Scenario, parte tredicesima

di cristinadellamore

Qui trovate il nuovo capitolo della storia fantasy, e qui di seguito un’altra parte della storia incompiuta, l’ultimo regalo della nostra amica Cristina.

Mario Siniscalchi

SCENARIO (13)

“Molto bene, prigioniera 7271. Oggi sei di turno alle meccaniche, e sei già in ritardo. Avanti, al passo”. Si comincia sempre con il piede sinistro, e tu lo ricordi bene. Dovresti indossare mimetica e anfibi, e magari portare l’equipaggiamento completo, anche perché la Strega ordina di dare il passo e lo schiocco del tallone nudo sulla pietra non è soddisfacente. Come non è soddisfacente lo sguardo di Zero Diciotto, che incroci per un attimo: ha più paura di te e magari ha ragione, lei sa cosa ti aspetta, tu puoi solo immaginarlo.

La Strega è in forma; sarà merito del potere che esercita, o delle regole della Signora per le signorine, o semplicemente della giovinezza, ti fa correre per scale e corridoi pungolandoti alle reni con il manganello e non ha neanche il fiatone, anzi. Parla come se fosse comodamente seduta al Circolo Ufficiali, forse un po’ troppo, deve essere eccitata, ti ha in suo potere e pregusta la vendetta.

“Le cose sono cambiate dall’ultima volta che ci siamo viste, prigioniera 7271. Ti aspetto dal primo momento in cui sono stata assegnata qui”. Fa una pausa, dice a destra, poi riprende: “Qui non c’è modo di far carriera, ora sarei almeno capitano, e devo ringraziare te, prigioniera 7271”. Assapora la parola prigioniera e sottolinea la frase con un colpo di punta del manganello. “I miei ringraziamenti cominciano oggi e dureranno a lungo, prigioniera 7271”. Altro colpo del manganello. “Più in fretta, prigioniera 7271. Non vorrai arrivare in ritardo alla tua festa”.

Corri più veloce che puoi, la testa vuota e le gambe leggere; la Strega ti ha fatto fare un giro lunghissimo, tutto in salita, e finalmente, col fiato corto, infilate un arco di pietra e sbucate in uno stanzone enorme dove fa ancora più freddo. La luce è cambiata e ti rendi conto, quando ti viene ordinato l’alt, che sei proprio in cima alla prigione, e non c’è il soffitto. Al centro troneggia il mulino, o meglio, una ruota di metallo conficcata nel pavimento di pietra dalla quale sporgono quattro lunghe stanghe di legno. Immagini che al piano di sotto vi siano gli ingranaggi, ti chiedi a cosa possa servire un tale barbarico meccanismo, poi non ci pensi più perché conosci la risposta: è un altro modo per controllare, sottomettere, umiliare le donne imprigionate qui.

“Allora, prigioniera 7271, è di tuo gradimento? Prendi il tuo posto, scegli quello che preferisci”. La Strega è alle tue spalle e quasi ti sussurra nell’orecchio, e accompagna l’ordine con una manganellata sulle natiche. Ti avvicini e finalmente vedi che su ogni stanga sono fissati dei bracciali di cuoio ed uno spezzone di catena: sì, l’idea è di ridurre le donne a bestie da soma, animali da fatica. Il cuoio è rigido e duro, intriso del sudore delle prigioniere che ti hanno preceduto, e la Strega stringe le cinghie quanto basta per lasciare il segno sui tuoi polsi. Per fortuna sei abbastanza alta da poter tenere le braccia distese al di sotto delle spalle. Metti le mani sulla stanga e scopri che il legno è liscio sotto le dita, consumato dalla fatica di tante prigioniere come te.