Solo per amore

La vita, l'universo e tutto quanto

Tag: manette

Degustazione verticale

by cristinadellamore

Il film, ovviamente, è Histoire d’O, più che un classico sul finire degli anni ’70 e che anche io ricordo con qualche brivido, anche se all’epoca non capivo perché; e neanche immaginavo fosse possibile che ad una donna potesse piacere essere trattata a quel modo, e ad un nuovo trattare così una donna. Ero giovane e ingenuo. Pubblicato per la prima volta il dì 11 marzo 2018.

Mario Siniscalchi

“E sia”, ha ceduto lei, “vedremo le Sfumature. Ma prima, c’è un altro film di BDSM patinato che devi vedere, roba di quaranta anni fa. Ma a me è piaciuto, e piacerà anche a te”.

Per entrare nello spirito del film, ho dovuto spogliarmi, indossare il collare e le manette e accovacciarmi ai suoi piedi: ci sono modi peggiori di seguire uno spettacolo, anche perché lei mi ha gentilmente appoggiato una mano sulla nuca, un segno di possesso, ma ogni tanto sentivo le sue dita agili che mi sfioravano la pelle.

Il libro ha venti anni di più, mi ha sussurrato lei prima che potessi chiederlo, e questo spiega come mai quella ragazza non si permette di dire una parola quando l’amante la fa mezzo spogliare in macchina. Poco credibile ma molto erotico.

Ancora meno credibile che la protagonista, dopo mezz’ora di frustate e dopo essere stata scopata in tutti i buchi, ha ancora il trucco a posto e la pettinatura impeccabile. Però lei è molto bella, davvero.

“Papà mi ha confessato di aver perso molte diottrie per colpa di questo film”, ha detto lei, e poi mi ha dato uno schiaffetto perché, pur ammanettata come ero, stavo cercando di toccarmi. Certo, devo stare ferma.

Ecco che compare l’altro, arrogante come pochi; io non sopporterei di essere ceduta come un oggetto, e lei non lo farebbe mai anche se sa essere una Padrona severa.

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Privo di titolo (3)

by cristinadellamore

La nuova storia della nostra amica Cristina, purtroppo incompiuta, prosegue e diventa sempre più interessante.

Mario Siniscalchi

Dunque, stasera cocktail di benvenuto e cena informale per rompere il ghiaccio, ricapitolo mentalmente. Il mio prossimo ordine sarà quello di aiutarmi sotto la doccia, ma prima deve spogliarsi: lo fa con tutta l’eleganza e la serenità del caso, conscia come è di essere non bella ma bellissima, degna del letto di un imperatore – magari sarebbe l’imperatore a non essere degno di lei – e invece è mia come io sono sua ed è una sensazione meravigliosa.

Siamo pronte; per il nostro primo impegno profumo, rossetto, e jeans aderenti con camicetta di seta e stiletti per me, collare, manette e ceppi alle caviglie per lei che si sottopone di buon grado alla mia ispezione. Ammiro il corpo di lei – non mi stanco mai di guardarla e quando non c’è uso i miei ricordi e la mia memoria per ricostruirlo nella mente – dalla cima dei capelli alle punte dei piedini dalle unghie laccate di rosa pallido e, fattale voltare, mi beo della vista del culo alto e dei fianchi snelli. Sì, ho un piccolo nodo alla gola, nonostante tutto: sto per esibire lei davanti a un gruppo di sconosciuti e sono certa che attirerà l’attenzione di tutti. D’accordo, tiro un respiro e mi dico che siamo pronte, e finalmente sento bussare alla porta.

L’ufficiale nazista è venuto a prenderci e tra un battito di tacchi e l’altro mi prega di seguirlo senza degnare di uno sguardo lei: c’è un certo rispetto nei suoi occhi, ne sono certa, e non solo per quello che ha visto ma anche per quello che non ha visto, cioè il guinzaglio; per un istante mi chiedo se siamo le prime a scendere e se magari qualche cafone ha avuto voglia di esibirlo. Giù per le scale che abbiamo salito prima, fino all’ingresso, il nazista in testa, io lo seguo e non posso fare a meno di notare quanto gli stiano bene i pantaloni neri aderenti sul culo, e lei segue me. Non posso vederla ma la sento, e così è anche più bello.

