Ragionamenti

di cristinadellamore

Questo post, pubblicato per la prima volta l’otto marzo 2015, è un po’ il seguito di quello che vi ho riproposto la settimana scorsa: la nostra amica Cristina si mette sempre in discussione e cerca di imparare il più possibile dalla sua lei – Stella.

Mario Siniscalchi

Mi sono alzata facendo il più piano possibile, stamattina, mi sono vestita nella penombra gelida di un mattino che non sembra proprio di marzo, caso mai di gennaio, e sono uscita chiudendomi silenziosamente la porta alle spalle.

A lei il mio post di ieri non è piaciuto, me lo ha detto con ferma gentilezza.

“Ma quale otto marzo. E gli altri trecentosessantaquattro giorni dell’anno?”, mi ha chiesto senza retorica. “Siamo donne, quindi dobbiamo essere il doppio più brave e più forti, per avere la metà di quello cui abbiamo diritto. Il nostro otto marzo deve essere tutti i giorni, dobbiamo lottare di più e meglio non per trovare un posto in un mondo di uomini, ma per cambiare il mondo, e basta”.

Poi mi aveva dato un bacio che aveva ancora il gusto dello sciroppo per la tosse, e mi aveva fatta tremare, piangere e ridere sotto le sue mani, come solo lei sa fare.

Le sue parole ed i suoi gesti dolci ed esperti mi ritornavano in mente e intanto schivavo i preservativi che costellavano il marciapiede: in molti avevano festeggiato l’otto marzo in maniera un po’ particolare, quasi sotto le nostre finestre.

Sono tornata a casa intirizzita dal vento gelido, mi sono di nuovo spogliata in fredda e infilata sotto il piumone; lei dormiva ancora, la stanza da letto era piena del suo odore dolce, ed io l’ho svegliata nel modo più semplice e più gentile. Poi, prima che mi abbracciasse, ho allungato un braccio e afferrato il pacchetto che mi ero fatta preparare, per appoggiarlo delicatamente sul suo pancino piatto e muscoloso.

“Buon otto marzo, amore”, ho detto, e lei ha sorriso, aperto il pacchetto e riso più forte: era una monoporzione di torta mimosa, la sua preferita.