Scenario, parte dodicesima

di cristinadellamore

Avete passato una bella notte di Halloween?
Trovate qui il nuovo capitolo della storia fantasy della nostra amica Cristina, e qui di seguito la nuova parte della storia incompiuta. Buona domenica.

Mario Siniscalchi

Scenario (12)

Non ti risveglia un urlaccio o una bastonata, ma una carezza, e poi un sussurro nell’orecchio: è Zero Diciotto che è rimasta con te tutta la notte, e di questo le sarai sempre grata, per questo ti senti adesso disposta a fare qualsiasi cosa per lei. Ti trovi nel bel mezzo di un ordinato caos di donne che stanno mettendo in ordine la branda – fanno il cubo, come nei Centri di Addestramento dei sottufficiali – o si dirigono verso la porta del bagno.

“Cinque minuti, Due Settantuno, come ieri sera, compreso il cubo”. Ti alzi a tua volta e prima che tu possa muovere un passo ti incoraggia con un affettuoso sculaccione che ti fa sobbalzare; eri tu quella che dava ordini e sculaccioni, ma è stato prima che la tua vita cambiasse completamente e cessasse di avere valore. Lo prendi, lo accetti e addirittura ringrazi Zero Diciotto con un sorriso.

Riesci a fare tutto nei cinque minuti che vi sono concessi – peccato che non ci sia sapone, e l’acqua sia appena tiepida – e ti ritrovi accanto alla branda, come le altre, in una approssimativa riga per l’ispezione mattutina. Anche stavolta dai un’occhiata per controllare l’allineamento che non è minimamente accettabile, ed incroci lo sguardo della donna che ieri ti ha dato quell’ambiguo benvenuto: sta facendo la stessa cosa e prende a strepitare perché si è accorta, come te, che non siete certamente presentabili. Le donne si allineano strascicando i piedi nudi sul pavimento gelido e scabro, appena in tempo perché senti un rumore metallico: sono i chiavistelli che scorrono, la porta della camerata si apre ed inquadra una signorina che non hai ancora visto, che si ferma a gambe larghe proprio sulla soglia. Senti una specie di brivido percorrere la fila delle donne ed improvvisamente hai paura anche tu. Capisci che è arrivata la Strega. Dietro di lei un carrello spinto da una prigioniera nuda e terrorizzata come le tue compagne; come te, adesso che sai chi hai di fronte, e sei certa che è venuta per te.

Infatti, la Strega non passa in rassegna le prigioniere, non fa l’appello, non ordina di distribuire il rancio – sul carrello ci sono delle marmitte fumanti, si sente l’odore di qualcosa che potrebbe passare per caffè; in due passi è davanti a te e ti squadra dalla testa ai piedi. In caserma ci si presenta: non hai bisogno di correggere la posizione di attenti, e con uno sforzo per non far tremare la voce urli Comandi signorina, prigioniera 7271, agli ordini, e fissi lo sguardo alla radice del nasino all’insù della Strega: la guardi in faccia ma non negli occhi, un vecchio trucco imparato da un anziano sottufficiale gentile.

“Noi ci conosciamo già, prigioniera 7271”. La Strega piega le labbra in una specie di sorriso e scopre i denti bianchissimi, gli incisivi che sembrano affilati. Tu sei distratta da quella smorfia e sei colta di sorpresa quando il manganello ti colpisce subito sopra le natiche, strappandoti un gemito e facendoti barcollare.

“Resta sull’attenti, prigioniera 7271”. Il manganello ti colpisce appena più in alto, ma stavolta sei pronta, riesci anche a ripetere Comandi signorina.

“Non mi aspettavo di meno da te, prigioniera 7271, ma abbiamo appena cominciato”. Il manganello affonda nel tuo fianco, di punta, a cercare il fegato, e ti toglie il respiro per un attimo, ma tu riesci a restare ferma come ti hanno insegnato; se sei sull’attenti, ti può crollare il soffitto in testa ma tu non devi muoverti, è la prima cosa che hai imparato in accademia.