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Tag: collare

Devozione

by cristinadellamore

Pubblicato per la prima volta il giorno 8 aprile 2015, ecco un altro monologo con la descrizione del sesso tra la nostra amica Cristina e la sua lei – Stella. Ed io mi chiedo sempre di chi sia la voce recitante.

Mario Siniscalchi

“Stai benissimo così, lo so che ti piace farlo, a quattro zampe, la testa bassa, i capelli tirati su per mostrare il collare. E come è agile la tua lingua sui miei piedi, sento un delizioso calore, e non solo lì dove mi stai leccando. E lo so che anche tu stai provando la stessa sensazione, me ne accorgo da come muovi leggermente i fianchi e dimeni un po’ il tuo delizioso culetto. No, non intendo frustarlo, stai facendo bene, non hai bisogno di correzione o incoraggiamento, ma guai a te se ti fermi prima che te lo dica io, che devota cagnolina saresti, altrimenti? Ecco, continua così, hai trovato un punto che è direttamente collegato con il cervello e con la mia fichetta bagnata. A proposito, il mio odore si mischia il tuo, lo sento da qui, vorresti non finire mai eppure non vedi l’ora di esplodere. Ma devi avere pazienza, continua, più lentamente adesso, voglio aspettare e farti aspettare ancora un po’. E muovi un po’ di più il culo, è bellissimo come ondeggia la codina che ti ho regalato, con il plug anale che proprio non si vede, è entrato tutto dentro e ti piace ancora di più. Magari lo provo io, la prossima volta, ma adesso goditelo tu, visto che ci siamo quasi, assieme, gridiamo assiemo, io ti amo, gridalo anche tu”.

Degustazione verticale

by cristinadellamore

Il film, ovviamente, è Histoire d’O, più che un classico sul finire degli anni ’70 e che anche io ricordo con qualche brivido, anche se all’epoca non capivo perché; e neanche immaginavo fosse possibile che ad una donna potesse piacere essere trattata a quel modo, e ad un nuovo trattare così una donna. Ero giovane e ingenuo. Pubblicato per la prima volta il dì 11 marzo 2018.

Mario Siniscalchi

“E sia”, ha ceduto lei, “vedremo le Sfumature. Ma prima, c’è un altro film di BDSM patinato che devi vedere, roba di quaranta anni fa. Ma a me è piaciuto, e piacerà anche a te”.

Per entrare nello spirito del film, ho dovuto spogliarmi, indossare il collare e le manette e accovacciarmi ai suoi piedi: ci sono modi peggiori di seguire uno spettacolo, anche perché lei mi ha gentilmente appoggiato una mano sulla nuca, un segno di possesso, ma ogni tanto sentivo le sue dita agili che mi sfioravano la pelle.

Il libro ha venti anni di più, mi ha sussurrato lei prima che potessi chiederlo, e questo spiega come mai quella ragazza non si permette di dire una parola quando l’amante la fa mezzo spogliare in macchina. Poco credibile ma molto erotico.

Ancora meno credibile che la protagonista, dopo mezz’ora di frustate e dopo essere stata scopata in tutti i buchi, ha ancora il trucco a posto e la pettinatura impeccabile. Però lei è molto bella, davvero.

“Papà mi ha confessato di aver perso molte diottrie per colpa di questo film”, ha detto lei, e poi mi ha dato uno schiaffetto perché, pur ammanettata come ero, stavo cercando di toccarmi. Certo, devo stare ferma.

Ecco che compare l’altro, arrogante come pochi; io non sopporterei di essere ceduta come un oggetto, e lei non lo farebbe mai anche se sa essere una Padrona severa.

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Privo di titolo (4)

by cristinadellamore

Stringo la mano ad un ometto basso ed atticciato che indossa una strana palandrana bianca ed è seguito da una ragazza alta almeno venti centimetri più di lui, i capelli biondi tagliati cortissimi a mostrare la pelle del cranio, grandi tette alte e sode, gambe lunghissime che le invidio e, tra le cosce, un elegante triangolo dorato con la punta verso il basso come ad indicare la strada verso una fessura rosea e dilatata; tiene gli occhi bassi come deve ma per incrocio per un attimo il suo sguardo, due pupille azzurrissime fisse nelle mie prima che le palpebre dalle lunghissime ciglia quasi bianche ricadano. Il Dom mi guarda sereno e poi punta gli occhi su di lei, alle mie spalle: ecco un altro problema, perché questo ometto ridicolo e insignificante è abbastanza maleducato da studiare lei come un gatto guarderebbe un topo bello grasso. Ho studiato le regole e per fortuna non sono certo obbligata a condividere lei. Sarebbe diverso se mi offrissero il loro sub: anche se rifiutassi dovrei ricambiare comunque, e insomma attraverseremo quel ponte quando ce lo troveremo davanti. Con questo pensiero in testa mi controllo e provo a sorridere ma mi rendo conto che non mi riesce troppo bene. Passando oltre, sempre disciplinatamente seguita da lei, sento lo sguardo del Dom sulla schiena: indeciso a tutto quest’uomo, magari vorrebbe anche me.

