NERO (Una storia suggerita da lei, completamente di fantasia) – Dodicesima parte

di cristinadellamore

Mai capitato prima, mi merito di farmi staccare la testa dal collo, penso, e intanto rompo il contatto e metto un minimo di distanza. Ma la cameriera sembra non abbia nessuna voglia di battersi, non mi incalza adesso che sono disarmata, arretra a sua volta e adesso c’è tutta la larghezza della stanza a dividerci. Si è messa in guardia ma non è più così elegante: col braccio protegge il fianco ferito, cola altro sangue e deve far male, è un po’ troppo curva e attorno alla bocca ha un cerchio bianco per la tensione e la paura.

Nonostante le ferite, è chiaro che nel combattimento senza armi è decisamente più brava di me, anche se adesso il tempo gioca a mio favore. Le spalle al muro, protendo le mani vuote e provo a dirle qualcosa come parliamone, non ho nessuna voglia di ammazzarti, ce ne andiamo ognuna per la sua strada, che ne dici?

Nonostante tutto la cameriera sorride prima di rispondermi. Beffarda, mi chiede se davvero non ho più voglia di scoparla. In effetti essere quasi ammazzata diciamo che ha fatto decisamente precipitare sotto zero la mia libido, magari se esco viva di qui tra un’oretta mi verrà la voglia fortissima di fare sesso per festeggiare la sopravvivenza, ma a quel punto preferirei rimorchiare un ubriaco fuori da qualche discoteca e scoparlo in un angolo: l’ho già fatto ed è sempre soddisfacente.

Peccato, dice la cameriera, perché io ho ancora voglia di scoparti e di ucciderti, non necessariamente in quest’ordine. Ecco, è un programma che decisamente non mi attrae, rispondo, almeno per il cinquanta per cento, però per l’altro cinquanta possiamo parlarne. Ma solo parlarne, anche perché sì, la mia avversaria ancora sanguina ma sembra aver tirato fuori tutte le endorfine necessarie a dominare il dolore ed ha assunto una posizione più corretta; per come la vedo io, è di nuovo pronta a scattare, attraversare di corsa la stanza e farmi a pezzi. Pensa, mi dico, e intanto faccio mezzo passo avanti e mezzo di lato, con le spalle al muro non mi sento più a mio agio.

La cameriera riesce proprio a ridere, nemmeno a sorridere; è brava, forte e ben addestrata, ucciderla sarebbe davvero uno spreco di risorse. Ridendo, dice che ho avuto troppa fretta di ammazzare il balordo, ha capito benissimo che lo ha fatto perché la stava minacciando, molto poco professionale da parte mia, sono errori che non si fanno a questo livello, devo pagare pegno ed accidenti se non sarà lei a riscuotere. Altra risata, poi aggiunge che sarò la ragazza più bella che avrà mai eliminato, e non ha intenzione di farlo prima di avermi scopata fino a farmi urlare. Insomma, anche questo mi sembra poco professionale, e comunque non intendo conquistare questo titolo, grazie.

Ho pensato, quindi le chiedo se vuole che mi spogli. Lo dico in tono salottiero, come fossimo pronte a fare sesso, magari sedute tranquillamente una accanto all’altra, e la colgo di sorpresa. Mi chiede se davvero lo farei, ed io rispondo di sì. E lo faccio. Vediamo, non posso sfilarmi la maglietta, anche se solo per un istante resterei accecata, imprigionata ed inerme, quindi non ci penso neanche, ma posso infilarci le mani sotto e sganciare il reggiseno a fascia, lasciarlo cadere ai miei piedi, sempre tenendo gli occhi fissi sulla mia avversaria. Concludo la manovra con una scrollata di spalle, e le tette ballonzolano sotto il tessuto sottile della felpa; per qualche ragione ho i capezzoli dritti, so che si vedono, lo leggo negli occhi della cameriera, che si lecca le labbra e mi dice di andare avanti. Sta ancora sanguinando, un po’ meno di prima, evidentemente non ho colpito niente di importante con la mia coltellata, e palesemente lo spettacolo le piace. Non fosse coperta di sangue e non avesse voglia di uccidermi, più la seconda che la prima, anche io sarei terribilmente eccitata da questa bella donna nuda davanti a me: quante volte ho giocato, con altri partner, una lotta per decidere chi avrebbe comandato a letto.

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