Una breve vacanza – Nona parte

di cristinadellamore

(Qui la puntata precedente)

Sento il respiro di lei caldo e profumato, e poi la carezza del cuoio. Mi mette il collare, lo stringe, lo sposta un po’ per controllare il gioco che ha con la mia pelle, mi tocca sopra e sotto quella meravigliosa striscia di cuoio nero alta tre dita, rinforzata da tanti bulloni di ottone che lucidiamo con cura, sente i miei brividi ed ha una risatina di apprezzamento.

“Ti sta benissimo, amore, adesso puoi alzarti, ma tieni ancora gli occhi chiusi”. È più difficile di quanto sembri a prima vista, senza punti di riferimento restare in equilibrio alzandosi facendo solo forza sulle caviglie e sulle cosce è un’impresa: me l’ha spiegato lei, e mi ha fatto esercitare a lungo. Ci riesco e lei sembra soddisfatta. Adesso sento che è davanti a me, quando mi fa i complimenti e li accompagna con una carezza leggera sui capezzoli che sento eretti e sensibili.

“Bravissima, amore. E adesso puoi aprire gli occhi e darmi un bacio, ma senza abbracciarmi”. Significa che devo tenere le braccia dietro la schiena, le mani a stringere il gomito dell’altro braccio, e le gambe divaricate e tese. Per baciarla non ho bisogno di muovermi, lei si è avvicinata fino a sfiorarmi, socchiude le labbra e risucchia la mia lingua per accarezzarla con la sua.

“Questo è per te, amore, mettilo, senza fretta”. Lei mi porge un abito che non ho mai visto, è un camicione di un ruvido tessuto a maglia, viola come i miei occhi. Ha detto senza fretta, quindi è uno spogliarello all’incontrario quello che organizzo, contorcendomi un po’, ed anche di più, perché mi accorgo che non è un camicione ma è aderente come un guanto ed il tessuto è sì spesso e peloso, ma morbido come seta: il tutto mi arriva fino ai piedi.

Mi correggo: è aderente fino ai fianchi, poi ci sono due spacchi, avanti e dietro, che arrivano fino all’inguine e rendono molto difficile camminare senza far vedere tutto. Dovrò starci attenta.

Lei mi porge un paio di calze, una nuvola di un viola appena più chiaro. So cosa devo fare: mi siedo sull’orlo del letto allargando i lembi del vestito per non spiegazzarlo e, completamente esposta agli occhi di lei le infilo lentamente per non romperle; completo l’opera lisciandole sui polpacci e sulle cosce. Non sono davanti allo specchio ma vedo il risultato negli occhi di lei, diventati due pozze scure per il desiderio che li invade e trabocca fino alla piega che assumono le labbra sottili. Ho voglia di inginocchiarmi di nuovo davanti a lei, ma distruggerei queste calze così belle, quindi mi controllo sia pure con grande fatica.

“Non fare così, amore, altrimenti non andiamo più a mangiare”. Si riferisce alla mia piccola sceneggiata o a come la sto guardando in questo momento? Non importa, e comunque non andare a mangiare sarebbe davvero l’ultimo dei problemi, in questo momento, ma so che lei vuole giocare per far crescere il desiderio con l’attesa; quindi abbasso gli occhi e socchiudo le labbra, come piace a lei quando sono la sua sottomessa. Mancano ancora le scarpe; lo penso e lei mi aiuta ad indossare un paio di decolté col mezzo tacco, un po’ più basse di quanto in genere mi piaccia.

“Oggi devi essere più bassa di me, amore. E sono certa che ti staranno benissimo”. Ha ragione. Mi aiuta a rialzarmi, mi tiene stretta la mano e mi porta davanti allo specchio.