Una quarantenne in abito da cocktail, eccessivo per il dress code della serata ma palesemente scelto perché mette in mostra più pelle di quanta ne copre, lunghi capelli di un rosso aggressivo, seno palesemente sintetico, mi sorride tirandosi letteralmente dietro con un pesante guinzaglio di cuoio un ragazzo con una gran testa di ricci neri e poco altro, tanto magro che gli si possono contare le costole. Completamente depilato, esibisce un cazzo enorme in sontuosa erezione. D’accordo, le dimensioni contano e queste sono da primato: a occhio, mi sembra ancora più grosso del nostro strap-on preferito, quello da venticinque centimetri. Passo oltre e non posso fare a meno di guardare ancora: il culo sontuoso della Dom, sottolineato dal tessuto aderente, e quello scarno del sub, segnato da cicatrici di vecchia data.

Procedo, sempre seguita da lei, e mi chiedo a cosa stia pensando in questo momento. Improvvisamente desidero non essere più qui. Sì, preferirei essere magari nella nostra casa in Basilicata, nella cantina che, ristrutturata, è diventata il dungeon perfetto per i nostri giochi: troppi occhi che guardano lei qui, che so tiene disciplinatamente i suoi bassi, fiera di essere mia. E così riesco a sorridere e a stringere la mano di un cinquantenne rapato a zero e vestito come Steve Jobs, dolce vita nero e jeans, penetranti occhi verdi che mi fissano curiosi, un accenno di rughe che mi danno l’idea di essermi sbagliata sull’età ed un sorriso un po’ inquietante sulle labbra piene: nonostante un accenno di pancetta un bell’uomo che guardo dall’alto in basso grazie ai miei fidi stiletti, visto che è alto cinque centimetri buoni più di me, con due belle spalle larghe. Si fa di lato e dietro di lui c’è una bruna abbronzatissima, un po’ più bassa, che porta fieramente un alto collare di cuoio rosso con luccicanti borchie di ottone; è magra più che snella, ha pochissimo seno e due occhi castani che per un attimo incrociano i miei prima di abbassarsi disciplinatamente; curiosamente non è depilata ed esibisce un ciuffetto nero proprio sulla commessura delle grandi labbra. Mi vergogno perché improvvisamente e fortemente la desidero e non capisco per quale ragione, forse per quell’occhiata che ci siamo scambiate e nella quale ho letto le stesse cose che leggo negli occhi di lei quando è la mia sottomessa, fiducia, amore e desiderio. Rivolte a me? Mi sembra difficile. E mi piace anche il Dom che potrebbe essere mio padre, è assurdo. O forse no: sono una Dom e posso fare tutto quello che voglio, e insomma sono entrata perfettamente nella parte. Così mi faccio di lato a mia volta e tengo gli occhi fissi sul Dom così da apprezzare la reazione alla vista di lei, ed è quella che mi aspetto. Sorpresa, meraviglia, ammirazione, tutto assieme. Quasi inconsciamente raddrizzo le spalle, inarco le reni e insomma faccio la ruota, fierissima di lei che ha deciso di essere mia e mi ha offerto sé stessa in premio per questa sera e per tutte le altre a venire. Mi basta per riprendermi e non mi pento di quello che ho provato per poco più di un istante. Guardo lei con la coda dell’occhio: non ha avuto bisogno di ordini, ha incrociato i polsi dietro la schiena e si è fermata lì dove la ho lasciata, le gambe un po’ allargate, le reni inarcate, la testa fieramente alta e gli occhi bassi, così da esporsi al meglio allo sguardo un po’ ironico del Dom, che io ricambio ispezionando la sua sottomessa che ha assunto la medesima postura. Certamente non è bella quanto lei ma è altrettanto fiera e altrettanto ben addestrata. Non ha un segno sul corpo, a dimostrazione che la disciplina può essere impartita con cura e attenzione: sì, perché sono certa che una sub come questa necessita di un polso molto fermo. E sono certa che lei, in attesa, sta scambiando un’occhiata con la sottomessa che ha davanti e ha capito benissimo quello che sto provando. E ne è contenta: fa parte del nostro percorso, non può averlo organizzato ma certamente lo ha previsto.

