Dietro la porta – Seconda parte

di cristinadellamore

(Qui la parte precedente)

“Mangia che si fredda, ho fatto una gran fatica per fartelo trovare pronto, non si sa mai a che ora arrivi a casa”. Insomma, la cena è quella di una famiglia tipo come nei peggiori stereotipi: non parliamo, non ci guardiamo in faccia, lei mi mette il piatto davanti, me lo toglie quando è vuoto, mi versa un bicchiere di vino, il tutto tenendo gli occhi bassi con espressione preoccupata, la cugina lascia tutto a metà, si alza e se ne va senza salutare, ed io mi sporco la felpa, mi pulisco la bocca con la manica, mi faccio anche scappare un rutto. Credo che sia quello che lei si aspetta da me, e mi chiedo come possa essere divertente questo gioco.

“Guardi anche stasera la tele fino a tardi?”. Bella domanda, noi non la accendiamo mai, credo che nemmeno funzioni il vecchio apparecchio a tubo catodico che prende polvere in un angolo del soggiorno, io mi limito a grugnire e mi sposto in poltrona lasciando tutto in disordine e guarda guarda, la tv non è spenta ma in stand by, c’è una lucina rossa accesa, sfioro il telecomando e lo schermo si illumina. Non ho idea di cosa sia, c’è gente che litiga e faccio finta di interessarmi e intanto penso a lei e mi chiedo dove vuole arrivare. E no, non sono eccitata, proprio per niente. O forse sì, dietro di me sento l’acciottolio dei piatti, lei sta mettendo in ordine, insomma sono un marito padrone con una moglie sfiduciata, obbediente e sottomessa, e allora provo a schioccare le dita, vediamo l’effetto che fa.

“Scusami, ti porto subito la birra”. Non mi volto nemmeno quando lei mi porge una bottiglia gelata ma guardo di sottecchi: ha messo degli orribili guanti di gomma ed un grembiule sull’abituccio da casa, è spettinata ed ha anche due cerchi sotto gli occhi, chissà come ha trovato il modo di truccarsi così, e continua a non guardarmi, ed è bellissima. Lo faccio o non lo faccio? Sì, lo faccio, mano sotto il vestito, pizzicotto sul culo, è il gesto di affetto più adatto ed infatti lei non riesce a nascondere un sorriso soddisfatto. Lascio indugiare le dita sulla pelle di lei per qualche istante, poi uno sculaccione mentre mi porto la bottiglia alle labbra, come a dire a lei che sono soddisfatta.

“Io vado a dormire, non fare tardi”. Lei prende la bottiglia vuota che ho negligentemente appoggiato sul pavimento, ancora a portata di mano: sì, avrei dovuto lasciarla rotolare da qualche parte ma ho avuto paura di macchiare il parquet – insomma non sono diventata un cattivo marito perfetto, ci devo ancora lavorare sopra. Rispondo con un grugnito che potrebbe essere un cenno di assenso e comincio a chiedermi quanto devo aspettare per raggiungere lei a letto e cosa devo fare una volta lì. Intanto che ci penso il tempo passa, e l’unica cosa che mi viene in mente è che non devo fare la doccia, e nemmeno lavarmi i denti. Troppo stereotipo? Credo di no, e in ogni caso a questo punto sono davvero eccitata, fisso il televisore senza vedere nulla e d’altronde non mi interessa e non mi è mai interessato, stasera avrei volentieri visto un film abbracciata con lei proprio su questa poltrona, o meglio ancora inginocchiata ai piedi di lei: mi ha promesso di doppiare per me, in diretta, Emmanuelle, che ha solo in francese, mi ha raccontato ma non ho mai visto.