Un tranquillo week end di emozioni – Parte ottava

di cristinadellamore

(Segue da qui)

“Lo stesso che hai in mente tu, amore, ed ho in mente anche io”. E così rallentiamo il passo ed alla prima occasione lei lascia il sentiero, supera una siepe e ci ritroviamo in una specie di alcova, un bellissimo tappeto d’erba, e addirittura una piccola fonte che chiocciola in una vasca palesemente antica, ricoperta di muschio. Potremmo essere sole sulla faccia della terra, silenzio e buio tutto attorno; lei pianta la torcia per terra e, le mani finalmente libere, mi abbraccia. Cerca le mie labbra con le sue, le forza gentilmente con la lingua e mi assapora, e intanto mi accarezza la schiena fino a trovare il mio culetto che riempie i jeans. Ricambio il bacio e mi inarco per sentire meglio la presa di lei sulle natiche, e pensando a quello che le dita sottili, forti e delicate di lei sanno fare sul mio corpo già pregusto quello che accadrà, e per restare in piedi mi appoggio contro il corpo snello di lei ed a mia volta ne stringo i fianchi in un abbraccio.

“Sei bellissima, amore”. Non so nemmeno io come, la voce di lei nelle orecchie e poi mi ritrovo in un istante nuda, gli abiti appallottolati da qualche parte, stesa sull’erba, con lei che mi pesa gentilmente addosso, gli occhi fissi nei miei, le labbra contro le labbra a bere i miei gemiti, la pelle contro la pelle, la carne contro la carne, le mani dappertutto ad accendere ancora di più il mio desiderio di lei. Lei mi bacia ed io bacio lei, e so che non ho bisogno di parlare perché lei capisce perfettamente il mio desiderio: alzo le gambe e piego le ginocchia, e sento finalmente due dita che mi penetrano dietro, forzando gentilmente il buchetto più stretto, e intanto lei mi prende per i polsi e mi imprigiona con tutta la forza del suo amore e del suo desiderio. Scava dentro di me togliendomi il fiato e finalmente alza appena il capo.

“Parlami, amore, voglio sentirti”, mi ingiunge spingendo più forte. Ed io, ansimando e gemendo, obbedisco. Col fiato corto, tra le ondate di piacere, confesso a lei che la amo ogni istante di più, e che adoro tutto quello che mi fa, e che ne voglio sempre di più, e che deve fare più forte, e che voglio sentire dolore, e che non mi basta mai. E poi non dico più niente, perché finalmente vengo con un gemito più forte del solito, e mi abbandono, gli occhi chiusi, il cuore a mille, la bocca aperta per respirare meglio.

“Adesso sei ancora più bella, amore. Ma come è possibile?”. Sento il sorriso nella voce di lei ed apro gli occhi per vedere le labbra sottili dolcemente incurvate di nuovo vicinissime alle mie. Sento il peso di lei su di me, la carezza che lei mi regala lungo il fianco, sulle tette e poi sulla guancia, e finalmente sulle labbra. So cosa devo fare, succhio le dita che sono impregnate di me, le lecco, le bacio, e quando mi vengono sottratte mi scappa un lamento.

“Te le darò ancora, amore, ma te le dovrai guadagnare. Resta così, ti prego”. Ma certo; lei mi tiene ancora per i polsi ed io mi sento meravigliosamente prigioniera, e intanto con grazia felina si muove sul mio corpo finché a portata di labbra ho l’ampia, calda e profumata fessura depilata che così ben conosco e che ogni volta mi sembra più bella. Non devo fare il minimo sforzo, mi limito a tirar fuori la lingua e comincio a darmi da fare, mentre lei comincia ad abbassarsi sempre di più per permettermi di arrivare sempre più a fondo. Non vedo più nulla, sono completamente immersa dentro di lei e tutte le mie sensazioni sono concentrate sulla punta della lingua.