Solo per amore

La vita, l'universo e tutto quanto

Tag: Dom

Privo di titolo (10)

by cristinadellamore

La cena finisce, forse ho bevuto un bicchiere di troppo, e il cinquantenne mi porge il braccio che accetto senza pensarci troppo su; barcollo un po’ sui tacchi e mi rendo conto che il caffè tiepido e troppo zuccherato che ci hanno servito non ha ancora fatto effetto. Il tipo atticciato stringe d’assedio la quarantenne sotto lo sguardo gelido del biondo del quale non ho ancora capito bene le preferenze sessuali: si è presentato qui con una specie di efebo e guarda con desiderio i culi delle donne, divertente. E in questo momento sembra interessato ad una camerierina che un po’ mi somiglia e che ha su di me il vantaggio di dieci centimetri di statura in più: bene, allora, gli faccia buon pro. Intanto io devo ancora decidere e ci penso mentre ci spostiamo in una specie di studio vittoriano con pesanti poltrone di pelle, pannelli di legno alle pareti e lampade giallastre dalla luce un po’ fioca: insomma, cosa devo fare stanotte? Bene, per prima cosa sedere su una di queste poltrone senza affondare, e meno male che indosso i pantaloni e sono sicura di non mostrare troppo a degli estranei.

Missione compiuta, riesco anche ad accavallare graziosamente le gambe e a sorridere alla camerierina che mi porge uno strano bicchiere con un fondo di liquore color ambra; so che è un balloon e che il liquore è cognac; mi accorgo anche che la camerierina porta un reggiseno un po’ troppo imbottito e mi viene voglia di prenderla da parte e spiegarle qualche trucco. Oltre l’orlo del bicchiere guardo il cinquantenne che non se ne accorge perché a sua volta sta fissando le tette della cameriera che anche lui ha offerto il cognac. Mi passa immediatamente la voglia di quest’uomo, e mi torna prorompente la voglia di lei, tanto che trovo il coraggio di prendere l’iniziativa e di suggerire, prima di andare a letto, una nuova visita nel sotterraneo.

Probabilmente non è previsto, è una violazione del protocollo: e allora? Siamo tutti Dom, anche io per quanto un po’ abusiva, e il protocollo ce lo facciamo da soli. Con i bicchieri in mano seguiamo di nuovo un nazista non proprio entusiasta che ci spiega che le luci sono state spente ormai da un’ora e che, dopo la scodella di minestra dalle nostre mani hanno ricevuto una coperta con la quale ripararsi dal freddo umido delle segrete. Forse vorrebbe dilungarsi sulle procedure che sono state studiate per far sì che nel sotterraneo si sia sempre in un difficile equilibrio sul limitare dell’insopportabile, forse è solo annoiato e questo è per lui un impegno in più, forse vorrebbe essere lasciato solo a godersi le sofferenze dei sub dalla sua postazione ipertecnologica: lo abbiamo strappato ad una comodissima poltrona di pelle, ad una scrivania dirigenziale e ad un computer sul cui schermo scorrevano le immagini del sotterraneo riprese da una videocamera in bianco e nero ad altissima sensibilità. In realtà non me ne importa: come mi cambia il collare quando lo indosso, mi cambia anche impugnare questo frustino, o solo, come ora, lasciarlo negligentemente penzolare dal polso, e divento addirittura arrogante; stasera mi rendono felice gli sguardi ammirati della rossa e del biondo. Sono per me, in questo momento; sono bella e desiderabile, e questo mi piace da impazzire. In questo momento sono pronta a sottomettere lei, anche a farle male, a lasciare dei segni su quella pelle di seta; penso alle labbra sottili piegate in una smorfia di dolore, ai profondi occhi castani resi opachi dalla sofferenza, alle guance solcate dalle lacrime e mi bagno in mezzo alle gambe come mi accade solo quando lei mi tocca. Ma lei non c’è, è soltanto l’oggetto di una spietata fantasia di dominio e di potere. Mi chiedo: proverei le stesse sensazioni sottomettendo la ragazza rapata a zero, magari applicando la cera bollente su quelle tette più grandi e sode delle mie? Oppure impartendo il bastinado alla bruna magra per punirla di aver osato alzare gli occhi e guardarmi in faccia? Ho paura di scoprirlo.

