Segreti e segretarie – Seconda parte

di cristinadellamore

(Si conclude qui, e qui trovate la prima parte)

“Vieni, amore, ti faccio fare il giro. Hai fatto un po’ tardi e non c’è più nessuno”. Mi guardo intorno per la prima volta: questa è la reception e ci sono soffitti altissimi a cassettoni, quadri enormi e palesemente d’epoca alle pareti, ma l’insieme è completato da mobili da ufficio moderni che curiosamente non mi sembrano stonare, forse perché sono di altissima qualità; c’è anche tanto spazio e mentre seguo lei i miei tacchi affondano voluttuosamente in una folta moquette, chissà che fatica tenerla pulita, penso confusamente.

“Sì, amore, il contrasto colpisce un po’”, e tanto per cambiare lei mi ha letto nel pensiero, “abbiamo discusso tantissimo sull’idea di prendere qualche pezzo antico almeno per la sala riunioni, però non abbiamo ancora deciso. E peccato, i pavimenti sono bellissimi e abbiamo dovuto coprirli per far passare i cavi della luce e dei computer”. Lei infila una porta, mi mostra un salone enorme in cui potrebbero stare almeno cinquanta persone, mi guida lungo il corridoio e finalmente mi fa entrare in un’altra stanza caratterizzata da una enorme porta finestra che lascia entrare gli ultimi raggi del sole. Siamo proprio sopra il portone, peccato che il palazzo di fronte impedisca una vista che immagino, dall’ultimo piano, splendida.

“In realtà, amore, questa stanza non la voleva nessuno, dicono che entra troppo freddo d’inverno e troppo caldo d’estate, io sono l’ultima arrivata e mi sono dovuta accontentare”. Così è qui che lei lavora: guardo avidamente la poltrona in pelle nera, la scrivania ingombra di documenti, il computer aperto in un angolo, voglio imprimermi bene in mente tutti i dettagli per meglio pensare a lei quando non siamo assieme. Avrebbe davvero bisogno di una segretaria devota ed efficiente, alla fine della giornata, per rimettere in ordine. Lo penso, lo dico, e poi, mi avvicino e comincio ad accarezzare il piano della scrivania e vedo che c’è anche una cornice con una mia foto, quella che lei una volta mi ha scattato di sorpresa e che ha fatto stampare sulla maglietta, e mi vengono due lucciconi agli occhi; passo a sfiorare lo schienale della poltrona e lei mi ferma abbracciandomi da dietro, un gesto che le è solito e che mi piace tantissimo.

“Sei sempre con me, amore, e lo sai, e in quella foto sei bellissima, non posso fare a meno di guardarla”. Lei mi parla all’orecchio, poi comincia a baciarmi. Con le mani di lei sulle tette, le labbra che accarezzano la mia pelle alla base del collo, mi sciolgo come sempre: non è solo desiderio, è la gioia di essere desiderata e di poter dare piacere alla persona che amo. Protendo le braccia alle mie spalle e ricambio come posso le carezze sfiorando il culetto di lei, stretto negli eleganti pantaloni di lana sottile, e sono ricambiata: alle labbra ed alla lingua lei sostituisce i denti ed a questo punto mi si piegano le ginocchia.

“Ti tengo io, amore, appoggiati alla scrivania”. Lei continua a stringermi le tette, un po’ più forte, e mi parla all’orecchio, e mi sostiene. Poi le mani di lei mi lasciano e per un attimo mi sento abbandonata, finché non sento di nuovo il tocco che tanto amo: mi sta accarezzando le cosce, fino all’orlo delle calze autoreggenti, e alzando la gonna. Si, è giusto, ed è bellissimo essere accarezzata da lei, quasi allo stesso modo ma nella direzione contraria, mentre sento che mi sta liberando delle mutandine. Poi prende saldamente possesso di me, la mano di lei lungo il solco tra le natiche fino al mio buchetto più stretto, un dito che sfiora le mucose prima di allontanarsi, facendomi di nuovo sentire abbandonata ed inutile. Ma solo per un attimo.

“Sputa, amore, non voglio farti male”. Lei mi sfiora le labbra con una nuova carezza e presenta la mano a coppa: io eseguo e sono ricompensata da una nuova lunga carezza. Lei sa che a me piace anche quando mi sputa addosso, mi fa sentire ancora più posseduta e desiderata, deve aver scelto di fare così per coinvolgermi, ma non ho il tempo per pensarci sopra; perché lei mi prende con due dita nel culo, con la misurata rudezza che tanto mi piace, ed io letteralmente impazzisco. Dura troppo poco, mi agito, mi lamento non certamente per il dolore e finalmente vengo sotto il mio stesso sguardo, fissando la mia foto. Mi sono così agitata da aver buttato in terra buona parte di quello che era sulla scrivania, ed è stato così forte da aver perso il controllo, mi è scappata anche la pipì. Forse ho anche urlato, ma non lo ricordo.

“Amore, adesso dovrai mettere tutto in ordine: ho proprio bisogno di una brava segretaria come te”. Lei me lo dice chinandosi di nuovo fino a parlarmi all’orecchio. Certo che lo farò, non vedo l’ora di essere utile a lei.