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Tag: birra

Uno scenario tutto nuovo

by cristinadellamore

Questo post del 16 dicembre 2014 ci racconta la complicità tra la nostra amica Cristina e la sua lei – Stella. Un gioco che in qualche modo coinvolge anche gli estranei, per la gioia di stare assieme.

Mario Siniscalchi


Sono seduta in un angolo, un boccale di birra davanti, faccio finta di interessarmi allo schermo del telefonino. Fa caldo, ho tolto la giacca del tailleur e sbottonato la camicetta, ignorando il brusio che arriva dai tavoli vicini perché così, china in avanti, so di dare un certo spettacolo.

Poi sento una voce, un altro cliente mi chiede se può sedersi qui; faccio cenno di sì senza alzare il capo; sono sempre a capo chino e smanetto sulla tastiera virtuale. Poi decido di bere un altro sorso e mi trovo davanti agli occhi questo tizio sottile, con i capelli lunghi, la faccia un po’ sporca di barba non fatta e magnetici occhi verdi. E’ vestito come capita, un pesante maglione scuro di qualche misura troppo grande, ha posato sul tavolo accanto al suo calice di birra dall’aspetto costoso, colore più rosso che ambrato e schiuma con strani riflessi.


Molto educatamente si presenta fissandomi negli occhi: un punto per lui, non mi guarda le tette, almeno non subito, e si merita la mia risposta; o è invece perché sono un po’ soggiogata dal suo sguardo? Mi chiede cosa bevo, e mi accorgo che ho svuotato il boccale in due sorsi: non mi era mai capitato prima. Sarà un segno?

Mi chiede il permesso di offrirmi il secondo giro, fa un gesto e la camerierina bionda e sottile si materializza accanto a noi. E’ vestita modestamente con maglietta e jeans neri, come tutto il personale, ma ha un’espressione adorante: il mio strano commensale le piace e si vede, mi sembra sentire i suoi feromoni e la sua voce che dice qualcosa come “prendimi qui e subito, ti prego”, e devo scrollare la testa per schiarirmela.

Ha ordinato per me un calice della birra che sta bevendo lui, o meglio sta facendo finta di bere perché giocherella col calice, lo alza per guardarne il contenuto in controluce, e intanto mi spiega la rava e la fava di questa birra artigianale sarda, e quel colore dipende dai mieli d’arancio, che danno anche un particolare profumo. Anche lui deve avere un particolare profumo; non è certamente la birra, però mi gira un po’ la testa e improvvisamente sento un familiare calore al ventre, ho voglia di questo gentile sconosciuto, così educato e sexy, e non mi era più capitato da tanto tempo.

La cameriera bionda mi mette davanti un calice di birra con una malagrazia che non credo di meritarmi; o forse sì, ha capito come me che il cliente non la vuole, ha capito che quella che vuole sono io. E io, lo voglio? Accidenti, sì. Non riesco a non pensare a come deve essere baciarlo, sentire le sue mani su di me, il suo corpo prima contro il mio, poi dentro. Cerco di ragionare, prendo il calice e non riesco a controllarmi, tiro fuori la lingua e lecco la schiuma: lo so, è un segnale per una donna, purtroppo non abbiamo ordinato salsicciotti e senape altrimenti avrei fatto qualcosa di diverso e più preciso.

Con un sorriso che mi fa quasi male mi chiede se quella birra mi piace. Non ce la faccio a rispondere, porto il calice alle labbra e lo svuoto per metà d’un fiato, lui sorride di nuovo e dice che sì, si vede che mi piace: sarebbe sorpreso che confessassi che non sono riuscita a sentire il sapore?

Bevo l’altra metà del calice per non essere costretta a parlare, e immediatamente il mio corpo mi corre in aiuto: con le gambe che tremano un po’, con la testa che gira e non per l’alcol mi alzo e mi dirigo verso i bagni. Forse gli chiedo scusa, forse no, ma non importa.

Non ci ho mai messo piede, c’è cattivo odore, disinfettante di pessima qualità a coprire quello di ammoniaca, e attraverso la suola sottile delle mia scarpette col tacco alto mi sembra addirittura di sentire che il pavimento è bagnato, anzi di più. Mi giro per chiudere la porta e me lo trovo davanti: mi ha seguita.

E sia. Lo voglio, gli vado incontro, mi offro. Le sue mani su di me, le sue labbra sulle mie, ed è il sapore che ben conosco. Lei mi infila col suo gesto che amo le dita trai capelli e mi chiede: “Lo facciamo qui”?

Dietro la porta – Seconda parte

by cristinadellamore

(Qui la parte precedente)

“Mangia che si fredda, ho fatto una gran fatica per fartelo trovare pronto, non si sa mai a che ora arrivi a casa”. Insomma, la cena è quella di una famiglia tipo come nei peggiori stereotipi: non parliamo, non ci guardiamo in faccia, lei mi mette il piatto davanti, me lo toglie quando è vuoto, mi versa un bicchiere di vino, il tutto tenendo gli occhi bassi con espressione preoccupata, la cugina lascia tutto a metà, si alza e se ne va senza salutare, ed io mi sporco la felpa, mi pulisco la bocca con la manica, mi faccio anche scappare un rutto. Credo che sia quello che lei si aspetta da me, e mi chiedo come possa essere divertente questo gioco.