Purtroppo questa storia della nostra amica Cristina finisce qui. Tutti avremmo voluto scoprire se si è concessa una notte con il Dom cinquantenne, o se magari si è divertita con una delle cameriere, e come si è comportata la sua lei – Stella – quando nelle vesti di sottomessa ha dovuto subire la disciplina. Possiamo solo immaginarlo.

Mario Siniscalchi

Privo di titolo (8)

by cristinadellamore

Il nazista fa qualcosa con il braccio, nella penombra, e con un percettibile sfrigolio si accende un’altra fila di lampade, ancora più fioche, sulla parete più lontana in fondo all’ambiente ed ecco i sub, in ginocchio sotto le luci, le spalle al muro. Sono nello stesso ordine nel quale sono usciti dal salone e lei è la prima alla mia sinistra, poi tutti gli altri, composti ed eleganti in posizione di attesa, seduti sui talloni, gli avambracci sulle cosce con i palmi delle mani rivolti verso l’alto, le ginocchia larghe ad esporre il sesso. Sono belli e lei è la più bella di tutti; mi rendo conto che sono incatenati al muro, le maglie delle catene luccicano partendo dai collari per congiungersi agli anelli bruniti infitti tra le pietre antiche. Per un istante la cosa mi eccita, poi mi rendo conto che dei sub non dovrebbero essere trattati così e mi auguro sia solo per dare spettacolo. Muovo il primo passo verso di lei e sono superata in tromba dal cinquantenne che rinuncia alla dignità di Dom e quasi mi taglia la strada per raggiungere più in fretta la sua sub, dietro di noi gli altri Dom si irritano ma io non me ne curo, arrivo finalmente ad un passo da lei, accarezzo una guancia che trovo gelida, sfioro le tette impennate e sovrastate dai capezzoli dritti come chiodi e finalmente porgo la mano da baciare. Si tratta di un gesto che ho provato e riprovato e non ne sono mai rimasta davvero soddisfatta; certo, ho sempre davanti agli occhi quello di lei, elegante e severo e gentile nello stesso tempo, e il mio alla fine non ne è che una patetica imitazione. Però quando sento le labbra di lei sul dorso prima, sul palmo poi, non me ne preoccupo più: anche perché lei prende a dardeggiare la lingua sul palmo della mia mano e so che è un segnale per me, vuol dirmi che va tutto bene, che è felice di essere qui per me e con me e che non devo preoccuparmi. Figuriamoci, certo che mi preoccupo, anche perché vedo che le catene sono molto tese, i sub non potranno neanche sdraiarsi per dormire se li lasceranno legati qui, e domani sarà una giornata impegnativa. Poi decido di non pensarci e di godermi la devozione di lei, sfioro i capelli e la desidero ancora di più, e non vedo l’ora di dare da mangiare a lei con le mie mani: prendendoli da me apprezzerà ancora di più i bocconcini che ci hanno servito nel salone.

Senza il minimo rumore, mentre sono così concentrata su di lei, e prendo e do amore, affetto e condivisione, arriva finalmente la cameriera con il suo carrello dalle ruote perfettamente lubrificate; mi guarda con aria indifferente poi fa una specie di riverenza mettendo in bella mostra un paio di tette di tutto rispetto, sottolineato dalla scollatura dell’uniforme. Sul carrello non ci sono tartine o cose simili, c’è solo un pentolone fumante che scoperchio con cautela: dal profumo, si direbbe brodo bollente, molto ricco di grasso e forse anche troppo salato, una prova in più per i sub; lo so, lei mi ha già spiegato che fa parte del gioco, soffriranno la sete fino a domani mattina. Cosa devo fare? Guardo lei che tiene disciplinatamente gli occhi bassi e mi sembra annuisca. Chiedo scusa silenziosamente a lei, prendo il pesante mestolo che nella mezza luce di questo donjon luccica cupamente e lo avvicino alle labbra di lei dopo averlo riempito a metà. “Grazie, Madame”. Da quando siamo arrivate qui sento per la prima volta la voce di lei, che mi ringrazia dopo aver bevuto. Quanto era? Era abbastanza? Le porgo di nuovo il mestolo con una mezza razione di brodo che pesco dal fondo del pentolone nella speranza che sia più nutriente, di nuovo lei beve e mi ringrazia e sì, adesso basta, d’altronde siamo le ultime, gli altri sub hanno già avuto la loro parte; la camerierina si allontana ancheggiando un po’ troppo ed il nazista ci richiama all’ordine, specialmente il biondo che sembra affascinato dalla danza di un paio di natiche sotto il tessuto nero della gonna stretta. Abbiamo avuto il cocktail, è il momento della cena, a quello che capisco: non vorrei lasciare qui lei, vorrei accovacciarmi per baciare quelle labbra sottili e sentire il noto sapore della bocca che amo, poi leccare e mordicchiare i capezzoli che anche stasera sono sporgenti, e duri come diamanti, e sensibili come petali di rosa. Non posso farlo, ne va della mia dignità di Dom, ma posso accarezzare le labbra e le tette di lei prima di porgere nuovamente la mano da baciare: io amo lei, lei lo sa benissimo, e quindi anche stasera va tutto bene.

