Educazione sentimentale

di cristinadellamore

“Abbassa di più la testa, amore: non sei abbastanza devota, così”. Solo lei può darmi ordini, e solo a lei obbedisco: sono inginocchiata sul pavimento in terra battuta del nostro donjon, le mani dietro la schiena, il collare ben stretto alla gola, la bocca spalancata da una spider gag che mi costringe ad un abbondante drooling. Mi sono tenuta ben dritta perché so che lei adora vedere la saliva colarmi sulle tette, ma stasera deve avere in mente qualcosa di diverso, quindi disciplinatamente mi chino in avanti fino a poggiare il capo al suolo.

“Molto bene, amore. Adesso rilassati e sarai premiata come meriti”. Lei ha ragione ma accompagna la parola con un gesto che adoro, mi posa il piede sulla nuca ed io immediatamente mi contraggo, tremo e vibro in tutto il corpo; lei se ne accorge e mi accontenta calcando un po’ di più, e se continua così rischio di venire.

“Lo so, amore. Era solo per farti capire la natura del premio”. Niente più piede, ma lei si è accovacciata accanto a me e mi parla all’orecchio. Mi dà anche un bacio, proprio lì, e dardeggia per un istante la lingua prima di passare ad altro. Sono lì, la faccia a terra, il culo ben esposto, e mi chiedo se mi farà finalmente l’onore di usare la cane che le ho regalato e che non vedo l’ora di provare, o se intende dedicarsi ai miei piedini un po’ sporchi, magari con la cera fusa. L’aspettativa mi fa fremere di nuovo, come la carezza delle dita di lei sui miei polsi che tengo uniti sulle reni.

“Ecco la sorpresa, amore. Ho comprato qualche metro di corda, spero di essere in grado di usarla come si deve”. E al tocco delle dita sottili e forti di lei si aggiunge la carezza più ruvida della fune: non posso vederla ma deve essere canapa, è nuova e spero che mi lasci dei segni ben visibili, da esibire quando tornerò in ufficio. Un paio di strattoni ed i polsi sono imprigionati. La bocca a terra, assieme alla saliva ne esce un gemito, non di dolore, o almeno non solo.

“Non ti ho fatto male, amore, quindi lo prendo come un complimento, ma cerca di star ferma, ti prego”. Si parla così ad una sottomessa? Solo lei può farlo con me. E poi mi dico fuggevolmente che sto per diventare anche la rope bunny di lei, e accidenti se mi piace, perché per lei voglio essere tutto, non voglio e devo negare a lei nessun tipo di piacere, così da poter condividere ogni sensazione con lei. E intanto sento che lei sta passando la corda attorno agli avambracci, alternando movimenti gentili a qualche nuovo strattone quando, immagino, stringe per fare un nodo o un cappio, come sulla pelle più delicata all’interno dei gomiti.

“Rilassati, amore, ti ho già pregato”, e intanto lei stringe ancora risalendo lungo le braccia, fin quasi alle spalle, e sì, comincia a farmi un po’ male: non solo il morso della corda, ma la postura delle braccia si ripercuote sulle scapole che comunciano a bruciare. Lei si ferma e mi regala una carezza proprio sul filo delle natiche, scende lungo il solco sfiorando il mio buchetto più stretto ed arrivando alla fichetta depilata per trovarla, come è giusto che sia, umida e spalancata per lei. Per questo tocco dimentico tutto il resto.

“Bravissima, amore. Vorrei che tu possa vederti, sei bellissima, anche se questo strappado può essere migliorato. Dobbiamo studiare un po’ di più, che ne dici?”. Ovviamente sono d’accordo, e lei mi prende gentilmente per i capelli e mi aiuta a rialzare il busto e mi corregge la postura facendomi sedere un po’ di traverso sui talloni: mi sto abituando a questa costrizione, vorrei restare così per sempre, la fune che mi stringe è, certamente, una metafora dell’amore che io provo per lei e che lei prova per me.

“Resterai così finché non sarò venuta, amore. Comincia subito, vuoi?”, e lei mi toglie la gag prima di avvicinare alle mie labbra la meravigliosa fessura liscia e profumata. Certo che voglio.