Privo di titolo (10)

di cristinadellamore

La cena finisce, forse ho bevuto un bicchiere di troppo, e il cinquantenne mi porge il braccio che accetto senza pensarci troppo su; barcollo un po’ sui tacchi e mi rendo conto che il caffè tiepido e troppo zuccherato che ci hanno servito non ha ancora fatto effetto. Il tipo atticciato stringe d’assedio la quarantenne sotto lo sguardo gelido del biondo del quale non ho ancora capito bene le preferenze sessuali: si è presentato qui con una specie di efebo e guarda con desiderio i culi delle donne, divertente. E in questo momento sembra interessato ad una camerierina che un po’ mi somiglia e che ha su di me il vantaggio di dieci centimetri di statura in più: bene, allora, gli faccia buon pro. Intanto io devo ancora decidere e ci penso mentre ci spostiamo in una specie di studio vittoriano con pesanti poltrone di pelle, pannelli di legno alle pareti e lampade giallastre dalla luce un po’ fioca: insomma, cosa devo fare stanotte? Bene, per prima cosa sedere su una di queste poltrone senza affondare, e meno male che indosso i pantaloni e sono sicura di non mostrare troppo a degli estranei.

Missione compiuta, riesco anche ad accavallare graziosamente le gambe e a sorridere alla camerierina che mi porge uno strano bicchiere con un fondo di liquore color ambra; so che è un balloon e che il liquore è cognac; mi accorgo anche che la camerierina porta un reggiseno un po’ troppo imbottito e mi viene voglia di prenderla da parte e spiegarle qualche trucco. Oltre l’orlo del bicchiere guardo il cinquantenne che non se ne accorge perché a sua volta sta fissando le tette della cameriera che anche lui ha offerto il cognac. Mi passa immediatamente la voglia di quest’uomo, e mi torna prorompente la voglia di lei, tanto che trovo il coraggio di prendere l’iniziativa e di suggerire, prima di andare a letto, una nuova visita nel sotterraneo.

Probabilmente non è previsto, è una violazione del protocollo: e allora? Siamo tutti Dom, anche io per quanto un po’ abusiva, e il protocollo ce lo facciamo da soli. Con i bicchieri in mano seguiamo di nuovo un nazista non proprio entusiasta che ci spiega che le luci sono state spente ormai da un’ora e che, dopo la scodella di minestra dalle nostre mani hanno ricevuto una coperta con la quale ripararsi dal freddo umido delle segrete. Forse vorrebbe dilungarsi sulle procedure che sono state studiate per far sì che nel sotterraneo si sia sempre in un difficile equilibrio sul limitare dell’insopportabile, forse è solo annoiato e questo è per lui un impegno in più, forse vorrebbe essere lasciato solo a godersi le sofferenze dei sub dalla sua postazione ipertecnologica: lo abbiamo strappato ad una comodissima poltrona di pelle, ad una scrivania dirigenziale e ad un computer sul cui schermo scorrevano le immagini del sotterraneo riprese da una videocamera in bianco e nero ad altissima sensibilità. In realtà non me ne importa: come mi cambia il collare quando lo indosso, mi cambia anche impugnare questo frustino, o solo, come ora, lasciarlo negligentemente penzolare dal polso, e divento addirittura arrogante; stasera mi rendono felice gli sguardi ammirati della rossa e del biondo. Sono per me, in questo momento; sono bella e desiderabile, e questo mi piace da impazzire. In questo momento sono pronta a sottomettere lei, anche a farle male, a lasciare dei segni su quella pelle di seta; penso alle labbra sottili piegate in una smorfia di dolore, ai profondi occhi castani resi opachi dalla sofferenza, alle guance solcate dalle lacrime e mi bagno in mezzo alle gambe come mi accade solo quando lei mi tocca. Ma lei non c’è, è soltanto l’oggetto di una spietata fantasia di dominio e di potere. Mi chiedo: proverei le stesse sensazioni sottomettendo la ragazza rapata a zero, magari applicando la cera bollente su quelle tette più grandi e sode delle mie? Oppure impartendo il bastinado alla bruna magra per punirla di aver osato alzare gli occhi e guardarmi in faccia? Ho paura di scoprirlo.

Purtroppo questa storia della nostra amica Cristina finisce qui. Tutti avremmo voluto scoprire se si è concessa una notte con il Dom cinquantenne, o se magari si è divertita con una delle cameriere, e come si è comportata la sua lei – Stella – quando nelle vesti di sottomessa ha dovuto subire la disciplina. Possiamo solo immaginarlo.

Mario Siniscalchi