Privo di titolo (7)

by cristinadellamore

L’ometto in palandrana, che continua ad ingurgitare quantità incredibili di cibo, apre un altro fronte e devia l’attenzione dei Dom da me. Insomma, brevissima discussione e siamo tutti d’accordo, ai sub bisogna imporre con una certa frequenza tutte le pratiche che a loro piacciono meno: per mantenere la disciplina, ci racconta soddisfatto, non bastano le frustate e lui ottiene ottimi risultati con gli spilloni, ne avremo una dimostrazione, promette, prima di rimettersi a mangiare a quattro palmenti. Il biondo lo guarda con un certo disgusto prima di confessare che il suo sub è un masochista puro e non c’è pratica che non sopporti quasi con gioia; l’unica cosa di cui ha paura, incredibilmente, è di essere rinchiuso, quindi viene tenuto in un sottoscala minuscolo e buio almeno una notte a settimana, così che quando esce è ridotto ad uno straccio ed è il ritratto dell’obbedienza.

La quarantenne mi guarda incuriosita da qualcosa ma prima che possa aprire bocca viene cortesemente interrotta dal ritorno dei maggiordomi nazisti, che si schierano in fila davanti a noi e ci dedicano un inchino con commovente sincronismo. Contemporaneamente la musica in sottofondo sfuma, e le camerierine, lì dove si trovano, fanno un’aggraziata riverenza e spariscono quasi di corsa. Mi sto chiedendo cosa stava per dire la quarantenne e se il cinquantenne mi stia così vicino da sfiorarmi per caso o premeditazione, poi non ci penso più. Anche perché il portavoce dei nazisti, che poi è il concierge che ci ha accolte, ci ricorda che è il momento di portare il nostro saluto ai sub – o meglio di riceverne l’omaggio – prima di metterli a letto; se vogliamo, una cameriera porterà un carrello con qualcosa da mangiare, e facciamo tutti cenno di sì: nutrire i sub è nostro diritto, dovere e privilegio. Quindi, conclude, se le signore ed i signori vogliono seguirlo, li condurrà nelle segrete.

Il corridoio attraversa, mi sembra, tutta la lunghezza della villona e conduce ad una scala a chiocciola. Io mi sono trovata accanto al biondo palestrato col quale ho scambiato due parole e qualche banalità ed ho scoperto che questo Dom va a cercare i sub in posti abbastanza improbabili: quello che adesso aspetta da qualche parti qui sotto arriverebbe direttamente da un campo profughi in Libano, secondo lui, e tra sei mesi verrà sostituito. Insomma, il biondo fa anche del bene, si tratta di gente che fugge dalla fame, dalla dittatura, dalla miseria, cosa vuoi che sia qualche frustata. Nello scendere la scaletta il biondo mi cede educatamente il passo interrompendo la spiegazione, e meno male: mi stava dicendo che ha opzionato, dice proprio così, una dodicenne dagli occhi enormi ed attende solo che la ragazzina veda il suo primo sangue. Ho un brivido: quest’uomo deve essere malato, accidenti a lui, le bambine vanno lasciate crescere in pace. Già, in pace nel calderone del Vicino Oriente: magari starà meglio qui, questo Dom sembra esperto e capace e comunque penso che dovrò parlarne, non appena possibile, con lei, e magari ci faremo venire un’idea.

