Spettatrici – Prima parte

di cristinadellamore

Dunque, non è precisamente un addio al nubilato, ma una sorpresa ad un’amica che si trasferisce per sei mesi a Parigi per lavoro, fortunata. Lei ha avuto l’idea, me ne ha parlato e abbiamo detto con le altre amiche sì, facciamolo. Quindi siamo un po’ a casa del diavolo, abbiamo viaggiato in macchina per quasi un’ora nella tiepida serata di questo sabato e adesso siamo a tavola non saprei dire bene dove, da qualche parte in periferia, per la cena di saluto.

È richiesta una certa eleganza quindi lei ha tirato fuori dall’armadio i completi scuri di Versace e mi ha assegnato una camicia rosa ed una cravatta rossa, mentre lei ha tenuto per sé la camicia bianca e la sottile cravatta nera e, come sempre, è bellissima. Studiamo i menù e lei mi tiene come al solito una mano sulla coscia, molto in alto, quindi la serata si preannuncia perfetta, anche se quello che leggo, in uno spreco di francese maccheronico, non mi entusiasma.

“Non si viene qui per mangiare, in realtà, amore”. Lei si è chinata verso di me per parlarmi all’orecchio, altro gesto consueto, e intanto ha accentuato la pressione sulla mia coscia: lo adoro, e contraggo i muscoli come per risponderle. Faccio anche cenno di sì col capo, e lascio che sia lei a decidere per me; conosce i miei gusti, sa cosa posso e non posso mangiare, si prende insomma cura di me ben più di quanto a volte meriti, soprattutto perché non sempre sono in grado di ricambiare. E adesso sono anche incuriosita: cosa significa che in un ristorante non si va per mangiare?

“Lo so che hai occhi solo per me, amore, ma fai uno sforzo e guardati attorno”. Lei ordina ed io obbedisco: non più di quindici tavoli, saremo una quarantina di clienti, moltissime coppie, tutti con una certa eleganza, compreso un tizio proprio accanto a noi addirittura in smoking che forse ha esagerato, così come la sua commensale, in lungo, con acconciatura complicata e tante pietre che brillano nella mezza luce di questa sala. Le nostre amiche non sfigurano, ovviamente, ma io ancora non capisco.

“E allora, amore, vuol dire che la sorpresa sarà ancora più riuscita. Mangia poco, è tutta roba pesante e nemmeno tanto buona, secondo me”. E infatti mi trovo nel piatto prima cinque tortellini stracotti ed annegati nella panna, poi un fazzolettino di carne dura e fibrosa seminascosta da uno strano intingolo troppo salato e che dovrebbe essere salsa al pepe verde, infine una coppetta con un cucchiaino di macedonia palesemente appena uscita da un barattolo, frutta troppo matura e troppo dolcificata. Almeno non ingrasserò troppo, visto che ho ancora una gran fame. Le nostre amiche ridono, scherzano e, come noi, non fanno commenti sul cibo.

“Rilassati, amore, ci penserò io a farti passare l’appetito non appena torneremo a casa”. Lei continua a toccarmi, sorridermi e sfiorarmi con le labbra ad ogni occasione, e come sempre dimentico tutto il resto; quando improvvisamente le luci vengono spente e sostituite da due faretti bianchi fin troppo forti puntati sulla porta che, da quel che ho capito, conduce alla cucina, quasi non me ne accorgo. Mi rendo conto del buio in sala solo perché lei coglie l’occasione per mettermi una mano sulla nuca ed infilarmi un palmo di lingua in bocca per un bacio dolcissimo e violento, ed io capisco che mi vuole con urgenza, qui e subito; è bellissimo, resto senza fiato e ricambio il bacio come posso.