Solo per amore

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Tag: aglio

Caccia grossa

by cristinadellamore

Pubblicato per la prima volta il 20 gennaio 2015: un nuovo bozzetto di condivisione, per ricordare la nostra amica Cristina e la sua lei – Stella.

Mario Siniscalchi

L’altra mattina, mentre facevo la doccia, lei invece di aspettarmi con l’accappatoio aveva già cominciato ad affaccendarsi in cucina. L’ho raggiunta, ancora gocciolante, e l’ho trovata che consultava un vecchio libro – sì, proprio uno di carta – e brontolava qualcosa.

“Vestiti e vieni a darmi una mano, oggi cuciniamo una cosa complicata”, mi ha detto. Era un ordine, come solo lei può darmene, ed io ho obbedito.

Mi ha spiegato con più calma, dopo avermi baciata. La nonna era bravissima in cucina, ma lei non ha fatto in tempo ad imparare tutto quello che avrebbe voluto; il librone un po’ ingiallito era la raccolta di ricette con le sue note, e insomma, visto che è stagione facciamo il ragù di cinghiale.

“Nonna cucinava benissimo, e tra natale e capodanno preparava sempre lepre, fagiano o cinghiale, a seconda di quello che trovava il nonno da un macellaio di fiducia in centro. Io ho trovato il cinghiale, quindi diamoci da fare”.

Nominata sul campo aiuto chef, mi sono immediatamente calata nel ruolo. Quasi un chilo di cipolle mi aspettava minaccioso; le ho pelate senza trattenere le lacrime, che lei ha gentilmente leccato una per una.

Intanto un generoso tocco di burro si scioglieva sul fondo di un capace pentolone e lei ha tolto dal frigo un contenitore di vetro: dentro c’era una poltiglia rossa nella quale erano immersi dei pezzi di carne. Molto poco invitante.

“E’ la marinata, l’ho preparata ieri sera, prima di andare a letto. Vino rosso, aglio, alloro, bacche di ginepro, la nonna non ci metteva l’aceto perché al nonno non piaceva. Ha scritto anche un altro appunto, dice che anche se il libro invita a buttarla via lei la conservava per la cottura, per sentire di più il selvatico”.

Le cipolle cominciavano ad appassire, e con gesto deciso lei ha svuotato il contenitore nella pentola e alzato la fiamma. Il profumo forte e gradevole che ha subito invaso la piccola cucina prometteva bene. Poi ha aggiunto acqua, fino a coprire la carne e le cipolle, un dado ed un cucchiaio di concentrato di pomodoro.

“Adesso è solo questione di pazienza, deve cuocere e stracuocere finché le cipolle si consumano tutte”, ha affermato; ha abbassato la fiamma al minimo, mi ha abbracciata di nuovo e gentilmente guidata in camera da letto.

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Caldo conforto

by cristinadellamore

Pubblicato per la prima volta l’11 gennaio 2015. La nostra amica Cristina cerca pace con la sua lei – Stella – nei gesti consueti e nella vicinanza più che nella complicità.

Mario Siniscalchi

Cerchiamo rifugio nella nostra piccola cucina, nei gesti usuali davanti ai fornelli, quando il mondo attorno a noi sembra impazzire come in questi giorni.

"Zuppa di riso e lenticchie, e la preparerai tu, io ti farò da aiutante", ha dichiarato lei.

D'accordo; non l'ho mai fatta ma conosco la ricetta, ne avevamo parlato nei giorni tra natale e capodanno, quando dalle lenticchie siamo state addirittura travolte, nella fin troppo gustosa versione con cotechino e zampone.

Siamo in due, quindi non più di un etto di lenticchie di Castelluccio, roba di qualità, addirittura si fregia del marchio IGP, un gambo di sedano e uno spicchio d'aglio, le mettiamo a lessare per una mezz'ora. Intanto la mia aiutante affetta al velo una bella cipolla e mi fa preoccupare, come sempre, perché manovra a tutta velocità un coltello affilatissimo; ho il tempo di pulirle le dita con la lingua, e dio sa se continuerei molto volentieri, ma vengo richiamata all'ordine con una carezza ed un bacio.