Il nazista spalanca una doppia porta e si fa da parte, io tiro un bel respiro e attraverso la soglia per trovarmi in un salone ben illuminato, il pavimento di marmo a scacchi bianchi e neri, le pareti nude di un bianco abbagliante sotto le forti luci che arrivano dai faretti sul soffitto a volta. Il salone sembra vuoto, ci siamo solo lei ed io, ed un istante dopo non lo è più, perché ci sono altre porte lungo le pareti, e da queste entrano altre coppie. Deve esserci stato un piccolo errore, o almeno lo spero, perché il nazista ci ha fatte entrare con un minimo ma percettibile anticipo rispetto agli altri. E invece saremmo dovuti arrivare tutti assieme, cinque Dom con i loro sub: è il momento di conoscerci.

È il momento di presentarci. Il primo è un uomo alto e biondo, più o meno dell’età di lei, fin troppo elegante con giacca blu, pantaloni grigi, camicia bianca e cravatta a righe, che mi fissa con due occhi azzurri che mi ricordano il ghiaccio. Due passi dietro un uomo più giovane, forse mio coetaneo, ancora più alto, muscoloso, bruno e dai tratti mediorientali: tiene gli occhi bassi ed è costretto a tenere la testa alta da uno spesso collare di metallo che luccica e quasi mi abbaglia. Ci salutiamo con un cenno del capo e non sfugge l’occhiata che il biondo scocca a lei oltre la mia spalla: da questo dovrò guardarmi.

Un ballo in maschera

by cristinadellamore

Carnevale. Pubblicato per la prima volta il 20 febbraio 2015, la nostra amica Cristina ci trasporta in una festa che non sembra riuscita come dovrebbe. Nessun problema, con la sua lei – Stella – è pronta a divertirsi cominciandone una nuova, di festa, ma strettamente privata.

Mario Siniscalchi

Più che un ballo è stata un festa del martedì grasso.

Lei si è lasciata convincere, alla fine, ad accettare l’invito: la cosa non le piaceva, e me lo aveva spiegato: “E’ un locale che deve la sua fama proprio al mondo gay, e gli etero ci vanno come andrebbero allo zoo. Lo sai che queste cose non mi piacciono per niente”.

In realtà è una battaglia che condivido, ma stiamo parlando di una serata di carnevale, lei ha comprato i costumi e li abbiamo solo provati in casa, quindi ho insistito e lei ha ceduto.

Musica a palla, luci da impazzire e tanta gente. Incredibilmente, ne conosciamo parecchia, e lei riesce a spiegarmi, nel caos, che in realtà è una festa privata e gli inviti li ha fatti una nostra vecchia amica. Mi diverto ma mi accorgo, nel corso della serata, che lei è distratta e improvvisamente è addirittura diventata di pessimo umore. Ci ritagliamo un attimo di calma in un angolo un po’ riparato, la bacio e le chiedo di sfogarsi.

“C’è un tizio che non conosco e che mi sta attaccato con la colla, ma sarebbe il meno: ce n’è anche uno che conosco e che mi piace ancora di meno, chissà come ha fatto ad avere l’invito”.

E allora che facciamo, ce ne torniamo a casa? Assolutamente no, risponde lei, andiamo avanti nella serata, e ricambia il mio bacio. Provo ad accarezzarla proprio lì dove finisce la giacca e cominciano le calze parigine scure e sento un tintinnio: appese alla cintura ha delle manette molto realistiche, dall’altra parte uno sfollagente. Mi aggrappo al suo corpo spingendo l’inguine contro il suo: stasera sono più bassa, ho messo i mocassini bianchi, lei non ha rinunciato alle sue Chanel. Lei non si sottrae. anzi.

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Primo anniversario

by cristinadellamore

Un anno fa cambiava tutto.

La nostra amica Cristina e la sua lei – Stella – partivano insieme per il viaggio più lungo; io stapperò una buona bottiglia e brinderò alla loro salute. Qui di seguito la prima parte di una storia incompiuta, il titolo è “Scenario”, ma probabilmente è provvisorio.

