Telefoni – Terza parte

di cristinadellamore

Ecco, mi dice davanti alle tazzine fumanti, in Norvegia mi mancava questo, lì proprio non si riesce a bere un buon caffè, neanche nei presunti bar italiani. Per la mia modesta esperienza il vero caffè si trova solo in Italia; quando lei mi portò a Parigi, anni fa, ordinavamo due “espressòs”, ovviamente senza pronunciare la esse finale, e ci portavano le tazzine colme di una brodaglia improponibile, per fortuna stavamo in un appartamento arredato e c’era una bella moka ben rodata, il caffè migliore lo facevamo a casa.

Finalmente, dopo aver svuotato in due sorsi la tazzina e rialzato le lenti scure sulla fronte, mi guarda le tette. Dico finalmente perché mi sto chiedendo dove vuole arrivare. Un istante dopo scopro che vuole parlare di lavoro: ma ti sembra il posto adatto, in mezzo alla gente che si attarda e sgomita per arrivare al bancone, con i camerieri affannati e, in un angolo ma a due passi da noi, la cassiera che non ci toglie gli occhi di dosso?

Insomma, dice che non ha avuto modo di congratularsi con me come si deve, visto che negli ultimi mesi sono l’unica che sta portando risultati
concreti, che è molto contento e che si augura che continui così per tutto l’anno, e che magari dovremmo parlarne con più calma perché secondo lui col mio piccolo team sono sprecata. Ecco qui, proprio dove lo aspettavo: si comincia così e si finisce a farsi scopare su un angolo della scrivania dirigenziale, da quello che mi hanno raccontato. Bene, lasciamolo parlare e sperare, e intanto penso a lei e ringrazio la mia buona stella quando stamattina, scoperto che il mio reggiseno a balconcino preferito aveva una bretella scucita, ho preso il primo che mi è capitato sotto mano, uno di quelli col ferretto, molto contenitivo e che nasconde abbastanza bene i capezzoli che, improvvisamente, sono diventati dritti e duri come chiodi.

È un piccolo trucco, mi eccito pensando a lei, a quello che abbiamo fatto assieme la notte scorsa, e chi mi sta davanti un po’ si scioglie quando in qualche modo si accorge che sto cominciando a produrre un bel po’ di feromoni: non può sapere per quale ragione, magari pensa che sia per lui. E può servire: rende l’interlocutore in qualche modo più malleabile, importante in alcune circostanze. Bisogna sfruttare tutte le armi che abbiamo, però con questo qui devo andarci piano.

Lui continua a farmi i complimenti che diventano più personali, ritorna a parlare dell’abbronzatura e sì, glielo dico che è integrale, e gli spiego che vado al mare il sabato per poche ore, e non da sola. Ha capito l’antifona? Probabilmente sì, comunque continua anche se si è allontanato di mezzo passo ed ha allargato il sorriso. Gran bei denti, bianchi e quasi luccicanti, scommetto che non fuma, se li è fatti sbiancare con l’ossigeno e che appena saremo in ufficio andrà a strofinarseli almeno per cinque minuti con lo spazzolino consigliato dal dentista.

Mi chiede scusa e mi lascia lì per andare alla cassa, e intanto squilla il mio telefono aziendale. Frugo nella borsetta e ci metto un po’ a recuperarlo, anche se è una cosa enorme, rispondo ad un numero che non ho in rubrica e senti senti, è il cliente col quale ho un appuntamento tra meno di un’ora. Non è che va tutto a monte? Spero di no, non è proprio il momento perché il direttore generale ha pagato e sta tornando a prendermi a grandi passi, per bloccarsi ad un paio di metri da me.

Il cliente dall’altra parte della cella radio, per fortuna, non mi dà buca, anzi. Mi chiede se possiamo anticipare perché vorrebbe che partecipasse anche il suo commercialista, e questo è un segnale preciso, ha deciso di mettere mano al portafoglio e vuole sentirsi dire quanto può risparmiare sulle tasse con questo investimento. Sono io ad avvicinarmi al direttore generale per fargli sentire che va bene, mi muovo subito, ci vediamo tra mezz’ora; un po’ ottimistico, ma con lo scooter ce la posso fare, è un’ora abbastanza calma per il consueto traffico romano. Devo sbrigarmi a tornare in ufficio e recuperare il computer, ovviamente, e lo spiego al direttore generale mentre mulino le gambe per tenere il suo passo meritandomi un altro complimento per il passo svelto. Ringrazio e confesso che non è tutto merito mio, corro ogni giorno con la stessa persona con cui vado a mare.

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