Richieste ed inchieste – Prima parte

di cristinadellamore

Allora, tailleur rosso, camicetta di sera bianca, calze velatissime con la riga e chanel aggressive, così come è aggressivo il trucco che richiama il colore dell’abito. Lei mi scrutata come per un’ispezione, ha trovato tutto in ordine e mi ha consegnato il bauletto della madre, un tocco vintage marchiato LV, verificando che non lo riempissi di cianfrusaglie come mio solito, e mi ha augurato buona fortuna sulla porta di casa con una affettuosa pacca sul culo.

Adesso sono rigidamente seduta su una scomodissima poltroncina da dattilografa e fronteggio i cacciatori di teste, addirittura in tre, in un sabato mattina che dovrebbe essere di maggio ma sembra novembre. In realtà non importa, mi sono offerta una corsa in taxi e mi sento pronta ad affrontarli: per quanto voglia andare via dalla vecchia azienda so benissimo che anche questi signori hanno bisogno di me.

Già, signori, ovvero tre maschi ultraquarantenni in completo scuro, camicia bianca e cravatta sobria che per qualche istante mi studiano in silenzio. Sicuramente il primo esame è già cominciato, e mi chiedo se devo rompere il ghiaccio dicendo o facendo qualcosa: la risposta è no, ovviamente, si aspettano che io mi trovi a disagio e non darò loro soddisfazione; mi limito ad un sorriso di cortesia, appena uno stirare delle labbra, che mi riesce benissimo. Ne approfitto per valutarli: siccome le cose non sono mai come sembrano, in queste circostanze, sono certa che il capo non è quello seduto al centro, dietro la scrivania in vetro ed acciaio completamente sgombra, anche se probabilmente sarà lui a condurre l’intervista. Non è nemmeno quello alla sua destra, che stringe in mano una penna da pochi centesimi e prende freneticamente appunti su un blocco di carta giallastra dallo strano formato che posso riconoscere come legale, visto che è uguale a quelli che usa lei.

Resta solo il terzo, un po’ indietro, sulla sinistra, che non è abbastanza giovane per essere uno stagista invitato a partecipare purché si limiti ad ascoltare ed imparare. Probabilmente davvero non aprirà bocca, ma alla fine sarà lui a decidere. Ed io decido che proprio a lui mi rivolgerò quando ci sarà da rispondere; ne ho subito l’occasione, visto che il quarantenne in mezzo mi chiede di esporre in breve il mio curriculum. Prova e riprova, riesco a rispondere in tre minuti scarsi di orologio, parlando in modo chiaro ma abbastanza veloce da non essere noiosa. Lo so, c’è gente che parla e parla, imbelletta ed abbellisce: io preferisco essere il più asciutta possibile.

Non c’è alcuna reazione alla mia scelta, almeno non una che io possa percepire, anche se mi sembra che quello che presumo essere il capo abbia abbozzato un sorrisetto di superiorità quando mi sono rivolta a lui per rispondere. E di nuovo mi rivolgo a lui per elencare le mie ambizioni per il futuro: c’è bisogno di dirlo? Sogno un ruolo manageriale, ed in tempi non troppo lunghi.

Punti di forza e di debolezza? È una domanda che mi aspettavo e rispondo come ho deciso con lei: sono una donna. Il capo – ormai ho deciso di chiamarlo così – fa un sorriso appena più percettibile, quello in mezzo vorrebbe dire qualcosa ma si blocca appena in tempo, il terzo scrive freneticamente e sarei proprio curiosa di leggere i suoi appunti, perché è chiaro che non sta preparando il verbale dell’incontro.

Conciliazione vita e lavoro: è un punto delicato, qui si sottintende che potrei avere problemi a fare due cose insieme, la donna e la manager, o anche solo la commerciale. Spiego che dove lavoro mi sono battuta per ottenere il lavoro a distanza per i membri del team, ed in realtà i commerciali evoluti già lo fanno, non hanno bisogno di portare i documenti in sede ogni volta che chiudono una vendita; lavora a distanza anche il nerd, figuriamoci. Silenzio e perplessità. No, il capo fa un cenno che voglio definire di approvazione, seguito a ruota dal tizio che pone le domande.