Scenario, parte quattordicesima

di cristinadellamore

Anche oggi trovate qui il nuovo capitolo della storia fantasy della nostra amica Cristina, e qui di seguito la nuova puntata della storia incompiuta. Buona lettura.

Mario Siniscalchi.


SCENARIO (14)

“Chinati in avanti, prigioniera 7271, non sei più un ufficiale, abbassa le spalle e il capo”. Obbedisci, non puoi fare altro, e la Strega, con la velocità data dalla pratica, aggancia al tuo collare quella catena. Lo accorcia più che può, e tu devi chinarti, quasi piegarti in due. Così tutto diventa più faticoso, è anche più difficile respirare, e ti rendi conto che la tua schiena è completamente esposta: la Strega potrà vendicarsi con maggiore agio ed efficacia. Già, perché in un angolo vedi appesa alla parete una lunga frusta, e c’è anche un secchio di legno; sai bene a cosa serve, il secchio è pieno di acqua salata, il sale rende più rigida la frusta e penetra nelle ferite che causa, e sulla carne viva brucia.

“È meglio che tu non abbia distrazioni, prigioniera 7271”. Uno straccio ruvido ti viene posto sul capo, ti acceca e quasi ti soffoca. Probabilmente è un sacchetto di tela, rigido per il sudore di chissà quante donne, e ti rendi conto che ci sono dei piccoli fori all’altezza delle narici e della bocca: non deve spostarsi e la Strega, con cura e quasi con affetto, lo infila tra pelle e collare. Giusto, le bestie adibite, secoli fa, a questa fatica venivano direttamente accecate, a volte. Questo buio imposto artificialmente aumenta la tua ansia: con un cappuccio del genere in testa e nient’altro hai subito lunghissimi interrogatori, ovvero sedute di tortura che cominciavano tutte allo stesso modo, con lo stupro di gruppo da parte delle guardie, legata ad un tavolo di legno o ad una croce di Sant’Andrea; il seguito dipendeva dalla creatività degli aguzzini ma non mancavano mai le schegge di legno sotto le unghie e le bastonate sulla pianta dei piedi. Stavolta è diverso, il dolore te lo imporrai da sola.

Vorresti cominciare perché stai morendo di freddo, ma non hai ancora ricevuto ordini. Anzi, in qualche modo non percepisci più la presenza della Strega accanto a te; senti invece dei rumori e capisci che sono arrivate le altre donne che devono essere incatenate con te alle stanghe; probabilmente sono esperte, non senti gli ordini della Strega ma solo il tintinnio delle catene ed il fruscio dei piedi nudi sul pavimento ruvido.

“Molto bene, prigioniere. Al mio tre”. La voce della Strega rimbomba tra le pareti di pietra ed è accompagnata dallo schiocco della frusta; provi ad immaginare la scena, quattro donne ridotte a bestie da fatica ed un’altra che si diverte della loro fatica e della loro umiliazione, poi la Strega conta ed al tre dai il primo passo. È pesante, faticoso, il meccanismo cigola e scricchiola, ma la ruota gira; la Strega vi dà il passo: sinist, dest, sinist, dest, poi si annoia, smette e dovete arrangiarvi da sole. Per fortuna riuscite a coordinarvi: ti chiedi se solo tu sei accecata o se lo siete tutte, poi nemmeno ci pensi perché cominciano i dolori in tutto il corpo, a cominciare dalle reni. Innaturalmente china come sei, è lì che si concentra tutta la fatica.