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di cristinadellamore

“Prima di andare in pizzeria abbia una commissione da fare”, ha detto lei, e così in un sabato rovente, ancora un po’ unte di crema idratante e dopo qualche ora di sole (e fortunatamente di vento) sulla spiaggia, usciamo abbastanza presto.

Sole alto e caldo, quasi non credo all’orologio sul cruscotto che dichiara sfacciatamente che sono quasi le sette e mezza. Credo invece nell’aria condizionata che rinfresca in fretta l’ambiente; tanto che dopo cinque minuti, quando lei parcheggia davanti al piccolo centro commerciale sulla strada della pizzeria non ho proprio voglia di scendere. E quel poco di voglia che potrei anche avere mi passa quando lei, spento il motore, si china su di me per baciarmi e mi accarezza dove mi piace di più, approfittando della gonna corta che indosso senza mutandine.

La cugina è già scesa e si guarda ostentatamente attorno, come per lasciarci la nostra intimità; ancora non ho capito bene cosa pensi davvero del nostro amore, ma è ormai da tempo molto corretta ed affettuosa, aperta e pronta al sorriso: molto probabilmente non la pensa più come prima, quando ci riteneva due pervertite, però le nostre estemporanee effusioni in qualche modo ancora la imbarazzano. Non la imbarazza, invece, una coppia di adolescenti avvinghiata in gruppo laocoontico sul sellino di uno scooter ad un passo da noi: forse è perché sono etero.

“Forse è solo perché sono ragazzi”, mi sussurra lei sfiorandomi il lobo dell’orecchio con le labbra e provocandomi istantaneamente quasi un orgasmo, con annesso gemito perfettamente udibile. “E adesso basta divertirci, abbiamo da fare”.

Mi ricompongo come posso e seguo lei e la cugina all’interno. Aria condizionata anche qui, ed il sudore che ho lungo il filo della schiena, causato più dall’eccitazione che dal caldo, istantaneamente comincia a gelarmisi addosso. Lei se ne accorge e mi stringe in un abbraccio che mi riscalda il giusto, proprio sulla porta del grande negozio di elettronica di consumo. Siamo clienti, anche se non affezionatissime.

Mi chiedo: lei ha finalmente deciso di cambiare il PC? O ha voglia di un telefono nuovo? O magari vuole comprare una macchina per il caffè un po’ più moderna di quella che ancora usiamo e che era dei genitori?

Niente di tutto questo. Seguiamo lei, la cugina ed io, mentre punta verso i condizionatori d’aria. Già, in questo periodo vanno per la maggiore e e le scorte sono limitatissime, a quel che vedo. Allora, noi ne abbiamo già uno, in camera nostra; ovviamente, siamo qui per prenderne un’altro che andrà nella stanza della cugina, anche se lei ogni tanto discute con suo fratello di lavori di climatizzazione radicali, un controsoffitto, tre o quattro elementi esterni e la possibilità di avere in tutta la casa la stessa temperatura. Il fratello una volta è arrivato addirittura con un progetto esecutivo, ma questo avrebbe significato quasi un mese di lavori e trovarsi con la casa inabitabile, quindi niente da fare.

“Direi che uno come il nostro potrebbe andare bene”, dichiara lei, e punta una commessa cui la maglietta con i colori della ditta sta malissimo. Peccato, è una gradevole bruna piccola e snella, e quella polo è di tre o quattro misure troppo grandi, praticamente le fa da vestito. Forse inconsapevole della mortificazione che le è imposta dall’abbigliamento, la commessa sorride e ci augura un cinguettante buonasera. La vendita è quasi sicura, a questo punto, quindi sembra contenta di vederci.

In effetti ci sbrighiamo. La cugina infila due parole, per suggerire di prenderne uno più piccolo visto che la sua stanza non è grande come la nostra ma lei cancella quest’obiezione con un gesto dei suoi, molto da aula di tribunale, la mano che spazza l’aria, ed io ogni volta me la immagino in toga, ad intimidire controparti e testimoni, una specie di Perry Mason del Terzo Millennio. E quello della toga è un gioco che abbiamo già fatto, ed è stato bellissimo.

Lei mi ha letto nuovamente nel pensiero perché improvvisamente mi sorride e mi fissa negli occhi, e anche se stasera fa troppo caldo sembra dirmi che va bene, metterà la toga ed improvviserà un’arringa per difendermi da qualche terribile ed infamante accusa, mi farà assolvere ed io la ringrazierò come si merita.

Ci credete che non ricordo nemmeno che pizza ho mangiato?