Dietro la porta – Terza parte

di cristinadellamore

(Psss, la parte precedente è qui)

Ho aspettato il minimo indispensabile: credo che il segnale me lo abbia dato lei tramite la cugina, che ad un certo punto è rumorosamente tornata a casa ed ha ignorato le mie proteste – il più classico degli è questa l’ora di rientrare? – per sparire senza dire una parola nella sua stanza. Mi sono alzata faticosamente, ho spento la televisione, poi l’ho riaccesa e lasciata in stand by e, chiedendomi se non avrei nemmeno fare quel minimo sforzo sono andata rumorosamente in bagno. Sarebbe stato perfetto schizzare un po’ in giro svuotandomi la vescica ma questo è un limite fisiologico di noi ragazze: mi sono accontentata di lasciare l’asciugamani in terra e, una volta arrivata in camera da letto, di lasciare sul pavimento gli abiti prima di salire con tutto il mio peso sul letto. Peso purtroppo insufficiente a far ondeggiare il materasso, ma conta il pensiero.

Lei è rincantucciata quasi sull’orlo del letto, a disegnare una sottile esse, un quasi impercettibile rigonfiarsi del piumone che, fuori stagione, ancora dobbiamo utilizzare in questa incerta stagione che non prova neanche a diventare primavera. Respirando forte mi avvicino a lei e la abbraccio da dietro, cerco le tette e le stringo, mi appoggio col ventre sul culo di lei. Che ha addosso la camicia da notte di cotone pesante che è un po’ l’uniforme della mogliettina vecchio stile e che non reagisce: giusto, in questi casi la moglie lascia fare e cerca magari di pensare ad altro.

“Fai piano, sono stanca ed ho sonno”. Lei parla con la bocca sul cuscino, e mi eccito ancora di più. Spingo e tiro fino a che lei è a pancia sotto e finalmente alzo la camicia da notte. Ho una scossa: lei indossa anche delle mutandine di cotone da bambina o da mogliettina priva di grilli per la testa. Le mani mi tremano un po’ mentre le calo fino alle ginocchia per scoprire il culetto, mentre mi appoggio sul materasso e finalmente monto sopra di lei. Sono così eccitata che mi basta sfregare la mia fichetta depilata sulle natiche lisce di lei per venire con un grugnito, un piacere improvviso e potente che mi lascia senza fiato e quasi insoddisfatta. Mi abbatto sopra di lei con tutto il mio peso e rotolo di lato per voltarmi su un fianco, mostrare a lei le spalle senza aggiungere una parola e mettermi a dormire.

O almeno a fingermi addormentata. Sì, perché il gioco è stato bellissimo, ma adesso nonostante il piacere mi manca qualcosa. Lei ha sempre una buona ragione per quello che fa, e se ha coinvolto anche la cugina la ragione deve essere addirittura ottima. Non ho capito se il gioco è finito o no, quindi resto ferma nel ruolo, e faccio bene. Sento che lei si alza, poi mi passa davanti ancora con le mutandine alle ginocchia e la camicia da notte avvolta attorno alla vita – vi assicuro che è uno spettacolo che rinnova il mio fuoco – ed esce dalla stanza. Chiudo di nuovo gli occhi ma tengo le orecchie spalancate, e sento attraverso la parete sottile lei in bagno, prima un familiare gocciolio, poi scrosci di acqua. Come ogni brava moglie dal marito disattento e frettoloso sta prendendo le necessarie precauzioni.