Solo per amore

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Tag: fianchi

Devozione

by cristinadellamore

Pubblicato per la prima volta il giorno 8 aprile 2015, ecco un altro monologo con la descrizione del sesso tra la nostra amica Cristina e la sua lei – Stella. Ed io mi chiedo sempre di chi sia la voce recitante.

Mario Siniscalchi

“Stai benissimo così, lo so che ti piace farlo, a quattro zampe, la testa bassa, i capelli tirati su per mostrare il collare. E come è agile la tua lingua sui miei piedi, sento un delizioso calore, e non solo lì dove mi stai leccando. E lo so che anche tu stai provando la stessa sensazione, me ne accorgo da come muovi leggermente i fianchi e dimeni un po’ il tuo delizioso culetto. No, non intendo frustarlo, stai facendo bene, non hai bisogno di correzione o incoraggiamento, ma guai a te se ti fermi prima che te lo dica io, che devota cagnolina saresti, altrimenti? Ecco, continua così, hai trovato un punto che è direttamente collegato con il cervello e con la mia fichetta bagnata. A proposito, il mio odore si mischia il tuo, lo sento da qui, vorresti non finire mai eppure non vedi l’ora di esplodere. Ma devi avere pazienza, continua, più lentamente adesso, voglio aspettare e farti aspettare ancora un po’. E muovi un po’ di più il culo, è bellissimo come ondeggia la codina che ti ho regalato, con il plug anale che proprio non si vede, è entrato tutto dentro e ti piace ancora di più. Magari lo provo io, la prossima volta, ma adesso goditelo tu, visto che ci siamo quasi, assieme, gridiamo assiemo, io ti amo, gridalo anche tu”.

Dopo

by cristinadellamore

Uno dei tag di questo brevissimo post, pubblicato per la prima volta il 25 marzo 2015, è “tenerezza”. La nostra amica Cristina lo ha scelto benissimo.

Mario Siniscalchi

Mi piace, dopo, restare abbracciata stretta a lei, sentire i nostri cuori che battono forte all’unisono, i nostri respiri un po’ affannosi calmarsi pian piano, continuare a condividere i nostri fluidi da pelle a pelle.

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Privo di titolo (5)

by cristinadellamore

A sciogliere la tensione arriva il concierge nazista, e non da solo: da ogni porta entra un suo gemello, stessa tenuta, stesso fisico, stesso sguardo un po’ assente. Uno di loro batte le mani ed è il segnale che aspettavamo: noi Dom, ciascuno a proprio modo, ordiniamo ai sub di seguire i nuovi arrivati, io tocco le spalle di lei con il frustino, prima a sinistra, poi a destra. Lei accenna un inchino ed indietreggia con grazia fino alla porta dalla quale siamo entrate, lì gira sui talloni e segue disciplinatamente il maggiordomo nazista. Seguo lei con la coda dell’occhio finché non sparisce, godendo dell’ondeggiare dei fianchi meravigliosamente snelli. So che prima o poi, forse anche già stasera, li vedrò segnati dal mio frustino ed al solo pensiero il mio cuoricino manca un paio di colpi, la vista mi si appanna e mi si bagnano le mutandine: insomma, non vedo l’ora.

Dunque, quando ho letto le mail ci sono rimasta un po’ male: insomma, già per la prima sera i sub sono separati, segregati da qualche parte per riflettere sul proprio stato, e cito letteralmente le istruzioni ricevute. Non solo: mentre ci penso, e non è passato che qualche minuto, eccoli di nuovo, vengono finalmente esibiti assieme e fatti sfilare lungo il salone. Lei è fieramente prima, i polsi ammanettati dietro la schiena e congiunti, con poco più di un metro di luccicante catena, al collare del ragazzo superdotato, ancora in erezione e sempre più impressionante perché ora posso guardarlo di profilo. Dietro di lui la ragazza rapata a zero, e mi rendo conto che ha delle tette davvero belle, poi il giovane mediorientale e infine la bruna che, incredibilmente, gira il capo e per un istante mi guarda negli occhi come a cercare un cenno di intesa: è assurdo ma la cosa mi rende fiera, una sub così forte è stata colpita da me e sembra interessata, se non amassi lei con ogni fibra del mio essere potrei davvero farci un pensierino.

