Una tazza di caffè

by cristinadellamore

La nostra amica Cristina ci racconta anche qualcosa del suo lavoro e dei suoi rapporti con i colleghi. Ho trovato molto significativo questo post, pubblicato per la prima volta il 23 dicembre 2014.

Mario Siniscalchi

Ovviamente l’impianto di climatizzazione in ufficio doveva andare in crisi in una delle poche mattinate fredde di questo dicembre, e precisamente in quella in cui mi era vestita in maniera particolarmente elegante per l’incontro con i clienti. Prima di uscire lei mi ha guardata come sa fare e mi ha dato ben più di un cenno di approvazione, quello sguardo ed il suo bacio più profondo del solito promettevano molto per la serata; però tailleur di seta, camicetta di pizzo, calze velatissime e Chanel open toe non proteggono molto dai rigori dell’inverno, soprattutto quando devi stare a lungo seduta, sorridere e pensare alla discussione in corso.

Per una volta mi sono sentita solidale con la stagista bionda che rabbrividiva nel suo tubino nero senza maniche e nelle sue decolté. Quando mi ha portato la prima tazza di caffè bollente della giornata le ho sorriso e la ho ringraziata con meno distacco del solito, ricevendone in cambio uno sguardo più devoto che meravigliato, da cagnolina che riceva una carezza mentre si aspettava un calcio o un passa via.

Per carità, il caffè è orribile, questa ragazza deve aver visto troppi film americani e lo ha preparato con il bollitore e servito in tazzone da quasi mezzo litro, ma almeno è caldo; le ho chiesto se voleva sedersi con me per berlo, e magari assistere all’incontro con i clienti. Un gesto gentile del quale mi sono immediatamente pentita davanti all’eccessivo entusiasmo di questa biondina della mia età che non sa cosa fare della sua laurea breve e della sua vita.

Prima che arrivi il cliente ha il tempo di raccontarmi che ha lasciato il fidanzato che le aveva proposto un rapporto a tre con un altro uomo; non la facevo così rigida, ma mi pento della malignità perché il terzo era il capo del fidanzato, ed in palio c’era una promozione. Insomma, era pronto a venderla, quel bel tomo, e sì, in quell’occasione lei ha avuto uno scatto di orgoglio, degno del miglior femminismo.

“Ci sono andata a letto poi, per mia scelta”, mi ha confessato alla fine, “e per il solo piacere di regalare quello che Piero – l’ex – voleva vendere, e devo dire che mi sono anche divertita”.

Arrivati i clienti, si è rincantucciata in un angolo della piccola sala riunioni; con il mio phablet aziendale ha registrato l’incontro, e contemporaneamente ne ha steso una specie di verbale. E’ stato divertente: il direttore amministrativo sedeva proprio davanti a me, e non sapeva dove guardare: invece di restare lucido, dal momento che stavamo parlando di parecchie decine di migliaia di euro di contratto, non faceva altro che fissare le mie tette e poi quelle della biondina; invano il direttore generale gli tirava qualche gomitata e cercava di richiamarlo all’ordine.

Abbiamo strappato un contratto migliore di quello che credevo possibile, ottimo modo per chiudere l’anno. Dopo, siamo rimaste sole e la stagista mi ha chiesto se mio marito (ha visto la vera d’oro ovviamente) apprezza una sceneggiata come quella che avevo fatto; non è una stupida anche se fa di tutto per sembrarlo, ha visto benissimo come mettevo in evidenza le tette chinandomi appena in avanti, ma non è pronta per la risposta che le do:

“Stasera lo racconterò a mia moglie e mi farò perdonare”.