Cavalieri e principesse (in pericolo) – Sesta parte

di cristinadellamore

(Questa è l’ultima parte, la precedente è qui)

Immagino troppo e vengo richiamata alla realtà dalla voce morbida della cliente che mi chiede se va tutto bene. Certo che sì, anche troppo; mi sto facendo decisamente troppo coinvolgere dai miei pensieri ed invece devo dedicarmi al qui ed ora: già, perché questa vendita ancora non l’ho fatta. Quindi ritorno al presente, sostituisco l’espressione beata che prendo sempre quando penso a lei ed a me assieme con il sorriso standard da commerciale e faccio i miei complimenti alla direttrice che li accetta con un mezzo inchino, e mi spiega che al piano di sopra le stanze sono un po’ più grandi ed hanno una bella vista sulla campagna circostante, magari mi interessa vederle? No, grazie, mi piacerebbe invece prendere una boccata d’aria, nonostante la pioggerellina che intuisco abbia ripreso a cadere, e vedere il resto dell’azienda.

Che poi al momento c’è poco da vedere: un grande spiazzo in terra battuta con parecchie pozzanghere, aiuole brulle ed alberi scheletrici, e qualche basso fabbricato a chiudere il tutto. Devo immaginare, mi dice la direttrice standomi molto vicina per proteggermi con un grande ombrello col logo dell’azienda, lo spettacolo con il bel tempo, le aiuole fiorite, gli alberi rigogliosi, la terra battuta coperta da un elegante ghiaino bianco ad eccezione dello spazio giochi per i bambini, tavolini per la prima colazione e l’aperitivo serale ed una piccola piscina gonfiabile. Poi indica le dépendance e mi spiega che lì ci sono il negozio per i prodotti tipici e qualche appartamento per chi ha bisogno di più spazio o di maggior privacy.

Mi viene da chiedere in che senso, e insomma sembra che certi incontri aziendali dovrebbero restare riservati, insomma il loro progetto di business è più complicato di quello che sembra. Bene, questo mi dà lo spunto per sottolineare un passo che avevo saltato durante l’interminabile spiegazione, cioè che tutti i livelli del gestionale sono protetti e si possono concedere autorizzazioni più o meno ampie agli utenti: per dire, i camerieri possono inserire gli ordini per far stampare la ricevuta fiscale ma non le prenotazioni delle camere. La direttrice, e non me lo aspettavo proprio, su questo è davvero molto interessata e mi chiede un sacco di particolari.

Per fortuna ha smesso di piovere e posso recuperare un minimo di distanza dalla cliente; mi sento più a mio agio per sferrare l’assalto finale: sì, perché tutto questo è davvero molto bello, ma insomma, ancora la direttrice non ha firmato niente, anzi non ha nemmeno detto che quello che ho proposto le piace, figuriamoci. Quindi, saldamente piantata sulla terra battuta e dopo aver schivato una pozzanghera più profonda scateno l’ultimo assalto, fino a che non mi sento dire un d’accordo che suona come musica. Adesso si tratta solo di ripararsi, visto che ricomincia a piovere, e di mandare il contratto in sede, fissando l’appuntamento per la visita del nerd che dovrà personalizzare i diversi applicativi.

Mi tergo metaforicamente il sudore dalla fronte – non è stato facile – e mi riparo come posso sotto l’ombrello cortesemente riaperto dalla direttrice. Dobbiamo fare pochi passi ma ho da poco lasciato una bella sommetta dal parrucchiere e vorrei conservare nella migliore delle condizioni il lavoro fatto. Avanziamo spalla a spalla e ci ripariamo proprio mentre una vettura si infila nel cortile, sfiora il mio scooter e punta verso i fabbricati sul retro. Sono clienti? Vorrei chiederlo ma riesco a star zitta, in fondo non sono affari miei. Con la coda dell’occhio, mentre la cliente chiude l’ombrello e quasi mi spinge all’interno della palazzina, vedo scendere dalla macchina una ragazza tutta inzuppata ed un tizio in tuta.

Non devo piangere, non ci devo pensare. Però voglio assolutamente raggiungere lei, a qualsiasi ora, per abbracciarla e farmi abbracciare: ho bisogno di piangere.