Un tranquillo week end di emozioni – Parte decima

di cristinadellamore

(La parte precedente è qui)

“Facciamo in fretta, amore, una cosa del genere lo sai che mi piace troppo e non ho voglia di aspettare a lungo”. Lei si muove contro di me e mi dà l’impressione di essere io a guidarla, spingendo, affondando e muovendo le dita, mi afferra le tette a piene mani e comincia a stringere e quando ho finalmente tre dita dentro di lei si irrigidisce per un istante prima di venire di nuovo. Io ci sono vicina, non ci arrivo ma non importa, so che avrò altre occasioni. Come magari avrò l’occasione di bagnarmi in quella fontana: stasera non se ne parla, lei ora è in piedi, mi sovrasta come mi merito, e mi porge prima il piedino da baciare, poi la mano per aiutarmi a rialzarmi.

“E adesso a casa, amore. No, ai vestiti penso io, non abbiamo bisogno di rivestirci. Voglio che cammini davanti a me, da brava”. È un premio e contemporaneamente una punizione, lei può ammirare il mio corpo e questo significa che sono bella e che mi desidera ancora, io non posso ammirare quello di lei, spero che potrò rifarmi, magari domani. Ed è bellissimo sentire lei che, due passi dietro di me, respira prima piano e poi forte, e ad un certo punto mi sento pungolare sulle natiche; lei usa il manico della torcia per darmi il tempo, ed io non faccio altri che portare le mani dietro la nuca, i gomiti larghi, e continuo a camminare così.

“Bravissima amore. Colpa mia, avrei davvero dovuto portare collare e guinzaglio, qui ci sarebbe stato davvero bene, non ti pare?”. Certo che sì, e magari ci sarebbe stato anche meglio il nostro vecchio plug anale ornato da una morbida coda da affettuosa cagnolina che non usiamo più da anni e che vorrei ritrovare, lì in fondo alla scatola dei giochi, e mettere in onore di lei alla prossima occasione. Cosa posso fare ancora per lei, prima di tornare a casa, infilarci più o meno di soppiatto nella nostra stanza, fare una doccia e metterci a dormire abbracciate? Mi sembra che manchi qualcosa, e intanto lei mi ha guidata per la strada giusta, ci sono le luci della villa e le lampade segnapasso, una cinquantina di metri e saremo in piena vista di chiunque abbia voglia di guardare.

“Fermati qui, amore”. Siamo alla fine dell’ultimo boschetto, ancora al riparo degli alberi e di qualche siepe. Io mi blocco sul posto, perché so obbedire a lei – almeno quasi sempre – ed assumo la posizione corretta, gambe un po’ allargate, braccia dietro la schiena con le mani all’altezza dei gomiti opposti, testa fieramente alta e sguardo doverosamente basso. Cerco di controllare il respiro ma è difficile perché sento lei che si avvicina e adesso non mi tocca più con il bastoncino di legno ma con la punta delle dita; anzi, fa scorrere le unghie sulla curva delle natiche provocandomi più di un brivido.

“E’ un bel po’ che non lo facciamo, amore. Falla qui per me, da brava”. Ma certo. Quando ero solo la sua cagnolina lo facevamo spesso, solo in casa all’inizio, poi anche fuori, quando ne avevamo l’occasione; lei vuole che io mi accovacci e pisci qui, davanti a lei, magari schizzandomi anche un po’, avessimo avuto collare e guinzaglio avrei invece dovuto farlo a quattro zampe, alzando una gamba proprio come i cani. Va bene, tutto per lei, e poi questa cosa mi ha sempre eccitata, a volte lei, se l’ho fatto proprio bene, magari ho avuto un getto lungo e spettacolare, mi ricompensa leccandomi subito dopo per sentire il mio nuovo sapore e mi fa venire in un istante.