Privo di titolo (3)

by cristinadellamore

La nuova storia della nostra amica Cristina, purtroppo incompiuta, prosegue e diventa sempre più interessante.

Mario Siniscalchi

Dunque, stasera cocktail di benvenuto e cena informale per rompere il ghiaccio, ricapitolo mentalmente. Il mio prossimo ordine sarà quello di aiutarmi sotto la doccia, ma prima deve spogliarsi: lo fa con tutta l’eleganza e la serenità del caso, conscia come è di essere non bella ma bellissima, degna del letto di un imperatore – magari sarebbe l’imperatore a non essere degno di lei – e invece è mia come io sono sua ed è una sensazione meravigliosa.

Siamo pronte; per il nostro primo impegno profumo, rossetto, e jeans aderenti con camicetta di seta e stiletti per me, collare, manette e ceppi alle caviglie per lei che si sottopone di buon grado alla mia ispezione. Ammiro il corpo di lei – non mi stanco mai di guardarla e quando non c’è uso i miei ricordi e la mia memoria per ricostruirlo nella mente – dalla cima dei capelli alle punte dei piedini dalle unghie laccate di rosa pallido e, fattale voltare, mi beo della vista del culo alto e dei fianchi snelli. Sì, ho un piccolo nodo alla gola, nonostante tutto: sto per esibire lei davanti a un gruppo di sconosciuti e sono certa che attirerà l’attenzione di tutti. D’accordo, tiro un respiro e mi dico che siamo pronte, e finalmente sento bussare alla porta.

L’ufficiale nazista è venuto a prenderci e tra un battito di tacchi e l’altro mi prega di seguirlo senza degnare di uno sguardo lei: c’è un certo rispetto nei suoi occhi, ne sono certa, e non solo per quello che ha visto ma anche per quello che non ha visto, cioè il guinzaglio; per un istante mi chiedo se siamo le prime a scendere e se magari qualche cafone ha avuto voglia di esibirlo. Giù per le scale che abbiamo salito prima, fino all’ingresso, il nazista in testa, io lo seguo e non posso fare a meno di notare quanto gli stiano bene i pantaloni neri aderenti sul culo, e lei segue me. Non posso vederla ma la sento, e così è anche più bello.

Il nazista spalanca una doppia porta e si fa da parte, io tiro un bel respiro e attraverso la soglia per trovarmi in un salone ben illuminato, il pavimento di marmo a scacchi bianchi e neri, le pareti nude di un bianco abbagliante sotto le forti luci che arrivano dai faretti sul soffitto a volta. Il salone sembra vuoto, ci siamo solo lei ed io, ed un istante dopo non lo è più, perché ci sono altre porte lungo le pareti, e da queste entrano altre coppie. Deve esserci stato un piccolo errore, o almeno lo spero, perché il nazista ci ha fatte entrare con un minimo ma percettibile anticipo rispetto agli altri. E invece saremmo dovuti arrivare tutti assieme, cinque Dom con i loro sub: è il momento di conoscerci.

È il momento di presentarci. Il primo è un uomo alto e biondo, più o meno dell’età di lei, fin troppo elegante con giacca blu, pantaloni grigi, camicia bianca e cravatta a righe, che mi fissa con due occhi azzurri che mi ricordano il ghiaccio. Due passi dietro un uomo più giovane, forse mio coetaneo, ancora più alto, muscoloso, bruno e dai tratti mediorientali: tiene gli occhi bassi ed è costretto a tenere la testa alta da uno spesso collare di metallo che luccica e quasi mi abbaglia. Ci salutiamo con un cenno del capo e non sfugge l’occhiata che il biondo scocca a lei oltre la mia spalla: da questo dovrò guardarmi.

Un tranquillo week end di emozioni – Parte decima

by cristinadellamore

(La parte precedente è qui)

“Facciamo in fretta, amore, una cosa del genere lo sai che mi piace troppo e non ho voglia di aspettare a lungo”. Lei si muove contro di me e mi dà l’impressione di essere io a guidarla, spingendo, affondando e muovendo le dita, mi afferra le tette a piene mani e comincia a stringere e quando ho finalmente tre dita dentro di lei si irrigidisce per un istante prima di venire di nuovo. Io ci sono vicina, non ci arrivo ma non importa, so che avrò altre occasioni. Come magari avrò l’occasione di bagnarmi in quella fontana: stasera non se ne parla, lei ora è in piedi, mi sovrasta come mi merito, e mi porge prima il piedino da baciare, poi la mano per aiutarmi a rialzarmi.