Già a metà delle scale si sente il freddo e l’umido del sotterraneo, simile a quello del nostro donjon nelle giornate di tardo autunno, con qualcosa di diverso. I miei tacchi, dopo l’ultimo gradino, affondano nel pavimento di terra battuta e c’è pochissima luce, lampadine fioche alle pareti in mattoni nudi, soffitto basso a volta: siamo in un locale ampio e palesemente inospitale e istintivamente ci stringiamo l’una all’altro, gli occhi fissi sul nazista che ci guida e poi, una volta adattata la vista alla penombra, sulla camerierina che chissà da dove è sbucata ma ci aspetta, col suo carrello, sotto una delle lampade a parete. Per quanto assurdo non sembra fuori posto, e nemmeno noi.

Privo di titolo (6)

by cristinadellamore

Avete atteso un giorno in più e me ne scuso. Ecco il nuovo capitolo dell’inedito della nostra amica Cristina.

Mario Siniscalchi

Mi sento abbastanza forte e potente da affrontare la conversazione con gli altri Dom, in una mano una tortina un po’ troppo salata, nell’altra un calice di vino bianco così profumato da essere quasi stucchevole. Chiacchiero con la quarantenne ed il cinquantenne dagli occhi verdi e scopro che questa villa in genere ospita matrimoni e incontri aziendali (la quarantenne le chiama conventions sottolineando  la “s” del plurale e meritandosi un’occhiata derisoria del cinquantenne), ma una volta al mese organizzano un evento come questo del quale i due sono ospiti abituali e ogni volta, giurano entusiasti mentre affrontiamo un flusso ininterrotto di finger food davvero modesto, viene proposto qualcosa di nuovo e di eccitante. Io mi limito ad annuire fingendomi educatamente incuriosita: in realtà sto pensando a lei, mi piacerebbe raggiungerla e farle assaggiare qualcosa dalle mie mani. Mi basta pensare a lei e mi brillano gli occhi: il cinquantenne fissa nelle mie le sue iridi verdi e cambiando improvvisamente discorso mi chiede da quanto tempo ho la stessa sub. La quarantenne mi evita di rispondere facendolo al mio posto e con una risatina un po’ forzata dichiara che un sub è come il pesce e dopo un po’ puzza, quindi non più di due mesi. Nella conversazione interviene il biondo, che si è avvicinato alle mie spalle ma per fortuna si tiene abbastanza lontano da lasciarmi lo spazio necessario per girarmi e fronteggiarlo: dice che un sub devoto e obbediente è merce rara, quindi una volto trovato – e addestrato come si deve – va invece tenuto stretto. In fondo, aggiunge, è solo questione di creatività, da applicare e utilizzare per non annoiarsi.

Scopro inoltre che il biondo, così come l’ometto in palandrana e come me, è qui per la prima volta e si augura che tutto quello che ha sentito raccontare di questo posto sia vero; comunque, conclude, ha portato le sue corde e intende dare una bella dimostrazione di shibari. Il tizio in palandrana di abboffa di triangolini di pizza e non dice niente, limitandosi a tenere gli occhi puntati sulla scollatura della quarantenne, e insomma è palesemente il tipo di uomo ossessionato dalle tette; mi aspetto da un momento all’altro di essere a mia volta esaminata e, vi dirò la verità, non vedo l’ora di essere ispezionata da quel paio di occhi estranei e alieni, che magari mi giudicheranno più severamente di come è solita fare lei. Mi rendo anche conto che le cameriere sorridono un po’ troppo e mostrano un po’ troppa pelle ogni volta che si avvicinano. Il cinquantenne sorride e, dopo che una di loro gli ha nuovamente riempito il bicchiere, risponde alla mia domanda inespressa: sì, ogni volta è sempre la stessa storia, queste ragazze, sempre diverse ma evidentemente ben informate, sanno che gli ospiti, qui, sono merce pregiata, e ogni volta si dimostrano più che disponibili a fare compagnia ai Dom quando restano soli per la notte.

