Ad occhi spalancati – Seconda parte

di cristinadellamore

(Qui la parte precedente)

Me lo auguro anche io prendendo la mia borsa e trovandola più leggera di quello che mi aspettassi: ho una gran voglia di vedere cosa c’è dentro, ma lei mi fa cenno di no e precediamo la cugina ed il professore per un breve corridoio un po’ buio e molto freddo, e per il freddo c’è una ragione, infatti sbuchiamo all’aperto, nel cortile del palazzo, illuminato a giorno. Anche qui siamo attesi, e capisco che si tratta del padrone di casa, con uno smoking che deve risalree a parecchi anni fa e gli va un po’ stretto e che, come lei mi ha spiegato, è un vecchio amico di famiglia, addirittura compagno di scuola del padre: praticamente conosce lei da quando è nata e non ha mai mancato di farle gli auguri di compleanno.

Vorrei commentare che questo tizio deve essere pieno di soldi ma tengo la bocca chiusa e faccio bene: un abbraccio quasi paterno per lei, un elegante baciamano per me, è un sessantenne molto ben conservato e mi colpiscono gli occhi azzurri ed i capelli chiarissimi, ci metto un attimo che sono di quel colore bianco che prendono i capelli biondi. Accanto al padrone di casa una signora elegantissima, parecchio più giovane, ci saluta addirittura con una specie di riverenza, si presenta, insomma, è palesemente la compagna del padrone di casa che ci guida attraverso il cortile fino ad un ingresso particolarmente sfarzoso, c’è una enorme scala che porta al piano nobile, decorazioni dorate sul soffitto altissimo, statue in bella mostra sui corrimano, e davvero mi sembra di essere piombata in un film tipo i Tre Moschettieri.

Prima di affrontare la scalinata, però, la giovane signora ci prega di aprire le borse; dalle quali escono mantelli e maschere, come per un carnevale veneziano un po’ lontano dalla laguna. I mantelli sono ampi e leggerissimi, neri, con un cappuccio, certamente è un tessuto sintetico di altissima qualità, le maschere mi sembrano di porcellana ma non è possibile perché, pure, sono molto leggere, e sono bellissime: la mia è bianca ed oro, mi lascia libera la bocca e calza alla perfezione, peccato per il naso un po’ lungo, finché la indosso non potrò comodamente baciare lei che mi aiuta ad avvolgermi nel mantello e mi manda a sua volta un bacio prima di mettere una maschera nera che la rende ancora più bella, misteriosa ed altera. Dietro di me, il professore ha pescato un tricorno nero con filetti dorati dal quale pende un fitto velo nero che gli arriva al mento, la cugina una mascherina rossa e bianca con una gran parrucca grigia, molto settecentesca, sembra trattata proprio col gesso e non con qualche colorante chimico. La padrona di casa fa un cenno di assenso, accenna un’altra riverenza e sì, ci invita ad imboccare la scalinata, augurandoci di passare una bella serata.

Lei si avvia per prima, io seguo, dietro di me il professore porge il braccio alla cugina e saliamo lentamente le scale in quest’ordine; io mi chiedo dove siano gli altri invitati e lei, che mi legge nel pensiero come sempre, risponde parlandomi all’orecchio, quasi dandomi tanti bacini lì dove mi fa sempre fremere quando sento le labbra e la lingua di lei che mi accarezzano: “Una scelta interessante, amore. Ogni invitato ha avuto un orario da rispettare, per consentire ai padroni di casa di accoglierli e per dare il tempo di prepararsi”. Annuisco, e lei davvero mi lecca in fretta il lobo facendomi provare un gradevolissimo brivido, e immediatamente mi viene voglia di ricambiare, e mi dico che certamente troverò l’occasione.