Una breve vacanza – Ventiseiesima parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

“Girati verso di me, amore, come ti ho insegnato”, mi ordina lei a bassa voce, e non è facile, vi assicuro, non devo praticamente spostare la parte superiore del corpo ma lavorare piano con le gambe e le ginocchia, e non posso neanche metterci un’eternità, gli ordini vanno eseguiti, ed in fretta. Sento pesante su di me lo sguardo del Dom, cui adesso mostro a mia volta il culo, appena coperto dal perizoma e ben segnato dalle frustate, poi una carezza di lei mi conforta, di nuovo mi porge la mano da baciare e finalmente mi porge con due dita un bocconcino, è una piccola tartina coperta da un paté grasso e saporito.

“Fai piano, amore”. È una parola, ho di nuovo sfiorato con le labbra e la lingua le dita di lei ed è questo che ha reso meraviglioso il sapore. Come è meraviglioso, un attimo dopo, quando lei mi porge il palmo della mano a coppa: lecco e bacio e bevo qualche goccia di un vino passito e liquoroso che si sposa benissimo col sapore dell’antipasto e di lei.

“Era un po’ di Sauternes, amore, sul paté de foie gras. Adesso assaggia questo”. Che è una conchigliona forse un po’ troppo cotta al cui interno trovo un impasto di rosso d’uovo, pecorino e pancetta tostata, e insomma è la carbonata destrutturata con la quale si esibiscono a volte gli chef stellati. Continuo a preferire quella che facciamo noi, in realtà, comunque mangio e ringrazio baciando e leccando disciplinatamente le dita di lei dopo ogni boccone. Ovviamente non posso dire basta, ma non ce n’è bisogno perché lei smette di imboccarmi al momento giusto, quando non ne voglio più, mi dà un affettuoso schiaffetto sulla guancia e mi porge di nuovo la mano a coppa.

“Si cambia vino. Bevi, amore, è davvero buono”. Proprio così, è un bianco molto profumato che sembra un sauvignon, ne vorrei ancora. Lecco e bevo pensando a come sarà, alla fine della serata, leccare e bere lei, ed il sapore migliora ancora. Dovrò farlo qui? Non l’abbiamo mai fatto, ma potrebbe essere questa l’occasione giusta, in fondo lei non mi aveva mai frustata in pubblico prima d’ora, ed è una buona serata per una nuova prima volta. Quindi, perché no?

“Adesso devi fare una cosa per me, amore. Tirati giù le mutandine, fino alle ginocchia, da brava”. Controllo un sussulto, mi dico che cambia poco perché sono molto piccole, poi mi dico che ho appena pensato di servirla in pubblico fino a darle piacere e che sono una stupida a pormi questo problema, e finalmente lo faccio, muovendomi il meno possibile e meritandomi una carezza affettuosa sulle tette; non mi ha chiesto di togliere il reggiseno, ma non importa. Io intanto continuo a tenere gli occhi disciplinatamente bassi, mi concentro sulle mani di lei e le immagino su di me, affettuose ed esperte, che mi dispensano piacere e dolore assieme, ed attendo altri ordini. Intanto mi rendo conto: lei mi ha fatto scoprire il culo perché vuole che il giovane Dom qui accanto, che immagino impegnato a maltrattare la propria sub cercando di far colpo su di lei, lo veda, lo ammiri e lo desideri, lei potrà essere gelosa di me come io lo sono di lei; è l’amore che ci guida, anche in questo e per questo.

“Ho ancora voglia di frustarti, amore, ma senza dare spettacolo. Più tardi lo farò, stanne certa”. Ed io non mi trattengo, dovrei restare in silenzio e parlo, dico grazie Padrona, non vedo l’ora Padrona, convinta di essermi limitata a pensarlo. E contemporaneamente, immaginandomi piegata in due sul bordo del letto, il culo in alto, il frustino tenuto dalla abile mano di lei che sibila e mi impartisce il dolore noto e gradito, ecco, in tutto questo vengo, mordendomi la lingua, e mi sembra che il borbottio che sento, le chiacchiere dei Dom, il respiro controllato dei sub, e tutto il resto, tutto si fermi improvvisamente e che tutti, proprio tutti, guardino me.