Come sarebbe a dire soli? Di questo nelle mail non c’era traccia e io non ho la minima intenzione di dormire da sola o, peggio, di sedurre una di questa sciacquette. Riesco a tenere il pensiero per me, e ancora una volta sono trasparente per il cinquantenne, e anche per il biondo. Il quale biondo si dilunga a spiegare che è una pessima abitudine dormire con il sub, che si fa delle strane idee, tipo che il Dom lo ama. Il cinquantenne invece si disinteressa e spiega all’ometto in palandrana che le cameriere non è che si fanno pagare ma gradiscono dei regali, e magari in caso di nuovo invito a cena la settimana dopo, un braccialetto o un anellino. Io annuisco e sposto di nuovo la conversazione sui sub, cercando di non pensare ad una notte solitaria in un letto freddo, con lei a due passi da me ma intoccabile. Il cinquantenne mi sorride, passa a parlarmi della sua sub che tiene sotto controllo con il ghiaccio e con il fuoco e a me viene un altro piccolo brivido perché si tratta di una pratica che adoriamo ed è stata una delle prime che lei, quando era la Padrona senza se e senza ma, ha fatto subire quando ero soltanto la sua cagnolina devota, affettuosa ma non sempre obbediente e disciplinata. Il cinquantenne aggiunge, per rispondere alla domanda che ho sulla punta della lingua – e accidenti a me, davvero dovrei starci più attenta, questi sono Dom e sono bravi a leggerti negli occhi e nella mente – che ha scelto la sub per il temperamento che dimostra e la sub ha scelto lui per il polso fermissimo. Questa sub, conclude, in realtà è una switch e non sempre sa stare al proprio posto.

Privo di titolo (5)

by cristinadellamore

A sciogliere la tensione arriva il concierge nazista, e non da solo: da ogni porta entra un suo gemello, stessa tenuta, stesso fisico, stesso sguardo un po’ assente. Uno di loro batte le mani ed è il segnale che aspettavamo: noi Dom, ciascuno a proprio modo, ordiniamo ai sub di seguire i nuovi arrivati, io tocco le spalle di lei con il frustino, prima a sinistra, poi a destra. Lei accenna un inchino ed indietreggia con grazia fino alla porta dalla quale siamo entrate, lì gira sui talloni e segue disciplinatamente il maggiordomo nazista. Seguo lei con la coda dell’occhio finché non sparisce, godendo dell’ondeggiare dei fianchi meravigliosamente snelli. So che prima o poi, forse anche già stasera, li vedrò segnati dal mio frustino ed al solo pensiero il mio cuoricino manca un paio di colpi, la vista mi si appanna e mi si bagnano le mutandine: insomma, non vedo l’ora.

Dunque, quando ho letto le mail ci sono rimasta un po’ male: insomma, già per la prima sera i sub sono separati, segregati da qualche parte per riflettere sul proprio stato, e cito letteralmente le istruzioni ricevute. Non solo: mentre ci penso, e non è passato che qualche minuto, eccoli di nuovo, vengono finalmente esibiti assieme e fatti sfilare lungo il salone. Lei è fieramente prima, i polsi ammanettati dietro la schiena e congiunti, con poco più di un metro di luccicante catena, al collare del ragazzo superdotato, ancora in erezione e sempre più impressionante perché ora posso guardarlo di profilo. Dietro di lui la ragazza rapata a zero, e mi rendo conto che ha delle tette davvero belle, poi il giovane mediorientale e infine la bruna che, incredibilmente, gira il capo e per un istante mi guarda negli occhi come a cercare un cenno di intesa: è assurdo ma la cosa mi rende fiera, una sub così forte è stata colpita da me e sembra interessata, se non amassi lei con ogni fibra del mio essere potrei davvero farci un pensierino.

Non so chi ha fatto partire l’applauso ma la sfilata dei sub che attraversano il salone da una porta all’altra è accompagnata dal battito delle mani dei Dom, che si spegne quando la bruna magra, in coda alla fila, sparisce diretta verso chissà dove e io vedo distintamente le mani ammanettate dietro la schiena che si chiudono a pugno e si aprono freneticamente. Non è contenta di essere qui. Vedo anche il culo: non me ne ero accorta prima, il Dom che mi ha quasi sedotta ha probabilmente il necessario polso fermo e certamente la mano pesante, ci sono segni di cane, alcuni recenti, altri più vecchi, su un bellissimo sedere.

