Scenario, parte quindicesima

di cristinadellamore

Il nuovo capitolo della storia fantasy della nostra amica Cristina è qui, come ogni domenica. Qui di seguito, invece, la nuova parte della storia incompiuta.

Mario Siniscalchi


SCENARIO (15)

Cerchi di ricordare, un passo dopo l’altro, quello che ti hanno raccontato ieri sera. Il turno dura due ore; le signorine possono usare la frusta; dopo avrai certamente una gran sete; non sai altro. Un passo dopo l’altro, nel buio che ti è stato imposto, cerchi di non pensarci troppo, come di non pensare al tempo che non passa ed al tuo respiro che si fa sempre più corto ed ai dolori che si fanno sempre più forti. Senti di nuovo lo schiocco della frusta, e poi la voce della Strega.

“Prigioniere, abbiamo bisogno di più energia. Quindi più in fretta”. Altro schiocco di frusta, e di nuovo la Strega dà il passo, sempre più veloce. Cominci a provare un dolore più forte ai muscoli delle cosce, e più di una volta rischi di scivolare. Sotto il cappuccio sudi, e sudi anche su tutto il corpo, nonostante l’aria gelida. E poi hai davvero fame e sete. Non sai quanto potrai resistere, e ti viene in mente che se scivoli mentre sei incatenata a questa sbarra rischi di farti davvero male; questo pensiero dovrebbe darti più forza, dal momento che sei stata addestrata ad affrontare situazioni difficili, e invece ti terrorizza e rischia di paralizzarti, senza nemmeno volerlo rallenti il passo e non è una buona idea perché le altre continuano alla stessa velocità e ti meriti uno strattone dolorosissimo ai polsi ed al collo.

“Un po’ più in fretta, prigioniere”. Altro schiocco della frusta a sottolineare l’ordine della Strega; si diverte, lo capisci benissimo, e per il momento le basta umiliarvi e farvi stancare e sudare e soffrire. Anche il terrore ogni volta che senti la frusta tagliare l’aria, aspettando che colpisca te, è qualcosa di terribile, e che non pensavi di poter provare. Ansimando e soffrendo riprendi il passo e riesci anche ad accelerare; gobba come sei sulla stanga, accecata dal cappuccio, sporca e sudata, affamata, assetata e debole, ti senti molto più un animale che una donna. E d’un tratto capisci che lo scopo di tutto quello che hai passato prima e passerai da adesso in poi è proprio questo: vogliono privarti della tua umanità e ridurti ad una cosa da niente la cui esistenza non interessa a nessuno, e men che meno a te. La tua vita sarà limitata alle espressioni più semplici, non sarai nemmeno più capace di pensiero complesso e ti limiterai a lavorare, nutrirti e riposarti – quando te lo concederanno. Subito dopo decidi in un lampo che non vuoi lasciarti ridurre così: decidi che ti batterai fino all’ultimo per restare umana. Puoi farlo da sola? Mentre te lo chiedi schiocca di nuovo la frusta e stavolta risponde un grido soffocato: la Strega ha colpito una delle tue compagne di fatica.

“Prigioniera 21090, sicura di non volerne un’altra? Muoviti, non lasciare tutto il lavoro alle tue amiche”. La frusta schiocca di nuovo, altro lamento, un po’ diverso.

“Prigioniera 9669, spingi come si deve”. La Strega è felicissima di poter usare la frusta e tu ti rendi conto che non devi dargliene l’occasione: ci sono regole anche per le signorine, che nemmeno lei può permettersi di violare, o almeno così ti hanno detto le tue compagne di cella (o di camerata? Per quanto ti sembri assurdo devi ancora decidere).