Nelle fauci del lupo – Parte sesta

di cristinadellamore

(Trovate qui la parte precedente)

Sì, perché qui i lupi ci sono, eccome, ed io ci sto proprio in mezzo. Come dite, mi piace il pericolo? Non tanto: una volta lo affrontavo senza nemmeno pensarci, non per coraggio ma per sventatezza, mentre ora sono più responsabile, soprattutto verso di lei che vuole invecchiare accanto a me così come io voglio invecchiare accanto a lei. Dovrei stare più attenta, mentre raggiungiamo la terza stanza, nella quale c’è solo una donna della mia età alle prese con un tablet, un telefono ed un pc, il tutto contemporaneamente.

Troppo impegnata, non si accorge di noi, o almeno non abbastanza tempestivamente. E per quanto possa sembrare assurdo, il capo, accanto a me, ne attira l’attenzione con uno schiocco delle dita, che ha un effetto devastante. Sì, perché questa ragazza scatta in piedi e si mette quasi sull’attenti, arrossisce improvvisamente e quasi le manca la voce mentre pronuncia il suo deferente buonasera. Ed ha un effetto devastante su di me notare che d’accordo, non ci assomigliamo affatto, è molto più alta e magra di me, ha i capelli chiari portati lunghi fino alle spalle e gli occhi grigi, però è vestita come me, o forse meglio, con un tailleur azzurro palesemente sartoriale, e su una poltroncina è abbandonata una bellissima borsetta vintage che assomiglia un po’ a quello che ogni tanto usa anche lei, ed era di sua madre.

Il capo mi guida fuori senza nemmeno degnarsi di rispondere alla ragazza ed io mi preoccupo; poi improvvisamente mi scappa da ridere e mi controllo come posso, nel senso che questa storia è troppo caricaturale e mi viene il dubbio che sia un complicato scherzo ai miei danni, cioè mostrarmi tutto quello che mi aspetto dopo aver saputo della cattiva fama di questo posto.

Il tempo di ritrovarci davanti alla porta d’ingresso e smetto di ridere, perché il grande capo mi dice finalmente che l’ultima che abbiamo attraversato è la stanza dei team leader e sì, la ragazza avrebbe dovuto alzarsi in piedi al nostro ingresso, ci sono gli estremi di un provvedimento disciplinare. Il capo delle Risorse Umane si deve essere stancato di guardarmi il culo e finalmente mi si piazza davanti per spiegarmi che anche in questo caso si rispetta la legge, lettera di contestazione, termine per le argomentazioni a difesa, eventuale colloquio. Anzi, pare che il colloquio qui si tenga sempre, ed a questo punto penso proprio di capire il perché. Comunque, un provvedimento disciplinare e tutto quello che può conseguirne – il direttore commerciale sembra preoccupato mentre mi spiega che in genere viene comminato un richiamo che ha però effetti sul conteggio dei premi di risultato – per non essersi alzata immediatamente in piedi mi sembra eccessivo. Che faccio, lo dico? Sì, lo dico, e che vadano al diavolo. E qui, in piedi davanti alle ragazze in somministrazione della segreteria che, guarda guarda, sono scattate in piedi a loro volta e non danno cenno di sedersi in quanto palesemente ignorate dai capi, mi becco una specie di paternale dal grande capo.