Un diluvio

di cristinadellamore

Pioveva che sembrava il monsone a Calcutta, e lei aveva usato di nuovo il tesserino del car sharing. Stavamo tornando a casa dopo una pizza con le amiche, lei guidava con sicurezza la piccola auto bianca e azzurra, anche se ogni tanto masticava un’imprecazione, quando finivamo in qualche pozzanghera.

“Un go-kart sarebbe più stabile”, ha borbottato quando oramai eravamo arrivate, ed io mi sono accorta che quella mezz’ora di guida, dal centro, la aveva provata e stancata.

Un bel posto per parcheggiare, ad un passo dal nostro portone, e lì, sull’angolo, che tentava di ripararsi sotto un enorme ombrello, una ragazza che aspettava i clienti. Era di spalle e ci mostrava un fondoschiena più che michelangiolesco, stretto in pantaloni elastici dal disegno animalier; al rombo del motore si è voltata, ed abbiamo potuto notare gli occhi scuri, la pelle olivastra ed i lineamenti marcati. Ha strizzato gli occhi, forse abbagliata, poi lei ha spento i fari ed il motore ed alla luce della lampadina interna siamo rimaste esposte al suo sguardo. Il tempo di inquadrarci, di rendersi conto che non eravamo possibili clienti, e ci ha ignorate voltandoci la schiena.

Più tardi, in casa, dopo una doccia calda per togliermi dalle ossa un improvviso senso di gelo, mi sono acciambellata ai suoi piedi ed ho accettato dalle sue mani un goccio di cognac.

Lei mi ha sorriso in maniera un po’ triste, mi ha incoraggiata a svuotare il bicchiere – un complicato ed ampio calice di vetro molto sottile con il bordo dorato – e finalmente ha parlato.

“So che si parla tanto, adesso, di abrogare la legge Merlin. Ma non credo che aiuterebbe quella ragazza, una cosa del genere. Voglio dire, arriva da chissà dove e chissà come, è in mano a chissà quale organizzazione e chissà cosa ha dovuto sopportare prima di trovarsi lì, ad offrirsi per pochi euro al primo che passa e che magari, in un angolo buio del parcheggio qui dietro, potrebbe anche ammazzarla”.

Ho provato a dire qualcosa e mi sono trovata un dito sulle labbra ed è stata una reazione automatica, l’ho baciato, leccato ed accolto in bocca.

“Continua, lo sai che è bello. Vedi, la prostituzione è solo una questione di potere, il potere maschile; maschi i clienti, maschi, in genere, quelli che ci guadagnano. Il modello tedesco è venuto di moda, ma ho letto di cose orribili che capitano lì, e se lo importiamo rischiamo di legalizzare proprio quello che si vuole combattere, la tratta. Il modello scandinavo punisce, almeno in teoria, i clienti e non le ragazze, ma non so se e quanto funzioni. Ma mi chiedo quale dei due aiuterebbe quella ragazza, che non credo sia lì di sua volontà”.

Ha tirato un sospiro apprezzando la carezza di labbra, lingua e palato e mi ha fatto dono di un altro dito prima di ricominciare: “Sì, magari in un appartamento starebbe meglio, almeno non prenderebbe freddo, non si bagnerebbe, potrebbe lavarsi dopo ogni cliente. Ma questa cosa, che non so come andrà a finire, ha un secondo fine neanche troppo inespresso; si tratta semplicemente di liberare le strade, e poi cosa importa di loro, in fondo sono solo puttane”.

Si è accorta che ero rimasta sconvolta e gentilmente, arcuando le dita come un amo, mi ha aiutata ad alzarmi fino a darmi un bacio sulla punta del naso.

“Adesso che ho preso questo pesciolino, cosa devo farne?”, mi ha chiesto.

Mi ha fatto tante cose, tutte deliziose.

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