Mentre mi chiedo come passerà la serata lei, e dove, l’atmosfera attorno a me cambia: al posto dei nazisti nel salone entrano cinque vezzose cameriere – camice nero aderente che si ferma appena sopra il ginocchio, grembiulino bianco e crestina – che portano senza soluzione di continuità stuzzichini e bicchieri ricolmi; è anche partita una musica di atmosfera ed io riconosco qualcosa che mi ha fatto conoscere lei, e che definiva l’arma segreta del padre, il sax di Fausto Papetti direttamente dall’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, lenti ideali per strofinarsi nella penombra con la scusa di ballare, e mi viene in mente che volentieri ballerei con quella bruna indomabile ed indomita: lo penso e non me ne vergogno neanche un po’. A lei sono fedele, ma dov’è l’onore della fedeltà se non ci sono le tentazioni da respingere? Comunque, quando questo week end sarà concluso mi accovaccerò volentieri ai piedi di lei sul venerabile e tiepido parquet di casa e ne parleremo. Lei, ne sono certa, mi aiuterà a comprendere quello che mi sta capitando; adesso però voglio godermi questa nuova e bellissima sensazione di potere che mi pervade.

Privo di titolo (4)

by cristinadellamore

Stringo la mano ad un ometto basso ed atticciato che indossa una strana palandrana bianca ed è seguito da una ragazza alta almeno venti centimetri più di lui, i capelli biondi tagliati cortissimi a mostrare la pelle del cranio, grandi tette alte e sode, gambe lunghissime che le invidio e, tra le cosce, un elegante triangolo dorato con la punta verso il basso come ad indicare la strada verso una fessura rosea e dilatata; tiene gli occhi bassi come deve ma per incrocio per un attimo il suo sguardo, due pupille azzurrissime fisse nelle mie prima che le palpebre dalle lunghissime ciglia quasi bianche ricadano. Il Dom mi guarda sereno e poi punta gli occhi su di lei, alle mie spalle: ecco un altro problema, perché questo ometto ridicolo e insignificante è abbastanza maleducato da studiare lei come un gatto guarderebbe un topo bello grasso. Ho studiato le regole e per fortuna non sono certo obbligata a condividere lei. Sarebbe diverso se mi offrissero il loro sub: anche se rifiutassi dovrei ricambiare comunque, e insomma attraverseremo quel ponte quando ce lo troveremo davanti. Con questo pensiero in testa mi controllo e provo a sorridere ma mi rendo conto che non mi riesce troppo bene. Passando oltre, sempre disciplinatamente seguita da lei, sento lo sguardo del Dom sulla schiena: indeciso a tutto quest’uomo, magari vorrebbe anche me.

Una quarantenne in abito da cocktail, eccessivo per il dress code della serata ma palesemente scelto perché mette in mostra più pelle di quanta ne copre, lunghi capelli di un rosso aggressivo, seno palesemente sintetico, mi sorride tirandosi letteralmente dietro con un pesante guinzaglio di cuoio un ragazzo con una gran testa di ricci neri e poco altro, tanto magro che gli si possono contare le costole. Completamente depilato, esibisce un cazzo enorme in sontuosa erezione. D’accordo, le dimensioni contano e queste sono da primato: a occhio, mi sembra ancora più grosso del nostro strap-on preferito, quello da venticinque centimetri. Passo oltre e non posso fare a meno di guardare ancora: il culo sontuoso della Dom, sottolineato dal tessuto aderente, e quello scarno del sub, segnato da cicatrici di vecchia data.

