Ad occhi spalancati – Nona parte

di cristinadellamore

(Questa è l’ultima parte, quella precedente è qui)

“Anche io sento l’odore di mia moglie”. La voce di lei mi arriva da molto lontano, come in un sogno, ma lei è qui, è arrivata al momento giusto ed al momento giusto è intervenuta. L’uomo si ferma, si alza lentamente, mi bacia addirittura la mano e poi ripete il baciamano a lei, si allontana senza una parola e la maschera mi impedisce di capire se ha fatto qualche smorfia per indicare rimpianto o chissà cosa. E adesso che sono qui, calda ed eccitata da un altro, cosa devo fare? Vergognarmi, chiedere scusa, mettermi a piangere? Non ci penso neanche; lei ha fatto qualche passo, si è spostata e finalmente posso vedere che, sotto la maschera, sorride.

“Dunque, amore, cosa devo fare con te adesso? Non mi piace moltol’idea di concludere quello che ha cominciato un altro, in realtà”. Va bene, il messaggio è più che chiaro. Lei si china su di me e mi bacia con delicatezza, evitando elegantemente lo scontro tra le maschere, si rialza e si accomoda sul bracciolo. Non posso vederli ma sento gli occhi di lei fissi su di me, mentre sfilo le mutandine e le metto in bocca, apro il vestito in basso sfruttando gli spacchi e allargo le gambe.

“Comincia pure, amore, e non metterci troppo tempo, ti prego”. Impossibile disobbedire. Sarà per quello che mi è appena capitato, sarà per i rumori più che espliciti che arrivano dalle altre coppie sugli altri divanetti, o sarà molto semplicemente perché lei mi guarda e mi desidera, faccio appena il gesto di sfiorarmi il clitoride e vengo con un gemito più forte del solito. Riesco appena a togliere la mano per restare esposta come so che piace a lei e comincio a singhiozzare: è stato forte, anzi fortissimo, ci metterò un po’ a riprendermi. Lei lo capisce e continua a guardarmi sorridendo, per tutto il tempo necessario: resta ferma, anzi immobile, mi dà addirittura l’idea che stia trattenendo il fiato.

Adesso tocca a me, amore”, dice finalmente, quando si accorge che sono tornata sulla terra, e mi porge la mano. Mi rimetto in piedi, provo ad abbracciarla ma lei fa cenno di no. Ci metto un istante per capire cosa vuole e non posso fare a meno di guardarmi attorno: nessuno qui sembra badate a noi, e allora le tolgo il mantello e sbottono il vestito. Finalmente è nuda, tiene la maschera come tutti e mi fa un cenno: certo, anche io, e mi tremano le mani mentre mi spoglio.

“Adesso sì, amore”. Lei si lascia abbracciare e spingere gentilmente sul divano; pelle contro pelle, carne nuda e viva contro carne nuda e viva, non importa dove siamo, le faccio l’amore come le piace di più, e cosa importa se alla fine lei mi morde una spalla, mi graffia la schiena e fa risuonare per tutti i saloni l’adorabile risata di gioia, cosa importa se quando finalmente rialzo la testa mi accorgo che abbiamo a nostra volta dato spettacolo per una decina di persone: lei è stata felice e mi ringrazia leccandomi i capezzoli, succhiandoli e mordendoli. Fa venire anche me, di nuovo. Sono in debito, e pagherò alla prima occasione.