Elenchi – Seconda parte

di cristinadellamore

È un portatile, squilla a lungo e finalmente una voce un po’ roca, un pesante accento della periferia, ora assurda per una chiamata di lavoro ma dall’altra parte del filo virtuale c’è un tipo che veramente si sta facendo da sé, e magari non è ancora venuto bene. Me lo ricordo: pancione, baffoni, barba di due giorni, sudore e profumo dozzinale mischiati, camicia stazzonata, cravatta annodata alla come viene, giacca piena di patacche e pantaloni con le borse alle ginocchia, e dieci persone che montavano gli infissi in alluminio. Prima ce n’erano quindici che li costruivano, adesso li fa venire da chissà dove. Gli ho venduto due gestionali molto semplici ed economici, magazzino e fatturazione, avessi sbottonato un po’ di più la giacca magari avrebbe comprato qualcos’altro ancora, tipo il nostro costosissimo gestore di tesoreria, ma sarebbe stato un furto bello e buono.


Mi presento e guarda un po’, si ricorda di me. Ruspante come pochi, ma anche intelligente – altrimenti non sarebbe arrivato dov’è adesso – mi chiede se magari accetto un invito a cena, vista l’ora, per parlare di lavoro e non solo; è inutile, le tette grosse fanno sempre effetto. Ridiamo assieme quando rispondo che se è valido anche per cappuccino e cornetto domani sono pronta ad accettare. Lo so, è un po’ giocare sull’equivoco.
Insomma, parto con il discorsetto da commerciale e intanto scorro la riga del foglio di lavoro: gestione magazzino, gestione ordinativi, gestione paghe e contributi, ecco cosa potremmo vendergli. Cancello mentalmente paghe e contributi: ricordo bene che l’altra volta mi ha spiegato con una strizzata d’occhio che i suoi dipendenti sono tutti padroncini a partita IVA. Dall’altra parte intanto silenzio, e sullo sfondo acciottolio di piatti. Mi sembra un po’ presto per la cena, viste le abitudini romane, ma non ha molta importanza.
Finalmente ho finito, tiro un gran respiro e incrocio mentalmente le dita. Altra risata, altra battutaccia a doppio senso, tipo “me lo ricordo che sai usare benissimo la lingua” alla quale rido anch’io, perché poi questo tizio non è mai stato, a parte qualche occhiata, meno che corretto, e poi mi dice che passando la contabilità ad un service pensava di risparmiare ma in effetti spende lo stesso, e sì, magari ci facciamo un pensierino, perché no.
Allora, vedo i pagamenti, ai prezzi di due anni fa. Adesso questi programmi, un po’ vecchiotti, costano meno, quindi vorrei provare a vendergli quelli di ultima generazione che costano di più e sui quali abbiamo più margine. Però diventa un problema intortarlo per telefono, e in ogni caso dobbiamo vederci per firmare il contratto. Bisogna fissare un appuntamento e voglio portarmi dietro il nerd, tanto per far vedere che lo prendiamo sul serio, quindi mando un messaggino per chiedergli se domani mattina è disponibile a venire in ufficio, visto che in genere lavora da casa e non solo per noi.
Riesco a fissare l’appuntamento più o meno contemporaneamente. Il nerd sarà qui in ufficio e andremo insieme dal cliente, giusto in tempo per l’intervallo di metà mattina. Mi faccio un piccolo applauso, e metto una spunta nella casella vuota in fondo alla riga. Con mia sorpresa si apre una finestra di dialogo del sistema aziendale: magnifico, così metto a segno l’appuntamento nell’agenda dei venditori che il direttore commerciale ogni mattina controlla con determinazione, per riservare messaggi taglienti ai colleghi che non hanno fissato incontri. Il nerd si meriterebbe un bacio, se avesse maggior familiarità con spazzolino e dentifricio.

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