La dignità e il lavoro

di cristinadellamore

“Questa, purtroppo, è la logica conclusione di un percorso iniziato prima ancora che nascessi”.

Siamo uscite in questa mattinata di festa, e anche oggi il piccolo supermercato di una grande catena è aperto, c’è gente che entra e gente che esce con la spesa. Lei scuote la testa, mi guarda e non sorride, si vede che è una cosa che la prende parecchio.

Il quarto Stato

 

“Me ne parlava papà, è cominciato più o meno negli anni ’80: si ammirano i soldi, si rispetta che ne ha tanti, e chi lavora per vivere, come noi, è considerato un disgraziato”.

Do un’occhiata alle vetrine del negozio di abbigliamento prima di rispondere che noi non siamo disgraziate, lavoriamo e guadagniamo anche bene, e penso anche che magari quell’abito lungo fino ai piedi, che parte dal seno e scopre le spalle, a lei starebbe benissimo, vorrei regalarglielo alla prima occasione, quando cominciano i saldi.

“Hai mai fatto caso a come i clienti trattano i cassieri del supermercato o i banconisti del bar? Sembrano degli assatanati, pare si rivolgano ai loro servitori”.

Io non lo faccio mai, ma è vero, l’ho visto fare, ed ho notato anche un’altra cosa: quando c’è di fronte uno straniero gli danno invariabilmente del tu, l’ho visto quando andiamo a comprare la mozzarella di bufala e altre prelibatezze che arrivano dalla provincia di Salerno, c’è una ragazza bionda un po’ più grande di lei, con l’accento dell’Est, che si meraviglia quando la chiamiamo signorina e le diamo del lei.

“E adesso il Primo Maggio è un giorno di lavoro come un altro, accidenti”.

Senza aggiungere altro mi fa fare dietro front. D’accordo, torniamo a casa, anche a me è passata la voglia del cappuccino del bar. Me ne è venuta un’altra, per solennizzare questa Festa dei Lavoratori, e credo che lei sarà d’accordo.

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