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Pasta

by cristinadellamore

“Nonna li chiamava maccheroni primavera, ma è meglio prepararli quando l’estate è un po’ più avanzata”, mi ha detto lei allineando, come sua abitudine, gli ingredienti sul piano di lavoro della cucina.

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Pazza per lei

by cristinadellamore

Sì, insomma, ve ne sarete accorti, ma adesso sto parlando dell’acqua pazza, cioè un modo di preparare il pesce. In genere si usa con materiale pregiato, lei mi ha a lungo raccontato di una pezzogna mangiata con i genitori tanti anni fa che ancora ricorda per la delicatezza. Solo che non sempre si trova il tempo o la voglia di pulire il pesce, per tacere della spesa. E allora l’ultima volta abbiamo nobilitato – non inorridite – i filetti di merluzzo surgelati con la nostra versione.

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Indovina chi viene a cena

by cristinadellamore

Ci abbiamo pensato un po’, ma poi alla fine lei si è decisa: l’ex stagista bionda viene a cena da noi.

“Dobbiamo organizzare bene la cosa”, ha detto, e non si riferiva al menù. Certo, non potevamo essere in tre, ma non troppi di più, anche perché lei non si è ancora decisa a sostituire la sua piccola lavapiatti da single, nella quale, con un po’ di creatività, riusciamo a far stare sei coperti ma non le pentole.

“Allora, ci vuole una coppia etero ed un etero single. Perché lei è etero, non è vero?”, ha deciso lei. Io la conosco, la domanda è puramente retorica, ma io non ne sono così sicura; quanto meno, non è omofoba e forse sarebbe anche disposta a fare una esperienza nuova. Comunque non sono affari miei.

“Sarà un venerdì sera, io resterò a casa e preparerò con calma il tortino di alici che ti piace tanto”. E’ vero, abbiamo fatto un gioco, una sera, e per il suo tortino di alici secondo la ricetta della nonna ho sopportato cinque frustate sul culo. “Non è vegana, spero”. No, non lo è, io mi accontento di una mela, di una arancia o di una banana, durante la pausa pranzo, e lei spesso apre una scatoletta di salmone al naturale e non rinuncia mai ad una fetta di mozzarella.

“Non dovrà essere niente di troppo elegante, e suggeriscile di venire direttamente qui con te, quando uscite dall’ufficio”. Lei pensa sempre anche ai dettagli, le farà anche trovare un accappatoio pulito e l’acqua calda per fare magari una doccia, ne sono certa.

E adesso non mi resta che condividere la ricetta del tortino di alici, ovviamente: tenetevi forte, perché vale davvero la pena.

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Caccia grossa

by cristinadellamore

L’altra mattina, mentre facevo la doccia, lei invece di aspettarmi con l’accappatoio aveva già cominciato ad affaccendarsi in cucina. L’ho raggiunta, ancora gocciolante, e l’ho trovata che consultava un vecchio libro – sì, proprio uno di carta – e brontolava qualcosa.

“Vestiti e vieni a darmi una mano, oggi cuciniamo una cosa complicata”, mi ha detto. Era un ordine, come solo lei può darmene, ed io ho obbedito.

Mi ha spiegato con più calma, dopo avermi baciata. La nonna era bravissima in cucina, ma lei non ha fatto in tempo ad imparare tutto quello che avrebbe voluto; il librone un po’ ingiallito era la raccolta di ricette con le sue note, e insomma, visto che è stagione facciamo il ragù di cinghiale.

“Nonna cucinava benissimo, e tra natale e capodanno preparava sempre lepre, fagiano o cinghiale, a seconda di quello che trovava il nonno da un macellaio di fiducia in centro. Io ho trovato il cinghiale, quindi diamoci da fare”.