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Abitudini e riti

by cristinadellamore

In vista della punizione la sottomessa si spoglia ed attende in ginocchio, sola, nella stanza al buio, seduta sui talloni, le ginocchia divaricate ad esporre il sesso, le braccia sulle cosce, le mani con i palmi all’insù. Davanti a lei c’è un tavolino basso con su il collare e lo strumento che verrà utilizzato: stasera la cinghia di cuoio alta, spessa e rigida che Madame usa spesso indossare con i jeans.

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Bottom

by cristinadellamore

“Sì, amore. Non posso abbracciarti perchè mi hai legata come mi merito, hogtied, e sei stata brava, il collare agganciato alla fune che unisce i polsi mi costringe giustamente a tenere la testa alta; non posso nemmeno dirti che ti amo perché ho la gag-ball e sbavo sul pavimento, non posso guardarti perché sono bendata. Ma lo so che tu sai che io ti amo come tu mi ami. Tienimi ancora così finché tutti muscoli mi faranno quasi urlare dal dolore, poi frustami a lungo, prendi la cane e lasciami i segni, e poi scopami con tutta la furia del nostro desiderio. Ci ameremo ancora di più”.

Educazione sentimentale

by cristinadellamore

“Abbassa di più la testa, amore: non sei abbastanza devota, così”. Solo lei può darmi ordini, e solo a lei obbedisco: sono inginocchiata sul pavimento in terra battuta del nostro donjon, le mani dietro la schiena, il collare ben stretto alla gola, la bocca spalancata da una spider gag che mi costringe ad un abbondante drooling. Mi sono tenuta ben dritta perché so che lei adora vedere la saliva colarmi sulle tette, ma stasera deve avere in mente qualcosa di diverso, quindi disciplinatamente mi chino in avanti fino a poggiare il capo al suolo.

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Il ruolo nei giochi

by cristinadellamore

“Più forte amore, ti prego”. Lei quasi mi implora ed io ho una gran voglia di accontentare la preghiera che mi rivolge, a quattro zampe sull’orlo del nostro letto. Io sono in piedi, armata del nostro strap-on preferito, e sto prendendo lei da dietro, con tutta la forza che la passione mi consente; con una mano tengo saldamente il guinzaglio nuovo, un metro di catena luccicante ed una robusta impugnatura di cuoio nero, con l’altra accompagno le spinte con gli sculaccioni: sono già venuta due volte, lei neanche una ma so per certo che è molto vicina alla meta.

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Ἑαυτὸν τιμωρούμενος, ovvero la punitrice di sé stessa

by cristinadellamore

Stasera faccio tardi, e sì che avevo promesso di non esagerare; tanto tardi che devo mandare un messaggio a lei, per tranquillizzarla ed invitarla a non cambiare la routine. Scrivo di andare a correre senza di me, solo lei e la cugina, ed io mi farò trovare a casa. O almeno lo spero, perché oltre ad un mare di lavoro amministrativo ed a qualche problema personale dei colleghi del team che, guarda caso, chiedono il mio aiuto per risolverlo, c’è anche traffico, fa freddo e minaccia pioggia. Devo fare ammenda, ovviamente, e ci penso con un angolino del cervello per tutto il tempo in cui cerco di districarmi dal traffico e rabbrividisco per le raffiche di vento gelato che trovano improbabili varchi attraverso il mio giaccone tecnico ed i pantaloni impermeabili; ho anche i piedini gelati, per sbrigarmi non ho messo i copriscarpe e le mie decolté si rivelano inadeguate alla bisogna.

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EssereDonna&Mamma

forse il segreto è non pensarci più e godermela fino in fondo

Viaggio dentro me

Qui tutti possono essere ciò che vogliono

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Mi piace essere la cosa giusta nel posto sbagliato e la cosa sbagliata nel posto giusto, perché accade sempre qualcosa di interessante. Andy Warhol

toffee

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Crèmisi Poetica

Essere altrove da memoria trafitta / come nube leggera di gravità arresa . / Essere pensiero bisbigliante e concavo / di pace bramosa in stallo fra le risposte. ©Runa

Tutto sulla mia psicopatica vita almeno sine a quando ne avrò una

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