Mario Siniscalchi

 

SCENARIO

Le porte del furgone si aprono e una mano di ferro ti prende per una spalla e ti tira giù.

Sei la più vicina allo sportello, sei stata l’ultima a salire e quindi sarai la prima a scendere; dietro di te le tue compagne di sventura, senti colpi di tosse, sternuti e lamenti, è stato un viaggio lungo, pieno di scossoni che facevano penetrare sempre di più nella carne i ferri che portate ai polsi ed alle caviglie

Finalmente scendi barcollando. Hai fame e sete, e sei scalza nella neve, manette e ceppi alle caviglie. In uno sferragliare di catene guidi la fila delle prigioniere attraverso un cortile gelido e buio, incitata con urlacci ed insulti dalle guardie che ti pungolano alle reni con i loro bastoni di legno ricoperti di lucido cuoio nero.

Come sei vestita? Come le altre, una tunica grigio ferro sino alle ginocchia che ti lascia le braccia nude, e la pelle ti si accappona per il gelo che ti colpisce da ogni parte. Non ti hanno dato altro, non ti hanno permesso di lavarti nella prigione di transito in cui sei stata rinchiusa per due settimane e ti hanno nutrita con minestra acquosa e poco pane; come le altre donne che non hai potuto neanche guardare in faccia – eravate sempre in penombra – sei sporca e affamata e spaventata e capisci benissimo che qui sarà anche peggio, se possibile

Le guardie sono ben coperte da pesanti cappotti, pantaloni infilati negli stivali e berretti di lana; impugnano i bastoni con le mani guantate ma non hanno voglia di restare al freddo e ti ordinano di fare più in fretta. Con le caviglie incatenate inciampi e quasi cadi, meritando una raffica di insulti ed una scarica di bastonate sulle reni, e finalmente tra bastonate ed insulti varchi la soglia e devi strizzare gli occhi alla luce forte cui non sei più abituata.

Ancora mezza abbagliata ti godi per un istante l’inatteso tepore che ti circonda, poi un ceffone ti scuote e riempie la bocca di sangue. Le orecchie ti ronzano, vedi le stelle e in tutto questo una voce femminile, brusca ma non brutale ti dà un ordine :”Non abbiamo tempo da perdere, ragazzina, avanti, faccia al muro e sull’attenti”.

Soggiogata ed ancora più stordita obbedisci rendendoti vagamente conto che le altre ragazze ti stanno seguendo dallo scalpiccio dei piedi nudi sul pavimento di pietra grezza.

“Bene, imparerete in fretta l’obbedienza, qui, perché è l’unico modo di sopravvivere”. Sempre la stessa voce femminile, stavolta venata da un sorriso. “Voltatevi , fronte a me”.

Davanti a te, una donna alta e bruna, i capelli raccolti in una severa crocchia, occhi neri e penetranti dietro occhiali dalla pesante montatura di corno, labbra rosse e carnose ; il colorito è scuro, come se fosse stata a lungo al sole di recente, cosa impossibile qui ed in questa stagione. Un altro schiaffone e sbatti addirittura la nuca sulla parete alle tue spalle e senti colare il sangue dal capo sul collo e lungo la schiena. E la voce della donna: “Tieni gli occhi bassi, prigioniera 7271”.

Barcolli un po’ per il dolore, abbassi lo sguardo e rispondi come puoi dicendo sì Signora. Ora vedi una camicia bianca di taglio maschile ben riempita sul petto ed una gonna nera al ginocchio aderente sui fianchi ad anfora.

“Così va meglio”, dice la donna che vedi indietreggiare appena. Adesso vedi i polpacci torniti ed i piedini messi in evidenza da eleganti decolté nere. Ti sembra assurdo, non porta le calze qui, in montagna ed in pieno inverno.

Secondo tempo

by cristinadellamore

“Grazie amore”. Lei sta ancora riprendendo fiato e anche io. Con due dita giocherello ancora nelle accoglienti cavità del corpo di lei, che ha poggiato il capo sulle mie tette e non mi abbraccia perché ha le mani legate dietro la schiena.