Non so chi ha fatto partire l’applauso ma la sfilata dei sub che attraversano il salone da una porta all’altra è accompagnata dal battito delle mani dei Dom, che si spegne quando la bruna magra, in coda alla fila, sparisce diretta verso chissà dove e io vedo distintamente le mani ammanettate dietro la schiena che si chiudono a pugno e si aprono freneticamente. Non è contenta di essere qui. Vedo anche il culo: non me ne ero accorta prima, il Dom che mi ha quasi sedotta ha probabilmente il necessario polso fermo e certamente la mano pesante, ci sono segni di cane, alcuni recenti, altri più vecchi, su un bellissimo sedere.

Mentre mi chiedo come passerà la serata lei, e dove, l’atmosfera attorno a me cambia: al posto dei nazisti nel salone entrano cinque vezzose cameriere – camice nero aderente che si ferma appena sopra il ginocchio, grembiulino bianco e crestina – che portano senza soluzione di continuità stuzzichini e bicchieri ricolmi; è anche partita una musica di atmosfera ed io riconosco qualcosa che mi ha fatto conoscere lei, e che definiva l’arma segreta del padre, il sax di Fausto Papetti direttamente dall’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, lenti ideali per strofinarsi nella penombra con la scusa di ballare, e mi viene in mente che volentieri ballerei con quella bruna indomabile ed indomita: lo penso e non me ne vergogno neanche un po’. A lei sono fedele, ma dov’è l’onore della fedeltà se non ci sono le tentazioni da respingere? Comunque, quando questo week end sarà concluso mi accovaccerò volentieri ai piedi di lei sul venerabile e tiepido parquet di casa e ne parleremo. Lei, ne sono certa, mi aiuterà a comprendere quello che mi sta capitando; adesso però voglio godermi questa nuova e bellissima sensazione di potere che mi pervade.

Nelle fauci del lupo – Parte seconda

by cristinadellamore

(Qui la parte precedente)

I saluti sono subito un problema, mi presento rivolgendomi a quello seduto, ne ho in cambio una risposta borbottata e l’invito ad accomodarmi; la poltroncina è bassa e traballante, resisto alla tentazione di tirare giù la gonna e mi limito a serrare caviglie e ginocchia, conscia di fornire un discreto spettacolo a chi abbia voglia di guardare. E tutti i miei interlocutori sembra abbiano voglia, si presentano uno ad uno senza guardarmi in faccia, e sarebbe divertente se non fosse imbarazzante perché uno mi guarda le gambe, gli altri due hanno gli occhi fissi sulle tette. Non c’è forse un accenno di sorriso sui visi di questi tre, come se fosse un gioco? In questa azienda sono famosi per i comportamenti arroganti e sessisti: potrebbe essere almeno in parte una leggenda metropolitana e questi uomini, sicuramente i capi, forse trovano divertente alimentarla.

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Pixel – Prima parte

by cristinadellamore

Lei sta considerando qualcosa che non vedo, deve essere piccola, la tiene nel palmo della mano e deve essere anche qualcosa di sgradevole. Mi avvicino lasciando sul fuoco la casseruola nella quale cuociono i carciofi per stasera e finalmente lei alza gli occhi, che sono palesemente velati: adesso vedo anche che regge tra le dita una vecchia pennetta USB; lei ha un’espressione disgustata, come se fosse qualcosa di sporco.

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Cavalcate e cavalcature

by cristinadellamore

Lei stasera mi vuole così, a quattro zampe su gomiti e ginocchia, il culo più alto delle spalle, la testa bassa; così lei potrà sovrastarmi, dominarmi, farmi mille cose meravigliose. La aspetto e già l’attesa è un doloroso piacere, tanto che affondo il capo nel cuscino e mordo un lembo del lenzuolo per dominarmi. Poi qualcosa nella nostra camera da letto cambia e mi rendo conto che lei è qui, dietro di me. Non mi tocca, si limita a guardarmi, sento il profumo del corpo di lei ed il rumore del respiro, che sta accelerando all’unisono col mio perché anche per lei l’attesa del piacere è già una parte non piccola del piacere.

