Dopo tutto, prima del resto

di cristinadellamore

“Rilassati, amore, faccio io”. Ma certo. Lei mi accarezza con la voce prima che con le dita, ed io sono già abbastanza rilassata e tranquilla, legata a spreadeagle sul nostro lettone, dopo il piacere che lei ha preso e dato. Tengo gli occhi semichiusi e le labbra semiaperte e cerco di controllare il respiro un po’ affannoso ed il battito del mio cuore che ancora pompa così forte da rimbombarmi nelle orecchie.

“Ti slego, amore, così possiamo abbracciarci”. Lei mi parla all’orecchio, si è messa accanto a me ma dove non posso vederla. O meglio, dovrei girare il capo ma non ne ho voglia, mi piace sentire la voce di lei che come sempre è un sussurro profumato che ancora mi stuzzica dove sono più sensibile.

“O preferisci restare ancora un po’ così, amore?”. Giusto, mi piace stare qui, mi piace ascoltare lei che mi parla e dice parole di amore, e prima che io possa rispondere sento le mani di lei che mi spostano leggermente, mi sollevano la testa e poi mi guidano, mi invitano a lasciarmi andare fino ad appoggiarmi sul cuscino. Mi mancava: così posso vedere me stessa, nella luce che arriva dalla finestra attraverso le tende ed a quella dell’abat jour sul comodino di lei. Vedo le mie tette che putano orgogliosamente verso l’altro, con i capezzoli ancora ben dritti e rigonfi: c’è qualche macchia di cera, lei ha usato magistralmente due candele per riscaldarmi ed eccitarmi; vedo il mio pancino appena bombato, e distinguo le gocce lasciate dal cubetto di ghiaccio che lei ha lasciato, come per un ripensamento, che si sciogliesse proprio vicino all’ombelico; vedo infine la mia fichetta depilata dalla quale ancora sporge il mio dildo preferito.

“Che dici, amore, se ti tolgo le scarpe e ricomincio? Non mi sono dedicata ai tuoi piedini, stasera”. Noi, lei ha voluto che tenessi quelle scarpe un po’ eccessive, con la zeppa ed il tacco troppo largo per essere elegante, che mi aveva regalato per il mio week end da sottomessa in pubblico. Le avevo indossate per segnalare il mio desiderio di essere legata, desiderio che lei ha capito e rispettato, e ancora desidero restare qui, nelle mani di lei – che sono il posto più sicuro al mondo, come desidero che lei mi faccia ancora sentire tutto l’amore ed il desiderio che prova per me, e mi infligga qualche altra dolcissima tortura.

“Le candele non si sono consumate tutte ed è un peccato lasciarle a metà. Sei disposta a pagare pegno per questo secondo tempo, amore?”. E finalmente riesco a vedere lei, in piedi accanto a me, riflessa nello specchio che ricopre le ante dell’armadio. Non ha più il rossetto nero, ha sempre il bustino di pelle, ha sempre il frustino comprato a Parigi che pende negligentemente dal polso. Mi sento sciogliere di amore e desiderio mentre mi toglie delicatamente le scarpe e comincia ad accarezzare la pianta dei miei piedini con la lingua. Solo per cominciare.