Ad occhi spalancati – Quarta parte

di cristinadellamore

(Qui la parte precedente)

“Maschere e mantelli servono a renderci irriconoscibili, amore, quindi credo che l’idea sia che ogni ospite possa e debba andare alla ventura. Potrebbe essere un bel gioco”. Lei ha appena cominciato a muovere l’altra mano in esplorazione ed ha trovato un capezzolo rigonfio, e comincia a stringerlo gentilmente attraverso il tessuto causandomi un dolcissimo dolore: in questi casi io pendo dalle labbra sottili di lei e se anche mi dicesse di buttarmi dalla finestra lo farei senza discutere, figuriamoci. Dunque, stringendo ed accarezzando, facendomi dolcemente impazzire, lei mi spiega il gioco.

“Ci separiamo, amore, facciamo il giro delle sale e vediamo se ci ritroviamo. Io scommetto di sì”. Lei sorride nella penombra e nella penombra scintillano i denti di perla che vorrei sentire sulla pelle, proprio lì dove le dita mi stanno stringendo sempre di più: soggiogata, faccio cenno di sì. E se non ci ritroviamo? Non ho il coraggio di chiederlo, ma lei risponde ugualmente alla domanda che mi passa rapidissima per la mente.

“Se non ci ritroviamo, amore, o magari sbagliamo persona ci toccherà pagare pegno, e certamente hai capito come”. Ho una piccola fitta al muscolo della gelosia ma lei stringe ancora di più, e così capisco che questo è ben più di un gioco, in realtà una nuova prova che ci imponiamo, e sono sicura che anche da questa il nostro amore uscirà vincitore e trionfante. Faccio cenno di sì e lascio che lei si sciolga dall’abbraccio, lascio che lei smetta di toccarmi e di mettermi il fuoco addosso, lascio che lei mi passi un dito sulle labbra nella carezza che lei adora fare e che imita un bacio quando siamo truccate, lascio che lei finalmente si alzi in piedi con tutta l’eleganza che contraddistingue ogni movimento di lei e si allontani: due passi ed è sparita nel buio ed io improvvisamente vorrei piangere.

Me lo faccio passare: non sono certamente una bambina che ha paura del buio, decido, e mi avvio con decisione nella direzione opposta a quella presa da lei. Ma prima prendo il bicchiere che ha usato lei e lo tengo in mano, come un portafortuna: una ragazza ha diritto alle sue piccole superstizioni, specie quando si trova in un ambiente nuovo e sconosciuto.

Mi avvolgo meglio nel mantello, e mi sembra di diventare invisibile. Sfioro la coppia sul divanetto che non si accorge di me, sono impegnatissimi, la donna abbandonata sui cuscini con la lunga gonna rialzata ben oltre la vita, l’uomo in ginocchio ai suoi piedi, il capo affondato sul ventre della compagna; dovrei essere imbarazzata ma non lo sono, una coppia che sta facendo sesso soddisfacente è bellissima, e questo posto è decisamente evocativo e stimolante.

Ed io, che intenzioni ho? Molto semplice, trovare lei e farle l’amore, da qualche parte, in questi saloni in penombra. E intendo fare come Cristoforo Colombo, buscar el levante per il ponente, quindi punto al salone successivo, nel quale c’è un po’ più di luce e dal quale arrivano più forti le note complicate di una musica antica; sono di una purezza incredibili, quindi deve esserci un impianto stereo di grande qualità, da qualche parte.