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Controllori

by cristinadellamore

Serata tra sole donne, le amiche di lei che un po’ alla volta sono diventate quasi tutte amiche anche mie; c’è anche la cugina, che si è concessa una settimana di riposo dopo l’ultimo esame ed in vista della discussione della tesi, e facciamo una bella tavolata, abbiamo una sala della pizzeria tutta per noi e, per qualche ragione, si occupa di noi una cameriera giovanissima che si destreggia con qualche imbarazzo non potendo fare a meno di ascoltare battute non proprio vittoriane.

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Di maschi ed altri oggetti – Terza parte

by cristinadellamore

(Qui la puntata precedente)

“Tienilo addosso il meno possibile, il latex”, dice infatti lei, “secondo me non fa bene alla pelle. Magari, amore”, e qui si rivolge a me, “potremmo prestarle bustino e stivali, che ne dici?”. Non dico niente ma penso che non è una bella idea, rischiamo di non rivederli più, e intanto mi colpisce l’immagine di lei in veste di mistress, io in ginocchio a leccare la suola degli stivali in attesa del permesso di passare la lingua anche sulla tomaia fino a raggiungere la pelle di seta delle cosce. Stasera la pregherò di giocare così, è parecchio che non lo facciamo.

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Di maschi ed altri oggetti – Prima parte

by cristinadellamore

Roma blindata, Roma terrorizzata, tutte le esagerazioni dell’informazione on line, ma insomma, andare in centro oggi è difficile se non impossibile e magari non ne abbiamo neanche voglia. Allora portiamo la cugina in pizzeria, proprio in quella da cui manchiamo da un bel po’ perché l’ultima volta la pizza era un mattone immangiabile. Già, c’è anche la cugina perché il professore che beato lui abita nel cuore del centro ha fatto i bagagli e se ne è andato a Parigi; e non la ha invitata, accidenti, e ci è rimasta male. E’ un po’ giù da un paio di giorni, per questo, e magari è l’occasione buona per parlarne.

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Sbagli

by cristinadellamore

Ondata di freddo. Sì, insomma, siamo pur sempre a Roma, ma la mattina qui attorno, dove c’è tanto verde, l’erba è più ghiacciata che brinata, il termometro sul quadrante del mio scooter mi segnala rischio ghiaccio e per viaggiare in maniera più o meno confortevole indosso, anche se non piove, i copripantaloni imbottiti e doppi guanti. E comunque quando arrivo a casa sono intirizzita.

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Incidente

by cristinadellamore

Stiamo tornando a casa e guida lei. Perché mi ha quasi ordinato di bere due birre gradevolissime, fredde e vellutate nel gran caldo per premiarmi non ho capito bene di cosa, ma non ha importanza. Non ha importanza neanche che io sia sul sellino posteriore del mio scooter. Lei lo conduce con consumata maestria, io la abbraccio stretta e va benissimo così.

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Infortuni

by cristinadellamore

Stasera lei ha scelto di essere femminile al massimo. Dall’armadio ha estratto un vestito che non le avevo mai visto, certamente di qualche anno, le arriva appena sopra il ginocchio, senza maniche, una piccola scollatura quadrata ad evidenziare il solco tra le tette, cui ha abbinato le chanel dalla suola sottile e dal tacco appuntito; io invece ho scelto lo stile ragazzaccia, canotta a costine, microscopici shorts di jeans e scarpe da ginnastica.

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Carapaci

by cristinadellamore

Sole, e soltanto una brezza. Comunque è meno caldo che in città: c’è alta marea, la battigia è mezza divorata dalla risacca, ogni tanto arriva qualche schizzo, gelato sulla pelle arroventata anche se saggiamente protetta dalla crema protezione trenta. Dietro le lenti polarizzate, un regalo che mi ha fatto lei, tengo le palpebre semiabbassate; ho quasi sonno, lei mi ha promesso di guidare al ritorno e mi sono concessa una birra gelata.

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Cuori

by cristinadellamore

Jeans e maglione, calzettoni pesanti a righe orizzontali e scarponcini; lei mi ha ordinato, o quasi, di vestirmi così per uscire stasera, e mi ha pregato di non truccarmi. Ha dato un’occhiata alle mie mani, le ha baciate e ha detto che lo smalto posso tenerlo, poi è sparita ed è ricomparsa pochi minuti dopo vestita allo stesso modo e con un grande sorriso negli occhi. Una gioia, le prendo la mano e mi lascio portare.

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Fotografia, scrittura, minimalismo, voli pindarici, nebbie ed utopie.

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