Un tranquillo week end di emozioni – Parte seconda

di cristinadellamore

(Psss, la parte precedente è qui)

Dunque, siamo dalle parti del lago di Nemi, e la padrona di casa parla, appunto, del rex Nemorensis, e ci mette dentro qualche altra frase in latino. Io faccio segno di sì come tutte le amiche, tanto so benissimo che lei me lo spiegherà per filo e per segno; poi parla del culto di Diana Aricina e questo lo capisco anche io, deve aver a che fare con Ariccia. Insomma, faremo una serie di riti ed invocazioni per ottenere l’arrivo della primavera e favorire la fertilità. E qui la padrona di casa fa un sorriso ambiguo ed io non posso fare a meno di chiedermi se stia parlando della fertilità dei campi o di quella delle donne. Preferisco non approfondire. Mi sono distratta per un attimo e la spiegazione è finita. Lei mi passa un braccio attorno alla vita, il solito gesto per farsi sentire vicina e darmi conforto, ed anche questa volte raggiunge lo scopo, mi rilasso e mi dispongo ad ascoltare molto e parlare poco. Immagino ci saranno molte domande.

E invece no: giusto, nessuna vuole guastarsi la sorpresa. La biondissima nordica si trasforma improvvisamente in una perfetta cameriera e passa con un vassoio per sostituire i bicchieri vuoti con altri pieni, poi si piazza, un po’ come una guardia del corpo, alle spalle della poltrona occupata dalla padrona di casa che ci invita ad un nuovo brindisi al futuro immediato, per divertirci stasera, ed a quello più lontano, per ottenere lunga vita e prosperità. Come si fa dire di no? Lei mi guarda e fa cenno di sì, quindi svuoto il bicchiere che ho in mano all’unisono con lei, e penso a quando la mano di lei non sarà più separata dalla mia pelle dal vestito e dalla biancheria. Presto, spero.

Ma prima il barbecue. Lei ha deciso: ha detto che siamo l’unica coppia, stasera, e lo sottolineeremo vestendoci allo stesso modo, quindi maglietta bianca infilata dentro i jeans con l’orlo rimboccato e scarpe da ginnastica. E ovviamente niente trucco, anche se rimpiango di aver rinunciato anche al rossetto che mi ha regalato lei e che sta benissimo con il mio incarnato un po’ olivastro. Mi guardo allo specchio per non guardare lei che si riveste e mi dico che sì, per fortuna sono abbastanza bella da non sfigurare accanto a lei: le tette riempiono la maglietta abbastanza da attirare l’attenzione ed i pantaloni elasticizzati sottolineano il culo rotondo che a lei tanto piace. Mi rivolgo un sorriso, mi scocco un bacio chiudendo gli occhi e lei è accanto a me, mi prende la mano e sì, ci guardiamo assieme nello specchio e decidiamo che va tutto bene.

“Dì la verità, amore. Le mutandine le hai tolte, non è vero?”. Lei mi accarezza proprio sulla curva delle natiche ed io non posso che rispondere di sì con la gola un po’ secca. Quanto dovrò aspettare prima di poter fare l’amore, stasera? Sarà l’atmosfera di questa villa, sarà l’alcol che ho bevuto, sarà la storia dei riti di fertilità, ma sono ancora più eccitata e vogliosa del solito, stare accanto a lei e non poterla toccare, baciare, penetrare mi sembra più del solito una tortura.

“Bene, amore, le ho tolte anche io. Dammi un bacio, e poi possiamo andare”. E mi abbraccia, appoggia una mano sulla mia nuca e mi tiene stretta finché non apro la bocca, ricevo la lingua di lei che cerca e fruga in ogni angolo del palato, e non smette per quella che mi sembra un’eternità. Quando finalmente lei si stacca mi sembra un’amputazione e mi lascio sfuggire un lamento di frustrazione. Ho in cambio una carezza ed un sorriso, e mi sento subito meglio.