Scenario, parte diciottesima

di cristinadellamore

Qui la nuova parte della storia fantasy della nostra amica Cristina.

Stasera siamo purtroppo arrivati all’ultima parte della storia incompiuta: magari fatemi sapere cosa ne pensate e se c’è qualcuno che abbia voglia di proseguirla.

Mario Siniscalchi


SCENARIO (18)

“Tieni il tempo, prigioniera 7271”. Ti sei distratta, sei stanca, e la paghi. Carissima; se ti chiedevi cosa si provasse sotto la lunga frusta ora lo sai, quello che hai provato in precedenza era paragonabile alla carezza di un amante. Arrivano assieme, lo schiocco ed il colpo che ti brucia le spalle, ti toglie il fiato, ti strappa un urlo semisoffocato dal cappuccio. Prima il colpo che mozza il respiro, poi il dolore fin nelle ossa, assieme al bruciore che si sparge per tutto il corpo e ti indebolisce e ti fa desiderare di morire; le ginocchia per un istante ti cedono e poi, mentre il dolore si diffonde lungo tutto il tuo corpo, si raddrizzano per reazione e non per un tuo comando cosciente; sì, perché quello che desideri è gettarti a terra, urlare e piangere, e non puoi farlo. Gli occhi pieni di lacrime che ti bagnano le guance, la bocca spalancata a cercare aria, ti aggrappi agli ultimi brandelli di energia per restare in piedi e proseguire nella tua fatica: temi che la Strega ti colpisca di nuovo e sai che non potresti sopportarlo. Ti chiedi anche se la frustata, che senti ancora bruciare, di traverso sulla schiena, dalla scapola destra al fianco sinistro, ti abbia aperto la pelle: ti sembra di sentire il calore del tuo sangue, sulla schiena, e le gocce scorrere lungo le natiche, le cosce e i polpacci.

“Ferme, prigioniere”. La Strega fa di nuovo schioccare la frusta e tu istintivamente incassi la testa nelle spalle, ma stavolta era solo per sottolineare l’ordine e godere della paura, della tua e di quella delle tue compagne. Per quanto ti sembri assurdo, sono passate due ore da quando hai cominciato, è finito il turno. E infatti, mentre tremi, singhiozzi e piangi, senti i rumori del legno e del metallo causati da manette e collari che vengono sganciati, e ti chiedi quando toccherà a te, e se potrai bere qualcosa, lavarti e, almeno, lavare la ferita che sì, ora che sei ferma puoi sentirlo e sei sicura che stia sanguinando.

Come sei stata la prima ad essere legata al mulino, ora sei l’ultima ad essere liberata; via il cappuccio dal capo, immagini di vedere la Strega soddisfatta per essersi presa la sua vendetta e invece no, è la signorina bionda che ti sorride molto dolcemente, e con delicatezza ti libera polsi e collo, ti aiuta a raddrizzarti e ti porge una bottiglia di metallo che non riesci a reggere in mano. E lei ti aiuta a bere, ti porta la bottiglia alle labbra e ti sorregge gentilmente la nuca. Ti dice di bere lentamente e ti sforzi di obbedire: è acqua dal sapore nauseante, devono averci sciolto dentro il latte condensato delle razioni militari per soffocare la puzza del cloro che hanno usato per disinfettarla, ma ti sembra di non aver mai gustato niente di più squisito.

“La accompagno alla sua squadra, signora. Si appoggi pure a me”. La signorina bionda te lo sussurra quasi in un orecchio, senti il calore del suo respiro e una sottile fragranza di rose che sconfigge la puzza di sudore e quella della paura di cui è impregnato questo locale. Gentilmente ti appoggia sulle spalle una mantellina di tela cerata e incredibilmente il gesto ti riscalda molto di più di quanto possa fare il sottile tessuto. La signorina è riuscita anche a non toccare la tua schiena martoriata dalla frusta della Strega, e ti sostiene con un braccio attorno alla vita. Sono passati più anni di quanti tu possa ricordare da quando hai avuto bisogno di aiuto, ed ancora di più dall’ultima volta che lo hai ottenuto; stai troppo male e lasci che la signorina ti accompagni e ti guidi, e continui a parlarti gentilmente all’orecchio.

“Sono stata aspirante alle sue dipendenze, signora. Ho avuto da lei una magnifica valutazione, ero in fondo alla graduatoria e sono passata in testa, alla fine. Ho un debito ben più grande di così nei suoi confronti”. Ti sforzi di ricordare, mentre incespichi e stringi i denti per non urlare dal dolore e finalmente sì, ti viene in mente: l’ultimo comando operativo, una ragazzina pelle ed ossa che era sempre l’ultima a mollare, scarsa in teoria ma bravissima sul campo; tu la costringesti a sacrificare le ore di sonno per recuperare il tempo perso in accademia e davvero vorresti scusarti con lei. Sì, perché se è qui, la carriera buttata nella spazzatura, è certamente colpa della tua valutazione.