Dietro la porta – Quinta parte

di cristinadellamore

(Qui la parte precedente)

“Fai piano, per favore, l’ultima volta mi hai fatto male”. Lei è sdraiata accanto a me a pancia in giù, è sempre sotto il piumone ed ha infilato la testa sotto il cuscino, io mi muovo un po’ goffamente e salgo sopra di lei per scoprire che ha di nuovo alzato la camicia da notte a scoprire il culo che mi offre obbediente, le natiche aperte con le mani. Mi puntello con i gomiti e le ginocchia, prendo la mira come posso e mi infilo dentro di lei con un colpo solo. Lo strapon affonda come nel burro, ero certa che mentre si tratteneva in bagno lei si era preparata per questo, ma una moglie non lo fa e infatti lei emette un lamento anche se resta coraggiosamente ferma. Lei mi ha raccontato che una volta lo ha fatto ad un uomo, l’idea mi infiamma e dopo poche spinte comincio a sentire tutto il piacere del mondo fino ad urlare un sì gutturale accompagnando l’ultimo trionfale colpo; da sotto il cuscino, lei si lamenta debolmente ma quasi mi disarciona, riconosco le contrazioni ed i movimenti, è venuta assieme a me.

“Sono stata brava? Ti è piaciuto?”. Decisamente lei è entrata nella parte come meglio non poteva, devo essere all’altezza quindi mi sforzo di emettere un grugnito di apprezzamento mentre peso ancora sopra di lei, accompagnandolo con una pacca sul culo dal soddisfacente schiocco. Poi mi sposto goffamente, schiacciando lei ancora di più contro il materasso, per riprendere il mio posto dalla mia parte del letto. Lei non si muove ed io ne approfitto per ammirare la linea perfetta dei fianchi e lo spettacolare segno rosso che ho lasciato sulla pelle bianca del culo di lei, alto e sodo. Muovo appena il capo e mi perdo nella contemplazione del solco tra le natiche di lei, in mezzo al quale il buchetto che ho appena penetrato risalta dilatato e beante. Mi viene una gran voglia di baciare e leccare proprio lì. Me la tengo e prendo invece ad accarezzarmi appena proprio lì dove lo strapon si appoggia alla mia fichetta depilata.

“Vuoi fare qualche altra cosa?”. Lei parla sempre con la testa sotto il cuscino, come se si vergognasse, e intanto si muove un po’ per meglio mettere in evidenza il culo, allarga un po’ le gambe e nella penombra più che vedere intuisco le grandi labbra ed il morbido paradiso cui danno accesso: so che le prime sono perfettamente formate e rilevate, e lisce ed esposte come le mie, il secondo è caldo, profumato e saporito. Continuando ad accarezzarmi, uso l’altra mano per accarezzare lei che subito comincia a tremare. Con qualche sforzo, penetro con tre dita la fessura che mi appartiene come la mia appartiene a lei; lei comincia a respirare più affannosamente, come me ne vuole ancora e quando le dico di mettersi in ginocchio riesce a farlo senza che io mi sfili da lei.