Procedo, sempre seguita da lei, e mi chiedo a cosa stia pensando in questo momento. Improvvisamente desidero non essere più qui. Sì, preferirei essere magari nella nostra casa in Basilicata, nella cantina che, ristrutturata, è diventata il dungeon perfetto per i nostri giochi: troppi occhi che guardano lei qui, che so tiene disciplinatamente i suoi bassi, fiera di essere mia. E così riesco a sorridere e a stringere la mano di un cinquantenne rapato a zero e vestito come Steve Jobs, dolce vita nero e jeans, penetranti occhi verdi che mi fissano curiosi, un accenno di rughe che mi danno l’idea di essermi sbagliata sull’età ed un sorriso un po’ inquietante sulle labbra piene: nonostante un accenno di pancetta un bell’uomo che guardo dall’alto in basso grazie ai miei fidi stiletti, visto che è alto cinque centimetri buoni più di me, con due belle spalle larghe. Si fa di lato e dietro di lui c’è una bruna abbronzatissima, un po’ più bassa, che porta fieramente un alto collare di cuoio rosso con luccicanti borchie di ottone; è magra più che snella, ha pochissimo seno e due occhi castani che per un attimo incrociano i miei prima di abbassarsi disciplinatamente; curiosamente non è depilata ed esibisce un ciuffetto nero proprio sulla commessura delle grandi labbra. Mi vergogno perché improvvisamente e fortemente la desidero e non capisco per quale ragione, forse per quell’occhiata che ci siamo scambiate e nella quale ho letto le stesse cose che leggo negli occhi di lei quando è la mia sottomessa, fiducia, amore e desiderio. Rivolte a me? Mi sembra difficile. E mi piace anche il Dom che potrebbe essere mio padre, è assurdo. O forse no: sono una Dom e posso fare tutto quello che voglio, e insomma sono entrata perfettamente nella parte. Così mi faccio di lato a mia volta e tengo gli occhi fissi sul Dom così da apprezzare la reazione alla vista di lei, ed è quella che mi aspetto. Sorpresa, meraviglia, ammirazione, tutto assieme. Quasi inconsciamente raddrizzo le spalle, inarco le reni e insomma faccio la ruota, fierissima di lei che ha deciso di essere mia e mi ha offerto sé stessa in premio per questa sera e per tutte le altre a venire. Mi basta per riprendermi e non mi pento di quello che ho provato per poco più di un istante. Guardo lei con la coda dell’occhio: non ha avuto bisogno di ordini, ha incrociato i polsi dietro la schiena e si è fermata lì dove la ho lasciata, le gambe un po’ allargate, le reni inarcate, la testa fieramente alta e gli occhi bassi, così da esporsi al meglio allo sguardo un po’ ironico del Dom, che io ricambio ispezionando la sua sottomessa che ha assunto la medesima postura. Certamente non è bella quanto lei ma è altrettanto fiera e altrettanto ben addestrata. Non ha un segno sul corpo, a dimostrazione che la disciplina può essere impartita con cura e attenzione: sì, perché sono certa che una sub come questa necessita di un polso molto fermo. E sono certa che lei, in attesa, sta scambiando un’occhiata con la sottomessa che ha davanti e ha capito benissimo quello che sto provando. E ne è contenta: fa parte del nostro percorso, non può averlo organizzato ma certamente lo ha previsto.

Esercizi di stile

by cristinadellamore

“Bravissima amore, sono fiera di te”. E anche io sono fiera di rendere lei fiera. Ma non posso distrarmi, dal momento che sono nuda, faccia al muro, sulla punta dei piedi, le gambe ben aperte, le mani dietro la nuca ed i gomiti larghi. Fisso la parete ad un dito dalla punta del naso e mi concentro sulla piccola imperfezione della tintura: mi viene in mente che dovremmo davvero dare una rinfrescata a casa nostra, ne abbiamo già parlato e lei si è detta d’accordo. Poi smetto di pensarci e mi dedico a sentire il mio stesso corpo e decido che va tutto bene.

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Una breve vacanza – Trentunesima parte

by cristinadellamore

(Qui la puntata precedente)

“Si, amore, ma devi pazientare; non puoi venire ancora, prima tocca a me. Fai la brava, non ti è bastata la punizione?”, dice lei, e intanto spinge con determinazione aprendosi la strada dentro di me. E sia, aspetterò, ma sarà difficile, mentre lei mi prende e mi sfonda, col culo aperto che brucia per le frustate, la penetrazione ed il piacere che do e prendo; provo a pensare ad altro e mi viene in mente che non siamo sole e che questa è la prima volta, pessima idea, mi piace ancora di più.