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Autoscatti

by cristinadellamore

Domenica mattina, arietta frizzante e cielo sereno, insomma non fosse per la sveglia alle sette sarebbe la giornata perfetta. Ma neanche oggi lei si è lasciata commuovere, quindi su le felpe pesanti, scarpette ben allacciate e via, si corre per un’ora intanto che il sole si alza e la luce diventa sempre più forte, tanto che durante gli ultimi giri rimpiangiamo di non aver messo gli occhiali da sole. Cosa strana, l’aria non si riscalda, insomma possiamo ufficialmente dire che è arrivato l’inverno.

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Luci e città (o forse il contrario) – Sedicesima parte

by cristinadellamore

(Pss, la puntata precedente è qui)

“Hai scelto il classico, amore, congratulazioni. Però prendiamo anche un altro profumo, e non importa se è da uomo, sono certa che ti starà benissimo”, e lei accompagna la frase con un’altra carezza, più precisa e decisa, a cercare la curva dei miei fianchi. Mi accorgo che ha le mani libere: non ha comprato niente? Peccato. Tenendomi per la vita mi guida alla cassa, dove è pronto un pacco abbastanza grande ed elegantissimo, e vedo che ne stanno preparando un altro, più piccolo, per i profumi. Sono incuriosita ma mi mordo la lingua: se lei non me ne parla avrà un ottimo motivo per farlo.

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Cene e lavoro – Quarta parte

by cristinadellamore

(Qui la parte precedente)

Mi alzo dopo aver chiesto permesso e faccio svolazzare la gonnellina corta, a beneficio di lei, come a beneficio di lei accentuo un po’ il movimento dei fianchi: sono sicura che lei, stasera, mi punirà per questa piccola esibizione; io chiederò perdono e spiegherò che l’ho fatto per ammorbidire le interlocutrici, un po’ come facevo ai primi tempi del mio lavoro, quando portavo il caffè alle riunioni importanti e mi mettevo in mostra davanti ai clienti per distrarli e facilitare le trattative. Mentre aspetto che il caffè sia pronto nella vecchia moka da quattro tazze dei genitori di lei, oggetto di design se mai ce ne è stato uno, tipico degli anni ’80, pregusto le frustate sulle tette o, meglio ancora, sulla piante dei piedini e quasi rovino la mia opera distraendomi ed infilando una mano sotto le mutandine che sì, cominciano ad essere umide, anzi proprio bagnate. Spengo il fuoco appena in tempo, prima che il caffè prenda a bollire e si rovini definitivamente, e meno male, una punizione per una stupidaggine del genere proprio non la vorrei.

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Ritratti

by cristinadellamore

Qualche sera fa lei mi ha colta di sorpresa. Stavo entrando nella nostra camera da letto, l’unica cosa che avevo addosso era l’asciugamano con il quale stavo strizzando il caschetto blu – troppo caldo per usare l’asciugacapelli. Con un angolo del cervello stavo pensando che avrei dovuto fare un salto dal parrucchiere, prima delle vacanze, per sistemare lunghezza e colore, con tutto il resto stavo pensando a lei ed a quello che mi avrebbe fatto di lì a pochi minuti. E improvvisamente mi sono trovata abbagliata: lei mi aveva scattato una foto col telefonino.

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EssereDonna&Mamma

forse il segreto è non pensarci più e godermela fino in fondo

Viaggio dentro me

Qui tutti possono essere ciò che vogliono

Ibelieveinunicorns

Mi piace essere la cosa giusta nel posto sbagliato e la cosa sbagliata nel posto giusto, perché accade sempre qualcosa di interessante. Andy Warhol

toffee

you believe forever

Crèmisi Poetica

Essere altrove da memoria trafitta / come nube leggera di gravità arresa . / Essere pensiero bisbigliante e concavo / di pace bramosa in stallo fra le risposte. ©Runa

Tutto sulla mia psicopatica vita almeno sine a quando ne avrò una

Parlerò di me della mia follia I miei pensieri e sogni irrealizzabili vi sfido a seguirmi

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Il momento dove la notte è più buia... è quello più vicino all'alba.

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Costringimi, ma lasciami andare. Vieni anche tu, se no faccio da sola!

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Scatto fisso, senza freni. Non posso fermarmi anzi non voglio farlo.

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Non esiste bene più prezioso della cultura

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