Un tranquillo week end di emozione – Parte settima

di cristinadellamore

(Psss, la parte precedente è qui)

“Sei bellissima, amore. Rilassati, stasera non credo succederà niente di più”. Lei trova sempre le parole giuste al momento giusto, ed è un altro modo in cui si prende cura di me. Mi appoggio al fianco di lei, mi rilasso e fisso le fiamme che mi sembra lei tenga nelle mani nude. La fiamma è bella e quasi mi ipnotizza: mi sembra di vedere lei con il bustino di cuoio nero, la cane in pugno, alla luce intermittente, pronta ad impartirmi la disciplina, mentre sono appesa per i polsi alla catena che abbiamo fatto sistemare proprio a quello scopo. Mi sembra addirittura di vedere me stessa, il corpo luccicante di sudore per l’attesa e l’aspettativa e gli esercizi svolti in precedenza, le labbra socchiuse ad implorare lei di colpirmi, finalmente, e darmi tutta la soddisfazione e tutto il piacere del mondo.

“E forse sarà un peccato”, aggiunge lei parlandomi all’orecchio, “perché ti sento veramente pronta a tutto, come e meglio del solito”. Ha ragione, come sempre. E mentre, ad un cenno della padrona di casa, le torce vengono nuovamente abbassate per accendere il falò, io mi avvicino ancora di più a lei: fianco a fianco, siamo in contatto dal fianco fino alla caviglia, e sposto il braccio dietro la schiena di lei per arrivare alle tette. Sono premiata, sento un capezzolo duro come un diamante ed immagino di leccarlo e succhiarlo, finché mi scappa un piccolo gemito tra le labbra socchiuse. Gemito soffocato dal ruggito del fuoco che divora i ceppi ed illumina quasi a giorno la valletta in cui ci siamo fermate.

“Troveremo il modo, amore. A meno che tu non voglia dare spettacolo”. A lei in realtà piace, è parecchio esibizionista, ed ho imparato anche io ad apprezzare un eventuale pubblico, da quando lei mi ha abituata a fare l’amore con le luci accese e davanti allo specchio, e dalla prima volta in cui mi ha chiesto – ordinato, in realtà – di accarezzarmi davanti a lei, di giocare con il mio corpo e con i meravigliosi giocattoli che già possedeva per darmi piacere e darlo a lei. Non mi sono vergognata allora, non mi vergogno adesso: so di essere bella perché è lei che me lo dice, quindi sì, anche stasera sono pronta a fare qualsiasi cosa lei possa chiedermi e, perché no, a prendere anche l’iniziativa. Ma forse non ce ne sarà bisogno.

Già, perché le fiamme ruggiscono e consumano la legna e ci illuminano e riscaldano, ma dureranno poco. La padrona di casa coglie l’occasione e dice che per stasera è tutto, ed il resto ci sarà domani notte e ci invita a tornare a casa, indicando genericamente la strada: per fortuna non c’è da arrampicarsi, come immaginavo basta imboccare il sentiero che aggira il costone scosceso che abbiamo disceso venendo qui. Io faccio per muovermi, lei mi stringe appena la mano e sì, d’accordo, non capisco perché ma restiamo in coda al gruppetto, le amiche procedono davanti a noi a coppie, alle nostre spalle la padrona di casa e la sua ragazza restano a fissarci mentre ci allontaniamo e chissà che rito hanno in mente di compiere senza di noi.