Privo di titolo (8)

di cristinadellamore

Il nazista fa qualcosa con il braccio, nella penombra, e con un percettibile sfrigolio si accende un’altra fila di lampade, ancora più fioche, sulla parete più lontana in fondo all’ambiente ed ecco i sub, in ginocchio sotto le luci, le spalle al muro. Sono nello stesso ordine nel quale sono usciti dal salone e lei è la prima alla mia sinistra, poi tutti gli altri, composti ed eleganti in posizione di attesa, seduti sui talloni, gli avambracci sulle cosce con i palmi delle mani rivolti verso l’alto, le ginocchia larghe ad esporre il sesso. Sono belli e lei è la più bella di tutti; mi rendo conto che sono incatenati al muro, le maglie delle catene luccicano partendo dai collari per congiungersi agli anelli bruniti infitti tra le pietre antiche. Per un istante la cosa mi eccita, poi mi rendo conto che dei sub non dovrebbero essere trattati così e mi auguro sia solo per dare spettacolo. Muovo il primo passo verso di lei e sono superata in tromba dal cinquantenne che rinuncia alla dignità di Dom e quasi mi taglia la strada per raggiungere più in fretta la sua sub, dietro di noi gli altri Dom si irritano ma io non me ne curo, arrivo finalmente ad un passo da lei, accarezzo una guancia che trovo gelida, sfioro le tette impennate e sovrastate dai capezzoli dritti come chiodi e finalmente porgo la mano da baciare. Si tratta di un gesto che ho provato e riprovato e non ne sono mai rimasta davvero soddisfatta; certo, ho sempre davanti agli occhi quello di lei, elegante e severo e gentile nello stesso tempo, e il mio alla fine non ne è che una patetica imitazione. Però quando sento le labbra di lei sul dorso prima, sul palmo poi, non me ne preoccupo più: anche perché lei prende a dardeggiare la lingua sul palmo della mia mano e so che è un segnale per me, vuol dirmi che va tutto bene, che è felice di essere qui per me e con me e che non devo preoccuparmi. Figuriamoci, certo che mi preoccupo, anche perché vedo che le catene sono molto tese, i sub non potranno neanche sdraiarsi per dormire se li lasceranno legati qui, e domani sarà una giornata impegnativa. Poi decido di non pensarci e di godermi la devozione di lei, sfioro i capelli e la desidero ancora di più, e non vedo l’ora di dare da mangiare a lei con le mie mani: prendendoli da me apprezzerà ancora di più i bocconcini che ci hanno servito nel salone.

Senza il minimo rumore, mentre sono così concentrata su di lei, e prendo e do amore, affetto e condivisione, arriva finalmente la cameriera con il suo carrello dalle ruote perfettamente lubrificate; mi guarda con aria indifferente poi fa una specie di riverenza mettendo in bella mostra un paio di tette di tutto rispetto, sottolineato dalla scollatura dell’uniforme. Sul carrello non ci sono tartine o cose simili, c’è solo un pentolone fumante che scoperchio con cautela: dal profumo, si direbbe brodo bollente, molto ricco di grasso e forse anche troppo salato, una prova in più per i sub; lo so, lei mi ha già spiegato che fa parte del gioco, soffriranno la sete fino a domani mattina. Cosa devo fare? Guardo lei che tiene disciplinatamente gli occhi bassi e mi sembra annuisca. Chiedo scusa silenziosamente a lei, prendo il pesante mestolo che nella mezza luce di questo donjon luccica cupamente e lo avvicino alle labbra di lei dopo averlo riempito a metà. “Grazie, Madame”. Da quando siamo arrivate qui sento per la prima volta la voce di lei, che mi ringrazia dopo aver bevuto. Quanto era? Era abbastanza? Le porgo di nuovo il mestolo con una mezza razione di brodo che pesco dal fondo del pentolone nella speranza che sia più nutriente, di nuovo lei beve e mi ringrazia e sì, adesso basta, d’altronde siamo le ultime, gli altri sub hanno già avuto la loro parte; la camerierina si allontana ancheggiando un po’ troppo ed il nazista ci richiama all’ordine, specialmente il biondo che sembra affascinato dalla danza di un paio di natiche sotto il tessuto nero della gonna stretta. Abbiamo avuto il cocktail, è il momento della cena, a quello che capisco: non vorrei lasciare qui lei, vorrei accovacciarmi per baciare quelle labbra sottili e sentire il noto sapore della bocca che amo, poi leccare e mordicchiare i capezzoli che anche stasera sono sporgenti, e duri come diamanti, e sensibili come petali di rosa. Non posso farlo, ne va della mia dignità di Dom, ma posso accarezzare le labbra e le tette di lei prima di porgere nuovamente la mano da baciare: io amo lei, lei lo sa benissimo, e quindi anche stasera va tutto bene.