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Da sola e in compagnia

by cristinadellamore

“Pronta o no, amore, arrivo”. Non ha bisogno di avvertirmi, sono sempre pronta per lei, e proprio perché sono pronta non posso rispondere. Per prima cosa, ho messo le manette ai polsi ed i ceppi alle caviglie; confesso di aver perso un po’ di tempo ad ammirare l’effetto che facevano e ne sono rimasta più che soddisfatta: gli spessi anelli di ferro scuro che lei ha fatto forgiare da un artigiano giù in Basilicata mettevano in evidenza polsi e caviglie rendendoli più sottili. Pesanti quanto basta, mi hanno reso conscia ad ogni movimento di essere felicemente di proprietà di lei.

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Esperienze

by cristinadellamore

“Sei sicura, amore?”. La voce di lei mi arriva un po’ ovattata, ma c’è un’ottima ragione. Ho addosso un orribile cappuccio da slave, che mi copre il capo fino al mento, mi impedisce di vedere e di parlare, e mi lascia respirare con un po’ di fatica attraverso due forellini più o meno all’altezza delle narici; ho anche un ampio camicione che mi arriva fino ai piedi e mi sta largo, un po’ come una tenda, per nascondere tutto il resto del mio corpo, ho i polsi ammanettati dietro la schiena ed i ceppi alle caviglie, neanche mezzo metro di catena. In piedi in un angolo del nostro soggiorno studio, non sono più io e faccio parte dell’arredamento. Come posso, faccio segno di sì.

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Frammenti e reazioni

by cristinadellamore

“Non lo stai facendo bene come al solito, amore”. Lei mi tiene per i capelli ed io sono proprio lì dove devo essere, in ginocchio, il sapore di lei sulle labbra, l’odore di lei nelle narici; i polsi ammanettati dietro la schiena, i ceppi alle caviglie e trenta centimetri scarsi di catena ad unire ceppi e manette. E sì, lei ha ragione, per qualche motivo non sono concentrata su quello che sto facendo e me ne vergogno profondamente.

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Luci e città (o forse il contrario) – Trentunesima parte

by cristinadellamore

(Qui la parte precedente)

Il resto della giornata è per me confuso, dopo un inizio di questo genere; lei mi ha fatto il bagno come ad una bambina, mi ha portata a fare colazione e poi mi ha caricata su un tassì, dal quale siamo scese per entrare in un sexy shop che mi è sembrato di riconoscere, ed in effetti tanti anni fa ci eravamo già state. Certo, lei ha già comprato quel meraviglioso frustino, e chissà quanto ha speso, e qui c’è una scelta vastissima. Sempre confusamente, penso che anche qui si spende tanto, poi mi lascio portare e mi limito ad indicare qualcosa che colpisce la mia fantasia lasciando fare tutto a lei.

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Inaugurazione

by cristinadellamore

“Tranquilla, amore, ti tengo io”. Non c’è bisogno di dirlo e lei lo sa. Sono bendata, i polsi ammanettati dietro la schiena, ceppi alle caviglie uniti da mezzo metro di catena e lei mi tiene per un braccio quindi mi sento sicura come non mai, mentre scendiamo le ripide scale che portano all’ingresso del palazzetto, alla cantina e finalmente al sotterraneo. Stiamo andando lì, lei ci e’ andata appena siamo arrivate e mi ha proibito di seguirla.

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EssereDonna&Mamma

forse il segreto è non pensarci più e godermela fino in fondo

Viaggio dentro me

Qui tutti possono essere ciò che vogliono

Ibelieveinunicorns

Mi piace essere la cosa giusta nel posto sbagliato e la cosa sbagliata nel posto giusto, perché accade sempre qualcosa di interessante. Andy Warhol

toffee

you believe forever

Crèmisi Poetica

Essere altrove da memoria trafitta / come nube leggera di gravità arresa . / Essere pensiero bisbigliante e concavo / di pace bramosa in stallo fra le risposte. ©Runa

Tutto sulla mia psicopatica vita almeno sine a quando ne avrò una

Parlerò di me della mia follia I miei pensieri e sogni irrealizzabili vi sfido a seguirmi

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