne fossi stata richiesta, ed ero felice di rendere felice la persona che aveva cambiato la mia vita. Ma perché il ricordo è così doloroso? Si commettono errori, ed io ne sono esperta, me in genere ci si può rimediare, e dagli errori si impara. Certo, a patto di avere una brava insegnante accanto, ed io ad un certo punto della mia vita l’ho finalmente trovata. Altra foto, quella che non avrei mai voluto vedere: di profilo, lei e l’altra donna, le grandi tette della bruna che schiacciano quelle di lei, le labbra incollate le une alle altre.

“Mi baciava sempre così, come se volesse succhiare via da me anche l’anima. E a me piaceva, amore, perché lo scambiavo per tutto quello che non era”. E allora di cosa si trattava? Vorrei chiedere ma preferisco tacere, vorrei baciare di nuovo lei, che ha ricominciato a piangere, ma lei si fa scudo del computer sullo schermo del quale c’è ancora quell’ultima foto. Ascolto lei che mi racconta e mi spiega che non era questione di fare sesso in modi e posti strani ed anche un po’ inquietanti: a lei piaceva tutto quello che quella donna voleva fare, e non aveva mai detto di no. Però lei non riusciva a capire di essere incappata in una persona cui non interessava altro che usarne il corpo e legarla sempre di più a sé. Con un gesto deciso chiude il portatile e prima sembra volerlo gettare via, poi lo appoggia delicatamente sul pavimento e resta davanti a me, senza più difesa.