Un tranquillo week end di emozioni – Parte quinta

di cristinadellamore

(Segue da qui)

“Stai pensando a cosa potremmo fare con un parco così, amore, non è vero? Anche io ho qualche idea, lo sai”. Lei mi porge il suo piatto, traboccante di costolette, e prende il mio in cambio: è il momento di cominciare a mangiare, magari mi distraggo e penso un po’ meno a prendere e dare piacere con lei; mentre attendo che lei ritorni cerco di ricordare quale possa essere la fantasia che vorrebbe realizzare, e se me ne abbia mai parlato. No, non è il modo migliore di non pensare a fare l’amore, davvero, ma non posso farci niente.

“Lo so a cosa stai pensando, amore”. Lei è ricomparsa come dal nulla, il piatto pieno di bruschette e verdure grigliate; con un cenno del capo mi invita a seguirla e mi fa accomodare su una panchina, appena fuori della zona illuminata che sembra messa lì apposta per noi. Così è certamente più comodo e sì, questa grigliata mi sembra ottima, e siamo anche abbastanza defilate per scambiarci qualche tenerezza. Così appoggio il piatto accanto a me e allungo una mano: i pantaloni sono abbastanza sottili, potrò sentire tutto quello di cui ho bisogno in questo momento. Lei mi lascia fare e mi imbocca di nuovo mentre accarezzo la stoffa e quello che c’è sotto, anche se ovviamente non ha più nessuna importanza quello che sto mangiando.

“Non smettere, amore, ed io ti racconto cosa vorrei fare con te in questo parco”. Mi sembra un ottimo scambio, ma quest’istante di tregua non può durare, quindi accelero i movimenti mentre lei mi spiega che vorrebbe darmi la caccia, qui, braccarmi e catturarmi, minacciandomi con le armi, colpendomi con un manganello addirittura, e poi spogliarmi e legarmi da qualche parte, magari ai rami più bassi di un albero e stuprarmi fino a farmi urlare basta. Io accarezzo, lei mi imbocca e mi parla a voce bassa, che diventa sempre più roca. Vorrei che non smettesse mai di elencarmi tutto quello che mi farà, perché dopo lo stupro mi frusterà a lungo, godendo i miei lamenti, e mi lascerà lì fino al mattino dopo per venire di nuovo a servirsi di me. E mentre penso a come deve essere passare la notte in attesa di lei che all’alba verrà a stuprarmi e torturarmi di nuovo lei si interrompe e soffoca appena la risata di gioia che ben conosco.

“Adesso tocca a te imboccarmi, amore”, dice lei in un soffio, dopo essersi ricomposta; è una richiesta che mi fa tremare le ginocchia. Purtroppo, e devo dire che in qualche modo me lo aspettavo, veniamo interrotte dalla padrona di casa che richiama tutte le invitate all’ordine con voce squillante: ci siamo comportate un po’ da maleducate e non possiamo che accorrere il più in fretta possibile. Bene, la mia fantasia che avrei voluto raccontare a lei può aspettare. Da brava mogliettina ho fatto il mio dovere, mi sono occupata di lei, e me lo faccio bastare. Anche perché lo sguardo che lei mi rivolge, ed il bacio che mi lancia piegando le labbra sottili, sono un premio meraviglioso. Come è un premio, una volta abbandonati i piatti ed i bicchieri, raggiungere le altre e restare sottobraccio, il più vicino possibile l’una all’altra, il fianco alto e snello di lei contro il mio.