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Una breve vacanza – Ventinovesima parte

by cristinadellamore

(Qui la puntata precedente)

“In ginocchio, amore, mettiti comoda, farò due chiacchiere per educazione”, ed io mi sistemo il più correttamente possibile, visto che “comoda” significa seduta sui talloni, le braccia sulle cosce, i palmi verso l’alto. Così come sono, la Dom ha la possibilità di guardarmi per bene, ed anche il sub, non appena alzerà la testa, si troverà davanti agli occhi la mia fichetta depilata. Sento lei che chiacchiera e mi concentro sulle mie sensazioni, il culo che brucia ancora un po’, i muscoli che mi dolgono per l’immobilità e le posizioni correttamente tenute per troppo tempo, e soprattutto le mie mucose umide e calde che pulsano e che desiderano la mano, la lingua ed il frustino di lei. Quanto mi farà ancora aspettare? Lei continua a conversare a voce bassa con la Dom in rosso, parlano di regole e di punizioni, e capisco che anche questo sub così bello e disciplinato, che adesso è qui con la faccia a terra in omaggio a lei, non si è comportato bene quando è stato frustato sulla gogna, ha perso l’erezione alle prime frustate e l’ha recuperata solo dopo la conclusione della punizione.

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Una breve vacanza – Ventottesima parte

by cristinadellamore

(Segue da qui)

“Fagiano, amore, e mi è sembrato ottimo. Vedo che piace anche a te, e puoi anche smettere di muoverti, se ne sta andando”. Poi ci ripensa. “No, amore, continua pure, ti ballano anche le tette, vedo che mi stanno chiamando”, dice lei, e mi merito una carezza lunga e lenta. Certo che è buono, dal momento che me lo offre lei. Continuo a sculettare e continuo a far ballare le tette; attiro di nuovo l’attenzione, quanto basta per una nuova carezza che apprezzo ancora di più perché so di non meritarmi. No, non mi sto comportando da brava sub, e so che ne pagherò il conto. Mi piacerebbe anche guardarmi attorno, sento rumore di sedie smosse, tintinnio di catene, ordini appena sussurrati, i Dom stanno andando via per concludere la serata in privato e vorrei approfittare della occasione per soddisfare la mia curiosità.

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EssereDonna&Mamma

forse il segreto è non pensarci più e godermela fino in fondo

Viaggio dentro me

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Mi piace essere la cosa giusta nel posto sbagliato e la cosa sbagliata nel posto giusto, perché accade sempre qualcosa di interessante. Andy Warhol

toffee

you believe forever

Crèmisi Poetica

Essere altrove da memoria trafitta / come nube leggera di gravità arresa . / Essere pensiero bisbigliante e concavo / di pace bramosa in stallo fra le risposte. ©Runa

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Lo stagismo è il primo passo per la conquista del mondo.

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La ragazza che pedala

Scatto fisso, senza freni. Non posso fermarmi anzi non voglio farlo.

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Bruciami Dentro

Chi sono io? Sono solo una piccola donna che lotta ogni giorno contro i suoi demoni. A volte vincono loro e mi lasciano come un guscio vuoto, pronta ad essere nuovamente devastata. Altre volte invece sono io a vincere e allora vedo il sole anche se sta diluviando

Lupetta above all

...i miei pensieri...

Confessions...My life

«L'eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare" Giorgio Armani

New Phoenix

L'inverno sta arrivando

My Lady Cherry

Sono sempre stata convinta che la libertà di espressione sia fonte di arricchimento, confronto e crescita personale, nel rispetto di tutti e per tutti. Spunti di riflessione e svago.

Le recensioni di Helleenne

Divoratrice di libri, amo scrivere recensioni e perdermi tra le pagine dei romanzi che leggo.

Café Days

When you're dead, you're dead. Until then, there's ice cream.

Syana from Paris

From Paris with love

Alice Jane Raynor

Sperava presto di raccogliere il segreto per essere felici

il mio tempo sospeso

letture ed altri pensieri

Cosa vuoi Vivian? Voglio la favola

racconti d'amore, sogni e sapori

Sogno di Strega

Un pizzico di magia ogni giorno

NonInUnDemoneSolo (blog di diegofanelli)

Nonìn, tranquillo, sarai sempre un demone... (blog sottoposto a Licenza Creative Commons - vedi sezione "About")

I libri sono gioielli preziosi

Non esiste bene più prezioso della cultura

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