Nominata sul campo aiuto chef, mi sono immediatamente calata nel ruolo. Quasi un chilo di cipolle mi aspettava minaccioso; le ho pelate senza trattenere le lacrime, che lei ha gentilmente leccato una per una.

Intanto un generoso tocco di burro si scioglieva sul fondo di un capace pentolone e lei ha tolto dal frigo un contenitore di vetro: dentro c’era una poltiglia rossa nella quale erano immersi dei pezzi di carne. Molto poco invitante.

“E’ la marinata, l’ho preparata ieri sera, prima di andare a letto. Vino rosso, aglio, alloro, bacche di ginepro, la nonna non ci metteva l’aceto perché al nonno non piaceva. Ha scritto anche un altro appunto, dice che anche se il libro invita a buttarla via lei la conservava per la cottura, per sentire di più il selvatico”.

Le cipolle cominciavano ad appassire, e con gesto deciso lei ha svuotato il contenitore nella pentola e alzato la fiamma. Il profumo forte e gradevole che ha subito invaso la piccola cucina prometteva bene. Poi ha aggiunto acqua, fino a coprire la carne e le cipolle, un dado ed un cucchiaio di concentrato di pomodoro.

“Adesso è solo questione di pazienza, deve cuocere e stracuocere finché le cipolle si consumano tutte”, ha affermato; ha abbassato la fiamma al minimo, mi ha abbracciata di nuovo e gentilmente guidata in camera da letto.

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Caldo conforto

by cristinadellamore

Cerchiamo rifugio nella nostra piccola cucina, nei gesti usuali davanti ai fornelli, quando il mondo attorno a noi sembra impazzire come in questi giorni.

“Zuppa di riso e lenticchie, e la preparerai tu, io ti farò da aiutante”, ha dichiarato lei.

D’accordo; non l’ho mai fatta ma conosco la ricetta, ne avevamo parlato nei giorni tra natale e capodanno, quando dalle lenticchie siamo state addirittura travolte, nella fin troppo gustosa versione con cotechino e zampone.

Siamo in due, quindi non più di un etto di lenticchie di Castelluccio, roba di qualità, addirittura si fregia del marchio IGP, un gambo di sedano e uno spicchio d’aglio, le mettiamo a lessare per una mezz’ora. Intanto la mia aiutante affetta al velo una bella cipolla e mi fa preoccupare, come sempre, perché manovra a tutta velocità un coltello affilatissimo; ho il tempo di pulirle le dita con la lingua, e dio sa se continuerei molto volentieri, ma vengo richiamata all’ordine con una carezza ed un bacio.

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Una ricetta rubata

by cristinadellamore

Lei mi ha portata in una trattoria tipicamente romana: carta oleata al posto delle tovaglie, tovaglioli di carta, il padrone grande e grosso che ti dà del tu e ti riempie di contumelie se non mangi abbastanza, ma la cucina è meravigliosa.

Pasta e ceci, ci siamo fatte portare, ed era una cosa meravigliosa.

Con un po’ di quelle moine che lei definisce tipicamente femminili, e cioè ciglia che sbattono, labbra che si socchiudono, seni che vengono avanti in bella  evide nza, abbiamo estorto al padrone il segreto, che condivido volentieri qui, prima  ancora di provarlo.

Per prima cosa, lunga e paziente cottura dei ceci con aglio e rosmarino: fino a che non si spappolano, e alla fine molta attenzione per non farli attaccare alla pentola; poi, aglio, olio ed un paio di filetti di acciuga, in altra pentola: quando l’acciuga è diventata una pasta, un barattolo di pelati.

Si uniscono i ceci, si aggiunge un po’ d’acqua e quando bolle si aggiunge la pasta: meglio quella mista, ovviamente. E a tavola bollente, tanto che devi soffiarci sopra.

Mi piace, questa ricetta: con i suoi tempi lunghi ci darà molte occasioni di coccolarci, intanto.

EssereDonna&Mamma

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