Deformazioni – Parte seconda

di cristinadellamore

(Qui la parte precedente)

Ecco, pensando a lei sto cominciando finalmente a schiarirmi le idee e riesco ad infilare un paio di domande sensate sulle tecniche di vendita e sul customer care. La donna sorride un po’ di più, quasi scopre i denti, sembra contenta che mi sia finalmente risvegliata, e ci addentriamo nei misteri più o meno gloriosi di un call center esterno che si occupa di assistenza di primo livello e poi trasferisce le richieste alla produzione ed ai commerciali. Interessante, insomma il commerciale deve fare anche da interprete per i nerd, e poi da parafulmine per l’azienda, grazie all’ormai consolidato principio secondo il quale il cliente è tuo e te lo devi gestire tu.

D’accordo, parlare di lavoro mi appassiona sempre – mai quanto fare sesso con lei ma per il momento devo accontentarmi – però adesso devo vendere me stessa ed al prezzo più alto. Tiro un bel respiro e comincio a trattare.

No, non solo per i soldi: ma certo che posso provare a chiedere un superminimo o un assegno ad personam, e lo faccio. Quello che voglio provare ad ottenere – anche se sarà certamente difficile, sta sul lato normativo, come mi ha spiegato lei, ovvero sulle regole del lavoro. Non mi piace l’idea di farmi da sola tutta la parte amministrativa, e non mi piace l’idea di non avere un supporto per valutare l’affidabilità dei clienti. Provo a spiegarmi e ad essere convincente: si tratta di tempo sottratto all’attività professionale, che potrebbe essere più proficuamente utilizzato in tentativi di vendita, tanto per cominciare.

Il sorriso della donna si allarga fino a scoprire i denti: è una mia impressione o i canini sono appuntiti come se li avesse appena affilati? Risponde in tono leggero, dice che sì, in realtà si aspettava qualcosa del genere, ancora non lavoro lì e già suggerisco ristrutturazioni e modifiche, e magari se ne potrà parlare, quindi è meglio se le spiego come sono abituata a lavorare. Molto probabilmente è una trappola ma non mi interessa: ho una gran voglia di cascarci. E così le spiego con calma del team integrato di commerciali ed amministrativi, dei tempi di lavoro e della conciliazione con i tempi di vita, del lavoro da casa e dei risultati raggiunti; racconto del database integrato che consente di seguire i progressi in tempo reale e delle campagne di retention e fidelizzazione – e se lei mi sentisse dire retention probabilmente mi sculaccerebbe qui ed ora, ma a questo punto devo parlare la stessa lingua di chi mi sta davanti e magari ha un master in qualche università prestigiosa.

La donna mi ascolta con interesse, o forse fa solo finta; non importa. Probabilmente sto commettendo un marchiano errore, uno di quelli che fa saltare sulla sedia il professore, ma non ha importanza. Ci sono abituata. E mentre continuo a parlare improvvisamente penso a lei con una severa camicetta di cotone bianco, chiusa fino alla gola, ed una gonna ben sotto il ginocchio che tiene tra due dita una flessibile bacchetta di legno e si prepara a punire me, allieva indisciplinata, con la gonna sul capo e le mutandine alle caviglie. Ne traggo forza, immagino i colpi sulla carne tenera ed elastica del mio culetto e mi sento invincibile perché non provo dolore ma solo piacere. Continuo e parlo delle inutili conferenze di produzione con i nerd e dei più concreti colloqui faccia a faccia sui migliori prodotti per i singoli clienti. Notizie riservate? Non credo, non parlo di codici sorgente anche perché non li conosco, sono solo modi di lavorare.